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La Regione Lombardia, nelle Faq pubblicate sul sito internet ufficiale, ha chiarito l’interpretazione del Dpcm del 3 novembre in merito alla possibilità di spostamento per chi effettua in modo professionale l’attività di ricerca dei tartufi.

 

“Molti lombardi chiedevano giustamente un chiarimento visto il periodo. – ha dichiarato l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi – In Lombardia l’attività di ricerca dei tartufi svolta in modo professionale da un soggetto in possesso del tesserino valido di abilitazione consente di effettuare spostamenti anche fuori dal proprio comune. Si tratta infatti di una attività assimilabile ad attività lavorativa. È comunque consigliato, per dare evidenza del requisito della professionalità dell’attività, di portare il tesserino, unitamente alla copia del modulo F24 di versamento dell’imposta forfettaria e del certificato di attribuzione della partita IVA o di altro documento idoneo ad attestarne l’attribuzione”.


La Regione Lombardia ha emesso un decreto riguardante l’individuazione dei divieti temporali di utilizzazione agronomica nella stagione autunno vernina 2020/2021. A partire dal 1° novembre 2020 e fino al 28 febbraio 2021 in tutta la Lombardia (Zone vulnerabili e Zone non vulnerabili da nitrati) saranno emessi bollettini a cadenza bisettimanale (lunedì e giovedì) che stabiliranno, per zona pedoclimatica, i giorni nei quali è concesso o è vietato effettuare l’utilizzazione agronomica delle matrici utili alla fertilizzazione delle colture.

“Il settore agricolo – ha dichiarato l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura Fabio Rolfi – vive momenti difficili durante la stagione invernale a causa del cambiamento climatico e dei conseguenti ritardi delle lavorazioni. La Regione Lombardia si baserà su dati scientifici per consentire lo spandimento. Superiamo vincoli anacronistici prevedendo principalmente lo spandimento dei reflui a bollettino agro meteorologico come stabilito nel nuovo piano nitrati regionale, per consentire alle aziende maggiore redditività e sostenibilità ambientale. Il quadro normativo attuale è datato e superato dal clima e dalla tecnologia”.

Il decreto è in linea con il quadro normativo nazionale e comunitario. I giorni di divieto dovranno essere complessivamente 90 come previsto. Di tali giorni di divieto 32 saranno continuativi dal 15 dicembre al 15 gennaio e gli altri 58 saranno definiti con il bollettino nitrati. La motivazione della scelta regionale è stata, in considerazione degli effetti meteorologici dei cambiamenti climatici in atto, di ampliare il numero di giorni di divieto da stabilire con il Bollettino sulla base delle reali condizioni meteorologiche, di praticabilità dei terreni e di qualità dell’aria riducendo il numero di giorni di divieto continuativo incondizionato (in precedenza erano 2 mesi continuativi).

In particolare il bollettino, suddiviso in aree pedoclimatiche, avrà una colorazione dell'area in rosso per il divieto e verde per la possibilità di spandimento. Il bollettino valuterà anche le condizioni della qualità dell'aria: se verranno superati i limiti di PM10, anche se verde, lo spandimento sarà autorizzato, ma solo con utilizzo di iniettori oppure interramento immediato.

“La novità introdotta di limitare il periodo continuativo di blocco a favore dell'autorizzazione a bollettino risponde all'esigenza di valorizzare maggiormente l'utilizzo dei reflui zootecnici quale risorsa attraverso un utilizzo correlato a una valutazione oggettiva delle condizioni di utilizzo, e non esclusivamente burocratica, introducendo maggior flessibilità nella individuazione dei giorni in cui le aziende possono distribuire gli effluenti e riducendo i potenziali impatti ambientali” conclude Rolfi.


“Il Dpcm consente anche nelle cosiddette zone rosse di svolgere attività motoria in prossimità della propria abitazione e l’attività sportiva all’aperto ed in forma individuale. L’attività venatoria potrebbe dunque essere svolta in totale sicurezza e nel pieno rispetto delle restrizioni imposte da Roma. Non si capiscono dunque le diverse interpretazioni date dal Governo ad attività simili tra loro nello svolgimento. Di fatto è stata vietata solo la caccia e senza una reale e plausibile motivazione. Ricordiamo al Governo che l’attività venatoria è utile anche a livello ambientale, visto che consente di contenere la proliferazione della fauna selvatica che tanti danni sta generando sia all’agricoltura che alle persone; il blocco di tutta l’attività venatoria avrà ripercussioni serie nei prossimi anni sul contenimento delle specie invasive, la difesa dell’agricoltura e la sicurezza delle persone. Chiediamo dunque al ministro Bellanova e a tutto l’esecutivo di rivedere l’interpretazione restrittiva in merito alla possibilità di svolgere l’attività venatoria attraverso una Faq o dando chiare indicazioni alle prefetture delle regioni rosse”. Lo hanno detto gli assessori con delega alla Caccia delle Regioni Lombardia e Piemonte, Fabio Rolfi e Marco Protopapa.

“Oggi abbiamo stanziato un altro milione di euro alle comunità montane lombarde per finanziare tutti i progetti riguardanti l’agricoltura in alta quota. I prodotti agroalimentari delle nostre zone montane sono straordinari, conosciuti per la loro qualità e per il forte legame con il territorio. In un periodo come questo è fondamentale promuovere l’agricoltura anche in aree periferiche perché può essere sempre più un volano economico, anche in chiave turistica. I progetti riguardano anche la logistica di questi territori, che troppo spesso rappresenta un ostacolo allo sviluppo”. Lo ha detto l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi Fabio Rolfi presentando il riparto aggiuntivo delle risorse regionali alle comunità montane della Lombardia.

“Avevamo già stanziato 4,7 milioni di euro a giugno più un altro milione e mezzo a novembre 2019. Crediamo molto in questa pratica eroica che caratterizza la Lombardia per la distintività dei prodotti. Gli agricoltori di alta quota con la loro attività rappresentano un presidio ambientale e sociale contro lo spopolamento della montagna e contro incendi e fenomeni di dissesto idrogeologico. Con queste risorse apriamo altri cantieri per la realizzazione di interventi di protezione, conservazione, valorizzazione degli ecosistemi forestali, di tutela della biodiversità e sosteniamo i livelli occupazionali e della qualità della vita nelle aree montane” aggiunge Rolfi.

Le risorse saranno messe a disposizione delle comunità montane per realizzare interventi volti a garantire la gestione sostenibile delle risorse forestali del territorio regionale. Saranno finanziate attività di prevenzione e ripristino delle foreste danneggiate, sistemazioni Idraulico-Forestali, miglioramenti forestali, tagli di esotiche a carattere infestante e la costruzione o manutenzione straordinaria di strade agro-silvo-pastorali.

“Abbiamo investito oltre 20 milioni di euro in due anni tra filiera agricola di montagna e filiera bosco legno. Le zone montane saranno centrali nel prossimo futuro anche in considerazione delle Olimpiadi invernali 2026 e dei flussi turistici che sono cambiati a causa del Covid. Per questo intendiamo studiare linee di intervento dedicate alla montagna anche nel prossimo Piano di sviluppo rurale” ha aggiunto l’assessore.

“Sono risorse reali che arrivano rapidamente per interventi di taglio e asportazione delle piante malate o morte, di lotta diretta agli insetti nocivi, asportazione di piante secche per prevenire incendi, ma anche miglioramenti delle strade di montagna. Abbiamo messo a disposizione risorse aggiuntive perché siamo convinti che il ritorno ambientale ed economico di questi investimenti possa essere massiccio” conclude Rolfi.

I fondi saranno così suddivisi:

Brescia

PARCO ALTO GARDA BRESCIANO 2.880,59€

SEBINO BRESCIANO 27.292,23€

VALCAMONICA 111.993,17€

VALLE SABBIA 61.484,70€

VALLE TROMPIA 46.175,99€

Bergamo

LAGHI BERGAMASCHI 47.743,98€

VALLE BREMBANA 51.825,43€

VALLE IMAGNA 24.013,66€

VALLE SERIANA 79.555,99€

Como

TRIANGOLO LARIANO 20.286,45€

VALLI DEL LARIO E DEL CERESIO 43.629,92€

Lecco

LARIO ORIENTALE - VALLE SAN MARTINO 32.381,40€

VALSASSINA VALVARRONE VAL D'ESINO E RIVIERA 49.687,02€

Pavia

OLTREPO' PAVESE 82.953,67€

Sondrio

VALCHIAVENNA 55.948,17€

VALTELLINA DI MORBEGNO 73.265,03€

VALTELLINA DI SONDRIO 81.281,57€

VALTELLINA DI TIRANO 60.986,38€

Varese

PIAMBELLO 25.737,40€

VALLI DEL VERBANO 20.877,25€

TOTALE 1.000.000 euro


Sottoscriviamo l'appello fatto da Coldiretti al Governo per velocizzare l'emanazione del bando indigenti, dedicato all'acquisto di prodotti agroalimentari italiani per persone in difficoltà". 

Lo ha detto l'assessore regionale lombardo all'Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi, Fabio Rolfi, in merito al decreto del Ministero delle Politiche Agricole, di concerto con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che suddivide lo stanziamento dei fondi dedicati al 'Programma di distribuzione di derrate alimentari alle persone indigenti'.

"I 250 milioni disponibili - ha spiegato - derivano da risorse straordinarie del 'decreto Rilancio', che è stato approvato in via definitiva a luglio".

"Siamo a metà novembre - ha stigmatizzato - e il Governo è ancora nella fase degli annunci. I fondi per aiutare la filiera agroalimentare e le persone in difficoltà servono adesso". 

"La Regione Lombardia - ha ricordato - ha aperto e chiuso in un mese il bando da 20 milioni di euro dedicato alle aziende agricole ed entro fine anno pagheremo i contributi a fondo perduto per ogni singola azienda. Chiediamo anche al Governo di porre le esigenze dei cittadini e degli agricoltori prima delle lentezze burocratiche". 

"Le stime di Coldiretti - ha commentato l'assessore alle Politiche sociali, abitative e Disabilità, Stefano Bolognini - ci preoccupano. E ci amareggia ancora di più l'inerzia del Ministero, soprattutto perché sappiamo che la pandemia non porta solo a problemi di carattere sanitario, ma anche a difficoltà economiche e sociali". 

"Il diritto al cibo e il contrasto allo spreco - ha proseguito l'assessore - sono da sempre temi fondamentali per Regione Lombardia. Dal 2006, infatti, le nostre politiche sono orientate a educare a una maggiore consapevolezza dell'uso delle risorse alimentari".

"Attualmente, per il biennio 2019-2020 - ha detto ancora Bolognini - sono stati stanziati da Regione Lombardia 2,5 milioni di euro (quasi 1 milione in più del precedente Piano d'azione 2017-2018), che sono serviti a finanziare 10 progetti ed Enti, sia a livello regionale, che a livello locale. Stimiamo che, nell'ultimo biennio, queste iniziative abbiano raggiunto più di 230.000 adulti e oltre 114.000 minori, per circa 75.000 famiglie. Inoltre, gli interventi del Piano hanno sostenuto oltre 1.500 strutture assistenziali, come mense, comunità e strutture caritative, coinvolgendo più di 2.500 donatori". 

"La raccolta stimata - ha chiarito - è di oltre 40.000 tonnellate di cibo da grande distribuzione, piccole e medie imprese, produttori artigianali, ristorazione organizzata e raccolte locali". 

"Numeri importanti - ha concluso l'assessore Bolognini - che ci mostrano come l'impegno dei volontari, che non smetteremo mai di ringraziare, e il supporto di Regione Lombardia siano sempre presenti. Ora, però, anche il Governo deve fare la sua parte". (LNews)


 “La proposta del ministro, che prevede più burocrazia e complicazioni per il contenimento del cinghiale, è largamente insufficiente rispetto alle aspettative e alla possibile portata economica e sanitaria della peste suina. La proliferazione dei cinghiali non si risolve fabbricando chilometri di carta con piani su piani, ma semplificando e incentivando gli abbattimenti. Questo è l’unico modo per contenere un problema per le coltivazioni, per la sicurezza delle persone e per gli allevamenti. Gli incidenti stradali aumentano, i morti causati da cinghiali anche e in prospettiva è in pericolo anche la tenuta sanitaria di una filiera portante come quella suinicola, visto che il cinghiale è il principale vettore di peste suina”. Lo ha detto l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi Fabio Rolfi. Stamattina infatti gli assessori all’agricoltura di tutte le regioni italiane hanno incontrato il ministro Bellanova per discutere dello schema di decreto relativo al contenimento della peste suina.

“La proposta del ministro prevede un piano regionale da fare entro 60 giorni. Sarebbe l’ennesimo censimento e l’ennesima produzione di carta che non tiene conto della preesistente programmazione lombarda che, in virtù della legge regionale, sta portando ottimi risultati grazie alla caccia di selezione aperta tutto l’anno. Il governo inoltre con il decreto proposto produce complicazioni obbligando a sottoporre ogni carcassa cacciata a controlli sanitari superflui: la letalità della peste suina infatti è del 100 per cento e quindi sarebbe sufficiente sottoporre a verifiche solo gli animali rinvenuti morti. Il piano nazionale rende impraticabile la caccia perché prevede l’obbligo di portare ogni animale agli istituti Zooprofilattici favorendo anche una migrazione di carcasse da diverse zone d’Italia. In pratica Roma va nella direzione opposta rispetto a quella che porta alla soluzione” aggiunge Rolfi.

“La proposta del ministro Bellanova inoltre non tiene in considerazione la necessità di allargare il periodo di caccia alla braccata, necessaria per aumentare i prelievi, da tre a quattro mesi all’anno, come chiede la Lombardia e nemmeno il riconoscimento del selecontrollore per aiutare le polizie provinciali nel controllo superando l’inadeguatezza della legge 157 a riguardo. Servono concretezza e pragmatismo, non ideologie e passerelle. Il cinghiale è un problema serio e come tale va affrontato” conclude l’assessore lombardo.


“Nelle Faq del dipartimento per lo Sport della Presidenza del Consiglio dei ministri è stato chiarito che la pesca di superficie, sia sotto forma di attività amatoriale che di allenamento, potrà continuare ad essere praticata, in quanto attività che si svolge in forma individuale e all'aperto, fermo restando il rispetto del distanziamento sociale e del divieto di assembramento”. Lo ha detto l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi

Si rappresenta – specifica il sito del dipartimento – inoltre che nelle regioni identificate a massima gravità (cd. rosse), non è previsto lo spostamento da un Comune ad un altro se non per comprovati motivi di lavoro, studio, salute, necessità. Ciò significa che al momento di un controllo durante la fase di spostamento si dovrà provare il possesso di uno dei tre motivi.

“Una interpretazione di buonsenso, che conferma le nostre ragioni, visto che la pesca può essere praticata in totale sicurezza. Ora attendiamo dal ministro dell’Agricoltura Bellanova, alla quale ho scritto proprio questa mattina sul tema, una interpretazione univoca e chiara anche sulla pratica dell’attività venatoria, anch’essa a nostro avviso compatibile con le disposizioni del Dpcm in quanto qualificabile come attività motoria. Inoltre, la caccia è fondamentale per prevenire una proliferazione incontrollata della fauna selvatica, partendo dal cinghiale. Una visione ideologica e restrittiva in questo caso rischia di vanificare il lavoro svolto ed arrecare danni” aggiunge l’assessore.


“Il mondo agricolo lombardo è compatto. Vogliamo anticipare i tempi, perché come sempre intendiamo farci trovare pronti quando sarà il momento delle decisioni. Per ottenere i fondi del Recovery fund è necessario avere progetti concreti, innovativi e soprattutto velocemente attuabili. Punteremo sulla realizzazione di un impianto di polverizzazione di latte o siero a servizio della filiera e della rete di caseifici, per aumentare la capacità di assorbimento della materia prima e rendere il settore più resiliente alle crisi di mercato”. Lo ha detto l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi Fabio Rolfi che stamattina in videoconferenza ha incontrato i rappresentanti del mondo agricolo lombardo per discutere degli interventi da realizzare con le risorse del Recovery Fund.

“L'obiettivo è diversificare gli sbocchi di mercato del comparto lattiero caseario italiano con la produzione di polvere di latte 100% italiana da destinare alla industria alimentare. Con il siero di latte in polvere possiamo anche penetrare mercati ora totalmente in mano ai competitor esteri: prodotti per l'infanzia, settore farmaceutico, nutrizione medica, nutrizione sportiva. Vogliamo guardare al futuro per la redditività delle nostre imprese” sostiene Rolfi.

“Abbiamo concordato sette linee di intervento strategiche: polverizzatore, biogas e biometano, filiera sostenibile bosco-legno-energia, agricoltura 4.0, risanamento dei laghi, interventi per le riserve naturali e miglioramento delle infrastrutture irrigue e di bonifica. È il momento di pensare alla agricoltura del futuro, sempre più green, attenta alla razionalizzazione delle risorse e alla redditività delle aziende, andando incontro alle richieste del mercato e alle esigenze dei consumatori. La Lombardia è pronta” conclude l’assessore. “Le aree di intervento a cui stiamo lavorando mirano a realizzare progetti in grado di rappresentare un rilancio serio di intere filiere, puntando sull’innovazione nelle realtà aziendali. Il tavolo di oggi è servito a condividere metodo di lavoro e obiettivi. La svolta ci sarà solo con la collaborazione di tutti gli attori del comparto agricolo, partendo proprio dal polverizzatore che dovrà coinvolgere tutta la filiera”.


La Regione Lombardia, nell’ambito del Piano di sviluppo rurale, ha stanziato 2 milioni e 980 mila euro per l’avvio di 117 nuove aziende agricole gestite da ragazze e ragazzi con età compresa tra i 18 e i 40 anni. Ne ha dato notizia l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi: “Con queste risorse superiamo i 30 milioni di euro di aiuti in 5 anni, che sono serviti per l’avvio di nuove aziende agricole o per il ricambio generazionale di quelle già esistenti. Con questo riparto diamo 20 mila euro ai giovani agricoltori che operano in zone non svantaggiate e 30 mila a quelli che operano in zone svantaggiate di montagna. Con il prossimo bando alzeremo i contributi da 20.000 € a 40.000 € per i primi e da 30.000 € a 50.000 € per i secondi come da modifica approvata dalla Commissione europea”.

“È necessario sostenere la nuova imprenditorialità nel settore primario. Il periodo Covid ci sta dimostrando come l’agricoltura sia attività imprescindibile per l’uomo, per la società e l’economia. La Lombardia è la prima regione agricola d’Italia e il ricambio generazionale porta nuove idee e nuove tecnologie. Se vogliamo mantenere alta la qualità dei nostri prodotti agroalimentari e renderli sempre più appetibili sui mercati internazionali dobbiamo puntare su innovazione, sostenibilità e capacità comunicative. Per questo dobbiamo promuovere una visione del futuro che veda sempre di più il settore agroalimentare come opportunità professionale di alto livello per i giovani lombardi” ha aggiunto Rolfi.

“Soprattutto in montagna, l’agricoltura rappresenta un presidio sociale contro lo spopolamento, contro l’abbandono dei territori e il dissesto idrogeologico. Anche le grandi filiere delle Dop necessitano di nuove energie e di giovani in grado di garantire materie prime di qualità con una razionalizzazione delle risorse. La Regione vuole giocare la partita, investendo nel futuro per offrire alle aziende agricole maggior competitività e quindi sostenibilità economica” conclude l’assessore.

Bergamo – 27 aziende 750 mila euro

Brescia – 34 aziende 830 mila euro

Como – 9 aziende 260 mila euro

Cremona – 3 aziende 60 mila euro

Lecco – 2 aziende 50 mila euro

Lodi – 2 aziende 40 mila euro

Monza e Brianza – 1 aziende 20 mila euro

Milano – 4 aziende 80 mila euro

Mantova – 9 aziende 180 mila euro

Pavia – 14 aziende 360 mila euro

Sondrio – 10 aziende 300 mila euro

Varese – 2 aziende 50 mila euro


La Regione Lombardia, nell'ambito del Piano di sviluppo rurale, ha destinato 1,5 milioni di euro a 27 imprese agricole lombarde, per l'operazione 'Filiere corte'. Per filiera corta si intende un'aggregazione di imprese agricole che si organizza per vendere direttamente i propri prodotti o che si affida a un unico intermediario per raggiungere il consumatore finale.

PROMUOVIAMO COOPERAZIONE TRA AZIENDE - "Con queste risorse intendiamo promuovere la cooperazione tra aziende al fine di ridurre i passaggi tra produttori e consumatori - ha dichiarato Fabio Rolfi, assessore all'Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia. - Soprattutto in periodo Covid è necessario introdurre tecnologie che facilitino la vendita diretta. Questo consente anche alle imprese di migliorare la programmazione produttiva e la concentrazione dell'offerta e sviluppare modalità di vendita e promozione che favoriscano il contatto diretto con l'acquirente finale. La Lombardia è la prima regione agricola d'Italia ed è per noi fondamentale promuovere in maniera innovativa i nostri prodotti al fine di diffondere la nostra cultura agricola, la sicurezza alimentare che i nostri agricoltori sanno garantire e migliorare la redditività delle aziende".

Sono stati finanziati 14 progetti (14 aziende capofila + 13 partner) volti a: ridurre le fasi di intermediazione commerciale in modo da migliorare la competitività delle imprese agricole nella filiera agroalimentare e collegare maggiormente produttore agricolo e consumatore; ridurre la distanza geografica percorsa dai prodotti agroalimentari e migliorare la sostenibilità ambientale, la sicurezza, la qualità, oltre a promuovere le produzioni locali; orientare le imprese alla domanda del mercato, sviluppando modalità di vendita diretta nuove e diversificate, con lo scopo di aumentare le potenzialità di vendita.

“Il 40% degli italiani acquista già generi agroalimentari direttamente dal produttore locale, scegliendo distintività, territorio, qualità e sicurezza alimentare. E due italiani su tre sono propensi a utilizzare in misura crescente app e siti per l’acquisto online e la consegna a domicilio di questi prodotti. La Regione Lombardia vuole guardare al futuro finanziando anche nuove tecnologie per abbattere le intermediazioni tra produttore e consumatore, come piattaforme online di vendita dei prodotti agricoli. Ridurre le fasi di intermediazione commerciale – ha concluso Rolfi – significa ragionare di filiera per essere più forti sul mercato e razionalizzare le risorse nel modo migliore”.


“In tutta la Lombardia bisognerebbe sospendere le zone a traffico limitato, partendo dalle grandi città come Brescia che non hanno ancora provveduto, per favorire il servizio di asporto e la vendita diretta di ristoranti ed esercizi commerciali. In Lombardia abbiamo oltre 50.000 ristoranti, bar e pizzerie che danno lavoro a decine di migliaia di persone. La chiusura di questi esercizi, imposta dal Dpcm del governo e dall’ordinanza del ministero della Salute, porta un danno economico da 1 miliardo di euro al mese nella nostra regione. Per questo è necessario favorire le poche possibilità che hanno di vendere i propri prodotti, in attesa delle promesse di risarcimenti dei decreti ristoro. Bisogna aiutarli nel loro lavoro, semplificando ed agevolando, nel pieno rispetto delle misure adottate. Le Ztl oggi sono incomprensibili, una vessazione inutile per categorie in seria difficoltà” lo ha detto l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi.

“La chiusura di bar e ristoranti porta gravi danni anche a tutta la filiera agroalimentare. Per questo semplificare le regole e gli spostamenti a chi vuole legittimamente acquistare cibo da asporto può essere una opportunità per tutti: produttori, trasformatori e consumatori” conclude Rolfi.


“Via libera in commissione politiche agricole della conferenza Stato Regioni al decreto che riconosce i risarcimenti per i danni provocati dalla cimice asiatica agli agricoltori italiani. Saranno ripartiti 110 milioni di euro: 4 milioni e 142 mila euro saranno destinati alla Lombardia. Una somma insufficiente rispetto ai 14 milioni di euro di danni del 2019”. È quanto ha annunciato l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Fabio Rolfi.

 

 

“Dopo un anno, arriva la prima boccata d’ossigeno per aziende e filiere profondamente colpite, anche per altre concause, che hanno subito danni ingenti. Ora chiediamo i pagamenti in unica soluzione, non in tre come propone il ministro. La cimice ha compromesso la tenuta reddituale di alcune filiere” ha sostenuto Rolfi. “Soprattutto nel comparto frutticolo, e della pericoltura in particolare modo, la cimice ha fatto danni pesanti che devono essere indennizzati con maggior efficacia e velocità. Come Regione lombardia in tre anni abbiamo dato 12,5 milioni a 409 aziende agricole lombarde per l’installazione di reti anti-insetto in ambito ortofrutticolo e florovivaistico e abbiamo avviato la sperimentazione della vespa samurai come antagonista naturale a questo insetto”.

 

 

“Per il futuro occorre potenziare gli strumenti di difesa e la politica di gestione del rischio per avere strumenti assicurativi più efficaci in grado di sostenere le aziende colpite da fiopatie o insetti alieni. Bisogna aiutare le aziende a difendersi incentivando ove possibile le difese meccaniche da un lato e costruendo una politica assicurativa efficace e adeguata per le imprese” conclude l’assessore.


La Regione Lombardia ha vietato anche per l’anno campagna 2020/2021 l’impiego per uso agronomico dei fanghi da depurazione in 167 Comuni del territorio regionale. Con questo decreto si prevede che l’impiego per uso agronomico dei fanghi sia autorizzato solo sui terreni che non siano localizzati in Comuni in cui la produzione di effluenti da allevamento dovuta al carico zootecnico supera il limite fissato dalla Direttiva nitrati e dalla norma regionale di settore (170 kg N/ha/anno per le zone vulnerabili; 340 kg N/ha/anno per le zone non vulnerabili).

“La Lombardia predilige la materia organica per la concimazione dei campi. Nei comuni dove esistono allevamenti che nel loro complesso producono un quantitativo di effluenti che supera il fabbisogno di azoto delle colture vietiamo l’utilizzo dei fanghi. L’agricoltura lombarda è sempre più green e attenta alla sostenibilità dei cicli produttivi. La Regione vuole difendere una delle pianure più fertili al mondo, che rappresenta un patrimonio inestimabile per la produzione agroalimentare” ha detto l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi. “I fanghi eventualmente devono essere considerati come integrativi e non sostitutivi della materia organica. Il provvedimento è stato preso seguendo parametri oggettivi elaborati in seguito a uno studio scientifico”.

I Comuni nei quali sarà vietato l’impiego dei fanghi di depurazione saranno 167; si tratta di 158 i comuni in Zona Vulnerabile e 9 comuni in Zona non Vulnerabile

In particolare, focalizzando l’analisi sulle Zone Vulnerabili ai Nitrati, tali comuni sono ubicati in gran parte delle aree agricole di pianura delle province di Bergamo e Brescia, nella parte sudoccidentale e nordoccidentale (al confine con la provincia di Brescia) della provincia di Mantova, nel settore settentrionale della provincia di Cremona e in alcuni comuni della provincia di Lodi.

“Questo decreto dimostra come la presenza di allevamenti intensivi sia sostenibile a livello ambientale, nonostante alcune campagne mediatiche condotte in prima serata sulla Tv di Stato” aggiunge Rolfi. “La scelta di prediligere concime naturale sarà sempre più vincente anche sotto il profilo comunicativo. Vogliamo dare ai nostri agricoltori e ai produttori tutti gli elementi per essere competitivi sul mercato, nell’ottica di una ripartenza economica che passerà necessariamente, in Lombardia come in Italia, dall’impulso del settore agroalimentare, una delle colonne portanti della nostra economia”.

I Comuni interessati

Di seguito l’elenco dei Comuni lombardi in cui sarà attivo il divieto, divisi per province:

Bergamo (30 Comuni)

Antegnate

Arzago d’Adda

Barbata

Brignano Gera d’Adda

Calcio

Canonica d’Adda

Caravaggio

Castel Rozzone

Cividate al Piano

Cologno al Serio

Cortenuova

Covo

Credaro

Fontanella

Fornovo San Giovanni

Ghisalba

Isso

Lallio

Martinengo

Morengo

Mornico al Serio

Mozzanica

Osio Sopra

Palosco

Pumenengo

Romano di Lombardia

Telgate

Torre Pallavicina

Treviglio

Zanica

Brescia (59 Comuni)

Acquafredda

Alfianello

Bagnolo Mella

Barbariga

Bedizzole

Berlingo

Borgo San Giacomo

Calcinato

Calvisano

Capriano del Colle

Carpenedolo

Castegnato

Castenedolo

Castrezzato

Chiari

Cigole

Coccaglio

Comezzano – Cizzago

Corzano

Dello

Flero

Gambara

Ghedi

Gottolengo

Isorella

Leno

Lograto

Lonato del Garda

Manerbio

Milzano

Montichiari

Montirone

Nuvolento

Offlaga

Orzinuovi

Orzivecchi

Ospitaletto

Paderno Franciacorta

Pavone del Mella

Pompiano

Poncarale

Pontevico

Pontoglio

Pralboino

Quinzano d’Oglio

Remedello

Roccafranca

Roncadelle

Rovato

Rudiano

San Gervasio Bresciano

San Paolo

San Zeno Naviglio

Seniga

Urago d’Oglio

Verolanuova

Verolavecchia

Villachiara

Visano

Como (2 Comuni)

Bulgarograsso

Novedrate

Cremona (43 Comuni)

Agnadello

Bagnolo Cremasco

Camisano

Capergnanica

Cappella Cantone

Capralba

Casale Cremasco – Vidolasco

Casaletto Ceredano

Casaletto Di Sopra

Casaletto Vaprio

Castel Gabbiano

Castelleone

Chieve

Cremosano

Crotta d’Adda

Cumignano Sul Naviglio

Dovera

Formigara

Gombito

Izano

Malagnino

Monte Cremasco

Moscazzano

Palazzo Pignano

Pandino

Pessina Cremonese

Pieve San Giacomo

Pizzighettone

Quintano

Ricengo

Ripalta Guerina

Rivolta d’Adda

Romanengo

San Bassano

Sergnano

Soncino

Spino d’Adda

Stagno Lombardo

Ticengo

Trescore Cremasco

Trigolo

Vescovato

Lecco (1 comune)

Rogeno

Lodi (8 Comuni)

Abbadia Cerreto

Bertonico

Brembio

Castelgerundo

Corte Palasio

Guardamiglio

Secugnago

Turano Lodigiano

Mantova (16 Comuni)

Bagnolo San Vito

Borgo Virgilio

Canneto sull’Oglio

Casaloldo

Castiglione delle Stiviere

Cavriana

Gazoldo degli Ippoliti

Goito

Gonzaga

Guidizzolo

Marmirolo

Motteggiana

Pegognaga

Piubega

Rodigo

Roverbella

Milano (4 Comuni)

Bellinzago Lombardo

Bresso

Bussero

Sedriano

Monza Brianza (1 comune)

Lesmo

Pavia (1 comune)

Costa De’ Nobili

Varese (3 Comuni)

Arcisate

Besnate

Olgiate Olona.


“Il bonus da 600 milioni di euro per l’acquisto di prodotti alimentari italiani da parte dei ristoratori era un buon intervento, ma in questi ultimi giorni la situazione è cambiata drasticamente. Serve una revisione per slegare questa misura dall’acquisto di prodotti e trasformarla in un aiuto diretto ai ristoratori, dedicando una quota più rilevante per coloro che operano nelle regioni interessate da misure restrittive sugli orari di apertura”. È la proposta lanciata dall’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi Fabio Rolfi in merito alla misura nazionale dedicata alla ristorazione.

“L’attuale formulazione prevede un rimborso parziale per l’acquisto di prodotti agroalimentari e vitivinicoli. Ma adesso la priorità è quella di tenere in vita i ristoranti. Dare respiro a questi imprenditori significa investire sul futuro. Il canale Horeca infatti è una delle valvole di sfogo principali della filiera agricola” aggiunge l’assessore.

“Chiediamo al Mipaaf di investire direttamente sui ristoranti proprio per non togliere sbocchi commerciali agli agricoltori rimodulando una misura già prevista. Dobbiamo dare una vera e moderna visione di filiera” conclude Rolfi. “Il settore della ristorazione dà lavoro a 1,3 milioni di persone in Italia e genera un valore aggiunto per l’economia nazionale di 46 miliardi. In Lombardia ci sono circa 50 mila ristoranti, abbiamo il 15 per cento di bar e ristoranti a livello nazionale e produciamo il 17 per cento del volume d’affari nazionale del settore. Non possiamo penalizzare un settore trainante per la nostra economia”.


“La Regione Lombardia ha messo a disposizione di agriturismi, aziende agricole di produzione florovivaistica e allevamenti di vitelli a carne bianca 20 milioni di euro come parziale ristoro per i danni economici causati dal Covid. Sono arrivate oltre 3 mila domande. Ora inizierà subito la fase di valutazione, con l’obiettivo di pagare entro fine anno. Servono liquidità immediata e burocrazia zero. Ogni azienda riceverà circa 6.500 euro a fondo perduto direttamente sul conto corrente”. Lo ha detto l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi in merito alla chiusura della presentazione delle domande di accesso alla misura 21 del Piano di sviluppo rurale, dedicata ai settori agro-alimentari più colpiti dalla crisi economica causata dal Covid.

“Le nuove misure di chiusura decise arbitrariamente dal governo danneggiano la Lombardia e tutti i settori economici della prima regione agricola d’Italia. Partendo dalla chiusura totale di bar e ristoranti” aggiunge l’assessore. “Vogliamo intervenire con rapidità ed efficacia e abbiamo individuato queste tre filiere come le più colpite dalle difficoltà del momento. La Regione interviene, ora attendiamo anche lo Stato che fino a questo momento si è rivelato completamente assente”.

“Erano 3.900 le aziende potenzialmente interessate. Hanno presentato domanda 3.129. Segno della grande necessità di questi settori e di una comunicazione efficace tra Regione Lombardia, associazioni agricole di categoria e imprese. L’agricoltura deve ragionare di sistema, solo così può affrontare le sfide del futuro. Ora è il momento di pensare alla sopravvivenza delle aziende. La Regione Lombardia c’è” conclude Rolfi.


CARNE, ROLFI: PARLAMENTO EUROPEO COME PONZIO PILATO


"L'Europa ha deciso ancora una volta di piegarsi ad alcune multinazionali, ingannando i consumatori e danneggiando gli allevatori e le aziende agricole italiane ed europee. Il pasticcio colorato di soia non è un hamburger. La carne è carne, i prodotti vegetali sono prodotti vegetali e il cibo da laboratorio è cibo da laboratorio. Non possiamo accettare questa ennesima eurofollia". Lo ha detto l'assessore regionale lombardo all'Agricoltura Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi in merito alla mancata approvazione da parte dell'Europarlamento di alcuni emendamenti finalizzati a limitare l'uso della parola carne ai soli prodotti di origine animale.

"L’atteggiamento pilatesco di Bruxelles è un segnale di debolezza, una rinuncia a difendere il diritto di scelta conpsavole del consumatore e salvaguardare filiere economiche e produttive che con il tema della sostenibilità  hanno da tempo fatto i compiti a casa” ha proseguito Rolfi. “Con la scelta di non decidere in realtà chi regge l’Europa ha decido per l’anarchia, spalancando la porta alla possibilità di utilizzare denominazioni che richiamano la carne (tagliata, hamburger, salame etc.), per prodotti che con la carne non c’entrano nulla” ha sottolineato Rolfi. 
Queste scelte vanno contro natura. Gli allevamenti italiani sono i più controllati d'Europa e sanno offrire una qualità e una sicurezza alimentare dei prodotti senza pari al mondo. Per questo la marmellata di nomi e la mancata chiarezza sugli scaffali dei supermercati danneggiano oltremodo il nostro paese e principalmente la Lombardia che è la prima regione agricola e zootecnica d'Italia, visto che alleviamo il 25% dei bovini italiani, il 40% dei vitelli e il 53% dei suini" conclude Rolfi.

"È assurdo che i bresciani abbiano saputo alle 7 di sera che domani potranno aprire l'attività, portare i propri figli a scuola e spostarsi da un comune all'altro. Forse Conte e Speranza non sanno che qui siamo abituati a lavorare per vivere. I ritardi del governo sono imbarazzanti, così come la scelta di far trapelare ancora una volta le bozze di dpcm e di cartine con ipotetiche zone rosse prima che queste siano state decise, generando confusione e preoccupazione nei cittadini. In Lombardia vivono più di 10 milioni di abitanti, siamo la prima regione italiana e abbiamo sul nostro territorio andamenti differenti anche in termini epidemiologici. Per questo è necessario da parte del governo anche un approccio differenziato nelle decisioni relative alle restrizioni, in base ai dati dei diversi territori". Lo ha detto l'assessore regionale lombardo all'Agricoltura Fabio Rolfi.


“La Regione Lombardia sta lavorando per potenziare la difesa della qualità del miele, la lotta alle contraffazioni e la tutela del consumatore. Vogliamo che la qualità dei nostri prodotti abbia il riconoscimento che merita sul mercato. Dobbiamo comunicare l’enorme differenza che c’è tra il miele del nostro territorio e il miele sintetico cinese”. Lo ha detto l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi che oggi ha incontrato in videoconferenza la presidente di Apilombardia Larissa Meani e il consiglio di presidenza dell’associazione.

“La grande svolta dovrà arrivare con la prossima Pac che dovrà caratterizzarsi soprattutto nelle misure agroambientali come una Pac per gli impollinatori, in grado cioè di sostenere pratiche agricole funzionali e favorevoli all’apicoltura” ha proseguito Rolfi “Ricordo che il 75% del cibo è frutto del loro lavoro di impollinazione e che senza api non avremmo circa il 60% di frutta e verdura, così come migliaia di piante da fiore” aggiunge Rolfi.

“Nei mesi scorsi la Lombardia ha riconosciuto per legge l'apicoltura come attività agricola fondamentale per la conservazione dell'ambiente, necessaria per la conservazione della biodiversità degli ecosistemi e per garantire le produzioni agricole e forestali. Abbiamo siglato un accordo con i produttori per favorire l’utilizzo a scopo produttivo apistico delle aree demaniali gestite da Ersaf. Non sono semplici parole: abbiamo di fatto messo nero su bianco l’impegno verso questa attività. Le imprese lombarde del settore sono 763 su un totale italiano di 5.926. Sono presenti sul nostro territorio regionale circa 160mila alveari e sono operativi 6mila appassionati tra professionisti e hobbisti che devono lottare ogni giorno contro le difficoltà rappresentate dalle malattie delle api e dai cambiamenti climatici” conclude l’assessore.


“Chiediamo all’Europa di definire il budget e le tempistiche per la presentazione del regolamento in merito alle risorse a disposizione degli agricoltori nel biennio 21-22, che sarà il periodo di transizione tra i due piani di sviluppo rurale. La Lombardia vuole calibrare il prima possibile le misure per fronteggiare gli effetti economici del Covid nel settore primario”. Lo ha detto l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura Fabio Rolfi, che oggi è intervenuto durante il comitato di sorveglianza del Piano di sviluppo rurale. “Abbiamo chiuso proprio oggi le domande relative alla misura 21 del Psr, con la quale abbiamo mobilitato 20 milioni di euro grazie all’interlocuzione diretta con l’Europa e all’efficienza della Lombardia. Sono soldi a disposizione delle tre filiere più colpite nella nostra regione: agriturismi, florovivaismi e allevamenti di vitelli. La rimodulazione delle risorse in fase di emergenza fa capire l’importanza di una interlocuzione diretta tra Regione e Comunità europea. Per questo era necessario salvaguardare il ruolo delle Regioni come autorità di gestione e scongiurare la centralizzazione. È una grande vittoria delle Regioni italiane con la Lombardia protagonista che è la prima regione agricola d’Italia” ha aggiunto Rolfi. “Ci aspettano grandi sfide nel breve e nel medio periodo in ambito agricolo: innanzitutto la vicinanza concreta e operativa alla filiera agroalimentare durante questa fase di emergenza e poi quella di immaginare la prossima programmazione alla luce del green deal e della farm to fork in questo periodo di difficoltà. Vogliamo che anche il prossimo Psr consenta alle aziende agricole lombarde di essere vincenti nelle sfide legate all’innovazione e alla sostenibilità ambientale, anche dopo la pandemia. Vogliamo declinare al meglio le sfide ambientali rendendole compatibili con un modello di produzione agricola come quello lombardo, intensivo e rivolto al mercato, che fa della distintività e dell’export i propri punti di forza. L’obiettivo non deve essere quello di smantellare il nostro sistema, ma raggiungere obiettivi migliori a livello di produttività e di sostenibilità ambientale attraverso investimenti in innovazione” ha concluso l’assessore.


“Finalmente è arrivata l’intesa, che stabilisce una cornice certa alla prossima Pac. È un passo importante, arrivato purtroppo in ritardo, ma che era atteso da tempo da tutto il settore. Ora rimangono alcuni nodi da sciogliere nel breve periodo: su tutti quello relativo all’entità dei fondi messi a disposizione per il periodo di transizione 2020-2021 in modo tale da poter garantire misure di sostegno in attesa che nel 2022 entri in esercizio la prossima pac”.  Lo ha detto l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia Fabio Rolfi in merito all'accordo tra i ministri dei Paesi dell’Unione Europea su un approccio condiviso relativo alla futura Politica Agricola Comune.

“È fondamentale ora mettere in sicurezza anche in Italia il ruolo delle Regioni come soggetti che partecipano da protagonisti alla costruzione del nuovo piano strategico nazionale e che dovranno continuare a essere autorità di gestione, con interlocuzione diretta con l’Unione europea sia nella costruzione delle misure che nel sostegno alle aziende agricole del territorio. È importante che l’Italia rinunci a qualsiasi rigurgito centralista anche nel campo della gestione agricola” aggiunge Rolfi.

“Fondamentale sarà poi che lo Stato definisca una modalità italiana di attuazione del Green deal, che dovrà essere basata sulla innovazione. La sostenibilità si realizza con l’innovazione per far coniugare esigenze ambientale e redditività delle aziende. L’Italia deve avere una visione di agricoltura del futuro improntata sulla formazione, sullo sviluppo tecnologico, sulla connettività, sull’incentivo al cambiamento anche organizzativo. Il primo passo sarebbe quello di inserire nelle misure agroambientali proprio gli investimenti sull’innovazione per non far gravare tutti i costi sulle imprese” conclude l’assessore. L’accordo raggiunto dai ministri prevede infatti che il 30% delle spese del II pilastro (Sviluppo Rurale) dovrà essere destinata a misure agro-ambientali, e almeno il 20% delle risorse del I pilastro (pagamenti diretti) dovranno essere allocate a schemi ecologici.


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