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Regione Lombardia, con Emilia Romagna, chiede che sia convocato il tavolo nazionale dedicato alla suinicoltura con l'obiettivo di sottoscrivere un patto di filiera.

"Il settore suinicolo è in grande difficoltà - ha sottolineato l'assessore regionale all'Agricoltura, alimentazione e sistemi verdi Fabio Rolfi - e non può trovarsi in una situazione di grande litigiosità, frammentarietà e senza una visione comune di fronte alla possibilità di intercettare i pochi fondi messi a disposizione dal governo per le filiere in crisi".

Da qui l'appello di Rolfi a sottoscrivere un patto di filiera tra gli attori del comparto per condividere obiettivi a breve e medio periodo, "con l'intento - ha aggiunto l'assessore lombardo - di sostenere il settore ripartendo il valore tra i diversi livelli del comparto. Occorre sostegno al comparto delle cosce marchiate, quindi dei circuiti di qualità, ma di immaginare anche produzioni ulteriori che consentano di ridurre i volumi dei prosciutti mandati a crudo, ragionando sulla smarchiatura a cotto, e di promuovere con la Grande distribuzione organizzata il consumo di carne di suino italiano".

Rolfi ha ribadito, inoltre, che "occorre ragionare anche sul bando indigenti, di cui attendiamo notizie da marzo. Non possiamo attendere il 2021. Il patto di filiera dovrà servire anche a condividere progetti importanti nel medio periodo, in una logica di integrazione e collaborazione, tra cui il rilancio del Sistema di qualità nazionale (Sqn) per valorizzare la carne di suino e dall'altro anche le iniziative legate al benessere animale"
Dalla Lombardia arriva inoltre un appello al consorzio di Parma, affinché dimostri rapidità d'azione a oggi mancata rispetto alla crisi del comparto.

"Sono settimane che abbiamo chiesto - ha detto Rolfi - di decidere sulla deroga del peso dei suini, per cui si rischia di andare fuori dalle regole previste dal disciplinare, in seguito alla contrazione del mercato. Questa lentezza non favorisce i buoni rapporti all'interno della filiera e neanche la redditività delle aziende agricole, oggi particolarmente sotto stress per la situazione complessiva". 


“Dobbiamo ampliare il contenimento del cinghiale che sta distruggendo intere coltivazioni nelle zone pedemontane e non solo. Da Roma abbiamo sentito tante promesse in questi mesi, ma pochi fatti. La Regione Lombardia va nella direzione opposta: zero ideologia e tante azioni concrete per aiutare gli agricoltori colpiti. Nel 2019 in Lombardia abbiamo contato 128 incidenti stradali causati dal cinghiale e la Regione ha rendicontato 600 mila euro di danni causati da questa specie all’agricoltura”. Lo ha detto l’assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia Fabio Rolfi.

“Nella stagione venatoria 2019/2020 in Lombardia sono stati abbattuti 9.200 cinghiali, ben 1.827 in più rispetto alla stagione precedente. Questi sono i numeri che dimostrano come la caccia di selezione sia efficace se sostenuta da norme avanzate e adeguate ai tempi. La caccia di selezione infatti è passata da 2.324 capi a 3.118. I cinghiali stanno mettendo in pericolo l’agricoltura e anche la sicurezza dei cittadini, basti pensare agli incidenti mortali che abbiamo registrato” aggiunge Rolfi. "La caccia di selezione ripartirà a giugno mentre l'attività di contenimento è attiva, di competenza delle Province alle quali anche recentemente abbiamo sollecitato un’azione più incisiva".

“Il lockdown ha favorito la proliferazione della fauna selvatica. Per questo abbiamo ritenuto necessario modificare la legge per concedere la caccia di selezione al cinghiale durante tutto l'anno anche con visore notturno. È una possibilità concessa dalla normativa nazionale che vogliamo sfruttare per tutelare al meglio le aziende agricole e le comunità locali che stanno subendo i danni relativi alla presenza di questo animale. Attendiamo per martedì il via libera definitivo dal Consiglio. È tempo però che anche da Roma, dal ministro dell’agricoltura in primis, arrivino risposte e non solo passerelle su un tema sul quale la politica nazionale non ha il coraggio di prendere responsabilità" conclude.


Totale abbattimenti cinghiali per singola provincia (controllo + caccia di selezione + caccia collettiva) nella stagione venatoria 2019/20

Bergamo 1.181 (l'anno precedente erano 941)
Brescia 1.241 (l'anno precedente erano 614)
Como 2.189 (l'anno precedente erano 1916)
Cremona 119 (l'anno precedente erano 152)
Lecco 306 (l'anno precedente erano 260)
Lodi 4 (l'anno precedente erano 6)
Milano 12 (l'anno precedente erano 8)
Pavia 2332 (l'anno precedente erano 1.973)
Sondrio 362 (l'anno precedente erano 279)
Varese 1452 (l'anno precedente erano 1.222)
Lombardia 9.198 (l'anno precedente erano 7371)


Numero sinistri stradali causati dai cinghiali nel 2019
Bergamo 13
Brescia 7
Como 9
Cremona 5
Lecco 0
Lodi 1
Milano 6
Mantova 0
Pavia 50
Sondrio 2
Varese 35
Totale complessivo Lombardia 128


Danni indennizzati in agricoltura nel 2019
BERGAMO 118.494,72 € 
BRESCIA 50.933,92 € 
COMO 46.006,09 € 
CREMONA 48.429,13 € 
LECCO 72.782,75 € 
LODI 2.233,00 € 
MANTOVA
MILANO 24.901,00 € 
MONZA E BRIANZA
PAVIA 101.010,00 € 
VARESE 73.561,84 € 
Totale complessivo indennizzato 538.352,45 € 


Il consiglio regionale della Lombardia ha approvato martedì la legge di revisione normativa ordinamentale. Tra le norme approvate risulta anche la modifica alla legge regionale 28 riguardante la Riorganizzazione del sistema lombardo di gestione e tutela delle aree regionali protette. La novità introdotta riguarda la “Riserva Naturale Della Rocca, del Sasso e parco lacuale” che passa in completa gestione al Comune di Manerba del Garda.

"Si tratta di una decisione che va nella migliore delle direzioni, assicurando alla nostra comunità la responsabilità di tutelare con la massima cura un patrimonio ambientale e culturale di enorme pregio - ha dichiarato il sindaco di Manerba del Garda Flaviano Mattiotti. - Per la nostra amministrazione era fondamentale garantire che la gestione della Riserva Naturale e del Parco fosse il più possibile vicina alle reali esigenze del territorio, in considerazione della profonda vocazione di salvaguardia della natura che ci caratterizza e per dare un riconoscimento alla ferma volontà dei tanti manerbesi che, nel corso degli anni, hanno operato al fine di poter vedere riconosciuta l'unicità della Rocca di Manerba, uno dei luoghi simbolo più conosciuti e amati della regione gardesana. La gestione diretta da parte del comune sarà inoltre più funzionale al progetto di valorizzazione turistica che Manerba sta attualmente elaborando, con l'obbiettivo di elevare ulteriormente l'attrattività di quella che è una delle mete turistiche più importanti del lago di Garda e della Regione Lombardia. Un particolare ringraziamento all'assessore regionale Fabio Rolfi e al consiglio regionale per l attenzione  verso il nostro territorio".

“Una scelta di buonsenso che va nell’ottica di una autonomia territoriale che ci sta a cuore e di una valorizzazione di una riserva naturale straordinaria come quella della Rocca di Manerba. - ha dichiarato l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi - Abbiamo tenuto conto degli elementi di singolarità floro-faunistica, paesaggistica e archeologica esistenti nella riserva. La gestione completa ed esclusiva da parte del Comune di Manerba del Garda, e non più in maniera integrata con il Parco dell’alto Garda Bresciano, fornisce maggiori garanzie di valorizzazione e promozione dell’area. La Lombardia ha riserve naturalistiche straordinarie. Valorizzarle in maniera adeguata significa dare risposta anche a esigenze di tipo turistico che saranno sempre più stringenti anche a causa degli effetti economici del Covid. Molti Lombardi passeranno le proprie giornate di vacanza in Lombardia e la zona del Garda sarà tra le mete principali” conclude Rolfi.


“Le linee guida delle Regioni sulla riapertura di ristoranti e bar sono di totale buonsenso, perché coniugano esigenze sanitarie ed economiche. La Lombardia si è fatta portavoce di richieste che erano pervenute dalle associazioni di categoria e che sono state accolte dal governo, come quella relativa al distanziamento di un metro tra i clienti. La riapertura del canale Horeca, ossia ristoranti bar e hotel, è un’ottima notizia anche per tutta la filiera agroalimentare perché consente la ripartenza di un canale importante per la valorizzazione dei prodotti agricoli, soprattutto latte, formaggi, prosciutti e vino". Lo ha detto l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi della Regione Lombardia Fabio Rolfi.

“La Lombardia ha 50 mila bar e ristoranti, più del 15% del dato nazionale, che generano un effetto volano su tante altre realtà. Un settore centrale tanto quanto il manifatturiero verso il quale serve la massima attenzione politica anche per il suo impatto sociale e occupazionale” ha proseguito Rolfi.

“Con la chiusura del mondo della ristorazione avevamo registrato cali dei prezzi preoccupanti in settori chiave come suinicoltura e lattiero caseario. Le stime parlano di latte -10% e settore suinicolo -30%. Ora è tempo di promozione e di misure economiche shock. Riaprire non basta perché dovremo fare i conti anche con la nuova normalità e con le paure dei cittadini” aggiunge Rolfi.

“La Regione Lombardia interverrà subito sull’alleanza tra agricoltura e ristorazione. Nei prossimi giorni promuoveremo il bando semplificato #iobevoLombardo con il quale stanzieremo 3 milioni di euro per l’acquisto di vino Lombardo nei ristoranti della nostra regione” conclude l’assessore.


La Lombardia riconosce per legge l'apicoltura come attività agricola fondamentale per la conservazione dell'ambiente, finalizzata a garantire l'impollinazione naturale necessaria per la conservazione della biodiversità degli ecosistemi e per garantire le produzioni agricole e forestali". Lo ha detto l'assessore all'Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia, Fabio Rolfi, in merito alle modifiche normative apportate in materia di apicoltura.

"Da oggi - ha aggiunto l'assessore - diventa anche istituzionale l'impegno a sostenere la salvaguardia delle specie di api autoctone tipiche, il miglioramento delle altre razze allevate, lo sviluppo, la promozione e la valorizzazione dei prodotti dell'apicoltura". "Abbiamo inserito in legge - ha continuato Rolfi - anche l'istituzione del Tavolo apistico regionale, che avevamo già riunito informalmente in un paio di occasioni e che serve per una visione globale del settore. Avevamo preso un impegno e l'abbiamo mantenuto, ora è tempo di ulteriore lavoro perché la raccolta di miele anche quest'anno è sotto la media del 20%".

"Il testo - ha sottolineato l'assessore - è stato arricchito anche da proposte dei consiglieri regionali sull'impegno a promuovere in termini di didattici l'importanza dell'apicoltura e l'impegno a piantumare essenze pro api negli interventi di forestazione".

"Difendere le api - ha spiegato l'assessore - significa difendere l'agricoltura e l'agroalimentare. Il 75% del cibo è frutto del loro lavoro di impollinazione e senza api non avremmo circa il 60% di frutta e verdura, così come migliaia di piante da fiore". "In Lombardia - ha denunciato - importiamo troppo miele: 4.700 tonnellate all'anno per un valore di 15 milioni di euro circa. Soprattutto dai Paesi dell'Est Europa e dalla Cina da cui arriva miele sintetico". "Abbiamo circa il 12% della produzione nazionale - ha concluso l'assessore Rolfi - e intendiamo tutelare i 6.000 apicoltori lombardi che stanno combattendo contro i cambiamenti climatici e contro i prezzi di mercato di prodotti esteri". (LNews)


“Faremo di tutto per garantire il sostegno istituzionale alla candidatura unitaria di Brescia e Bergamo come capitale della cultura 2023. Quando i sindaci formalizzeranno la proposta troveranno interlocutori sia a Milano che a Roma. Solo con unità istituzionale e collaborazione a tutti i livelli si può ottenere il risultato. Questo può essere un segnale di rilancio simbolico e concreto per le due città più colpite dal Covid”. Lo hanno dichiarato l’assessore regionale lombardo Fabio Rolfi e l’onorevole bresciana Simona Bordonali.
 
“Abbiamo già parlato con l’assessore regionale alla Cultura Stefano Bruno Galli e ha condiviso l’iniziativa. Siamo pronti a creare un tavolo istituzionale in Regione che coinvolga tutti gli enti e tutti gli organi istituzionali. Brescia e Bergamo sono realtà culturali straordinarie che meritano di essere valorizzate, al di là di rivalità sportive o divisioni politiche. La candidatura congiunta con Bergamo dà più forza anche a Brescia. I cittadini hanno dimostrato dignità nel dolore, capacità di resistere e voglia di ripartire. La cultura può e deve essere il motore della ripartenza. Bisogna giocare di squadra per portare in Lombardia questo importante riconoscimento. Solo con il sostegno di tutti i livelli istituzionali si potrà ottenere il risultato” concludono Rolfi e Bordonali.

“La Regione Lombardia crede che l’agricoltura sia il motore della ripartenza economica. Abbiamo dato oggi altri 380 mila euro a 65 aziende agricole lombarde. Le risorse totali già stanziate per questa misura ammontano a 1 milione e mezzo proprio nei mesi dell’emergenza Covid. Si tratta di fondi destinati ad abbattere gli interessi delle aziende che hanno chiesto prestiti bancari. Incentiviamo gli investimenti, per rilanciare l’azione degli agricoltori che durante questa emergenza sanitaria non si sono mai fermati, garantendo ai lombardi e agli italiani cibo sicuro sulla tavola”. Lo ha detto l’assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia Fabio Rolfi in merito al decreto relativo alla concessione dei fondi alle aziende agricole lombarde per il credito di funzionamento. Si tratta del quarto finanziamento. Il totale ammonta a 1 milione e 480 mila euro per 245 aziende.

“Abbiamo previsto agevolazioni fino ad arrivare all'abbattimento del 100 per cento del tasso. Le imprese agricole hanno bisogno di liquidità e uno dei metodi più veloci ed efficaci per la Regione è quello di contribuire al pagamento degli interessi sulle operazioni di credito. Ancora una volta interveniamo per aiutare i nostri agricoltori a ripartire - ha concluso Rolfi -. I dettagli della misura sono stati concordati con le associazioni di categoria, con le quali continua una collaborazione proficua e costante, nell’interesse dell'agricoltura lombarda" conclude l’assessore.

Le risorse andranno a 65 aziende agricole lombarde così distribuite.

Bergamo 2 aziende

Brescia 13 aziende

Cremona 12 aziende

Lodi 1 azienda

Mantova 25 aziende

Milano 6 aziende

Pavia 5 aziende

Sondrio 1 azienda


"La ristorazione si conferma un settore strategico e nella fase 2 dell'emergenza coronavirus dovrà essere coinvolta e protagonista partendo anche dalla riscoperta della sua capacità identitaria. Per raccontare un territorio dai suoi piatti e dai suoi vini. Magari con linee guida più chiare. Perché meglio avere poche regole, ma chiare, e un po' di fiducia
agli operatori del settore". Così l'assessore all'Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi di Regione Lombardia, Fabio Rolfi, durante la videodiretta, sulla sua pagina Facebook, con attori del mondo della ristorazione. Al confronto, sul tema 'La Lombardia riparte: i ristoranti sono pronti', che ha affrontato le tematiche della fase 2 del coronavirus per il settore, hanno preso parte Paolo Massobrio, giornalista enogastronomico; Alberto Somaschini, presidente
Unione Cuochi Lombardia; Stefano Cerveni, presidente del
progetto di promozione enogastronomica nel bresciano 'Cibo di
Mezzo' e chef del ristorante 'Due Colombe' e Lino Stoppani,
presidente della Federazione italiana pubblici esercizi (Fipe)
Lombardia. 

"Il settore della ristorazione - ha sottolineato l'assessore -
in Italia, e anche in Lombardia, non è solo strategico per i
numeri. Lo è anche per il peso specifico in Lombardia e nel nord
del Paese dove rappresenta il 45%". "Quindi - ha aggiunto - con
un apporto economico paragonabile a quello del manifatturiero. E
ha una valenza in termini di indotto enorme". 

"Le linee guida dell'Inail - ha detto - così come scritte, non
vanno bene. Un approccio che non mi pare di buon senso. Credo ci
sia ancora tempo per fare altre riflessioni". "Così la pensano
anche gli attori del Patto per lo sviluppo lombardo - ha
aggiunto - che ci hanno trasmesso la necessità di avere altre
misure dal Governo. E noi lo faremo presente". 

"Delivery e asporto - ha sostenuto l'assessore lombardo -
possono essere misure temporanee. Io sono convinto - ha aggiunto
- che il Covid ci lascerà cambiamenti". "Come Regione - ha
ricordato - abbiamo fatto scelta di consentire delivery e
asporto per gli agriturismi anche fuori dal periodo emergenza".
"Ci saranno anche altri cambiamenti - ha detto - e penso alla
prenotazione o ai menu digitali e anche altri accorgimenti che
possono essere introdotti. Ma tutto senza snaturare un elemento
di attrattività territoriale come la nostra ristorazione. Che,
per Regione Lombardia - ha rimarcato - ha sempre avuto, ha e
avrà un ruolo cruciale nel tessuto economico".  
"Bisogna - ha concluso l'assessore Rolfi - anche fidarsi degli
operatori, e vale anche per baristi, parrucchieri ed estetiste.
Servono poche regole e chiare per ripartire. O rischiamo di non
ripartire più". (LNews)


"L'emergenza coronavirus ha messo a dura prova anche il comparto vitivinicolo, per cui abbiamo quasi pronto il bando #iobevolombardo da 3 milioni. Siamo vicini al mondo del vino, una realta' che sa sempre ben raccontare la sua terra e trascinare con se' gli altri prodotti. Per questo, ogni intervento di sostegno al comparto, di semplificazione, di efficientamento, nonche' di reale e pronto sostegno alla liquidita', per Regione Lombardia e' da valutare e da attuare". Lo ha detto l'assessore all'Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi di Regione Lombardia, Fabio Rolfi, in diretta sulla sua pagina Facebook con gli attori del mondo vitivinicolo.

Hanno preso parte Silvano Brescianini, presidente Consorzio Franciacorta; Aldo Rainoldi, presidente Consorzio Valtellina; Marco Maggi, presidente Buttafuoco Storico; Massimiliano Tonelli, direttore editoriale Gambero Rosso e il sommelier Nicola Bonera.

"Come Regione Lombardia - ha ricordato l'assessore Rolfi -
abbiamo gia' il mondo dell'agriturismo lombardo che ha il 100% di
vini lombardi". "Poiche' ritengo importante - ha continuato -
valorizzare i nostri vini, credo che sia importante rafforzare
il rapporto con il canale horeca. Cosi', nei Tavoli del vino
voglio coinvolgere anche i ristoranti". "Proprio come puntiamo a
fare - ha rimarcato - con il bando del vino da 3 milioni per la
meta' di giugno. In cui prevederemo sconti per l'acquisto di vino
lombardo. Con associati interventi di brandizzazione dei locali
con vetrofanie o altri sistemi di riconoscimento per
l'iniziativa #iobevolombardo".

"Enoturismo e turismo enogastronomico - ha affermato l'assessore
- sono importanti". "Ecco - ha continuato - io credo che il
lockdown ci lascera' una maggiore propensione all'acquisto on
line". "E tra i beni acquistabili - ha evidenziato - ci sara'
anche il cibo. Per cui credo che l'abbinamento nella vendita
delivery di cibo e vino sia da studiare. Proprio come ha inteso
fare Regione Lombardia in queste settimane anche con la
nuovissima misura a sostegno della filiera corta". "L'enoturismo
- ha sottolineato - e' una grande opportunita'. E con le vacanze
estive che ci aiuteranno a riscoprire Italia - ha aggiunto -
sara' fondamentale valorizzare anche l'offerta enoturistica.
Perche' il vino meglio di altri realta' sa raccontare la sua terra
e trascinare con se' gli altri prodotti".

"Le misure del Dl Rilancio, che devono essere tradotte nei
decreti attuativi, sono - ha detto l'assessore - decisamente
insufficienti. E sono misure nazionali, non lombarde, ma
cercheremo di poterne disporre per quanto possibile. Con
l'obiettivo di evitare che la vendemmia di agosto-settembre sia
un problema". 

"Il tema della semplificazione - ha spigato Rolfi - e' un
problema che va aggredito, non solo affrontato". "Visto che la
burocrazia ha anche origini europee - ha continuato -
particolare attenzione servira' nella definizione della prossima
Pac. Ma anche nell'Ocm investimenti". "Perche' la semplificazione
- ha sottolineato - e' elemento di competitivita'". 

"Sul fronte liquidita' - ha spiegato l'assessore - Regione
Lombardia ha velocizzato pratiche. E, con Finlombarda, abbiamo
una risposta ad hoc di sostegno al credito per le imprese
agricole". "Data anche l'emergenza - ha annunciato - e il
bisogno di liquidita' delle imprese agricole, il nostro anticipo
Pac di luglio, solitamente del 50 per cento, lo innalzeremo al
70 per cento". "Quello del vino - ha concluso l'assessore Rolfi
- e' uno dei comparti piu' portati all'internazionalizzazione. E i
temi della semplificazione e dell'efficienza, su cui come
Regione siamo da tempo in capo, sono fondamentali per consentire
ai nostri player di competere ad armi pari". (LNews)


“Ci sono tanti cittadini Lombardi in difficoltà che cercano lavoro. Loro sono la nostra priorità. La Regione Lombardia, in collaborazione con i centri per l’impiego, ha avviato il progetto “Io lavoro in agricoltura” con il quale vengono raccolti i curricula delle persone che cercano occupazione e li segnala alle associazioni agricole di categoria. Chiedo ai sindaci una collaborazione fattiva per ampliare la platea e dare lavoro, sia stabile che stagionale, ai disoccupati lombardi e alle persone in difficoltà”. Lo ha detto l’assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia Fabio Rolfi che questa mattina ha scritto ad Anci Lombardia per segnalare l’iniziativa a tutti i Comuni.

“I sindaci hanno a cuore le esigenze occupazioni dei propri concittadini soprattutto in questo momento di incertezza e di difficoltà economica. Il lavoro in agricoltura rappresenta una opportunità per il futuro di molti giovani, sempre più attenti al settore, e di persone che si ritrovano senza occupazione anche in età più avanzata. Serve manodopera sia qualificata per una occupazione fissa che stagionale. Grazie a questo progetto, avviato pochi giorni fa, abbiamo già segnalato centinaia di posizioni e di candidature” conclude l’assessore.


"Chi critica da mesi la Regione Lombardia ha dimostrato di non saper gestire nemmeno una piazza. La responsabilità di quanto accaduto venerdì sera in piazzale Arnaldo è del Comune di Brescia e non degli esercenti. Chi gestisce un locale non deve fare il poliziotto e soprattutto non deve essere costretto a subire gli effetti dell'incapacità gestionale dell'amministrazione comunale". Lo ha detto l'assessore regionale lombardo Fabio Rolfi, ex vicesindaco di Brescia, in merito a quanto accaduto venerdì in piazzale Arnaldo.

"Bastava contingentare gli accessi, come succede per i mercati, garantendo la presenza della polizia locale per evitare assembramenti nei punti di ingresso della piazza. Gli esercenti sono stati colpiti duramente da questi mesi di lockdown e non possono anche subire ulteriori costi e limitazioni sugli orari. Ancora una volta chi gestisce il Comune di Brescia ha dato una cattiva immagine della città a livello nazionale e ha dimostrato la propria ideologia anti impresa punendo i gestori dei locali. Meno comparsate in prima serata da Fazio e più transenne e agenti di Polizia Locale nelle piazze” conclude Rolfi.


 “La regolarizzazione degli immigrati è inutile per l’agricoltura lombarda. Basta con la strumentalizzazione ideologica di un comparto vitale come quello agricolo. Dal ministro ci aspettiamo fondi e semplificazione. L’approvazione del decreto aprile, poi diventato decreto maggio e poi diventato decreto rilancio, doveva essere l’occasione giusta per dare soldi veri alle aziende del settore primario e invece cercando “agricoltura” si trova solo la misura per regolarizzare gli immigrati”. Lo ha detto l’assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia Fabio Rolfi in merito al dl rilancio.
 
“Il lavoro regolare e pagato adeguatamente deve essere dato prioritariamente a disoccupati e ai beneficiari del reddito di cittadinanza. È la storia di questi giorni a confermarlo: siamo all’inizio di una crisi economica che getta nell’incertezza milioni di famiglie. Anche in agricoltura, chi cerca manodopera la trova. Il settore ha bisogno di concretezza e non di ideologia, lo hanno confermato anche le associazioni di categoria. Bisogna reintrodurre i voucher per far emergere il lavoro nero e bisogna usare le forbici contro la burocrazia. Ci sono intere filiere che attendono risposte: florovivaismo, agriturismi, suinicoltura, lattiero-caseario. Al momento da Roma è arrivato praticamente zero, ora il tempo dell’attesa è terminato” conclude Rolfi.

“I pescatori professionisti e le imprese acquicole dei laghi lombardi versano in condizioni di difficoltà. Se non interveniamo subito molti non riusciranno a riprendere l’attività. Ho chiesto al ministro di attivarsi al fine di sfruttare la flessibilità concessa dall’Europa sulla destinazione dei fondi Feamp”. Lo ha detto l’assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia Fabio Rolfi che questa mattina ha scritto una lettera ufficiale indirizzata al ministro delle Politiche Agricole, Teresa Bellanova.

La recente adozione dei Regolamenti 460/2020 e 560/2020, volti a contenere le conseguenze economiche negative dell’emergenza COVID 19, ha infatti introdotto importanti novità rivolte al settore della pesca professionale anche delle acque interne. Le nuove norme europee intervengono sulla programmazione FEAMP consentendo di eliminare i vincoli di destinazione delle risorse e quindi una maggior flessibilità nel loro utilizzo, introducono contributo di fermo pesca, tradizionalmente riservato solo a chi opera in mare, anche per la pesca professionale nelle acque interne, autorizzano l’assicurazione degli stock acquicoli e le compensazioni alle perdite per mancata produzione per crisi sanitaria alle imprese acquicole e alle imprese di trasformazione.

“Le risorse a oggi non impegnate potranno essere ridestinate dagli Stati membri in funzione delle esigenze connesse ai gravi danni causati dalla sospensione delle attività dei pescatori professionisti e delle loro imprese, comprese quelle del settore dell’acquacoltura. Una speranza per il mondo piscatorio. Chiediamo dunque interventi immediati da parte del Ministero per attivare le procedure delle nuove previsioni regolamentari e i meccanismi di modifica dei PO FEAMP, al fine di indirizzare le risorse sulle nuove misure di sostegno ai pescatori professionisti e alle imprese acquicole che non hanno potuto svolgere la loro attività per il tempo del lockdown” aggiunge l’assessore. “Auspico la rapida adozione di un Decreto Ministeriale, d’intesa con la Conferenza Stato Regioni, nel quale vengano stabilite le modalità, i tempi e le risorse che consentano all’Autorità di Gestione nazionale del FEAMP, in stretta collaborazione con gli Organismi Intermedi presso le singole Regioni, di attivare aiuti e sostegni per i nostri pescatori”.

"La Lombardia può contare su 180 pescatori professionisti, 60 imprese del settore acquacoltura con circa 600 addetti e una produzione pari al 10% del dato nazionale. Sono produzioni sostenibili, di alta qualità e apprezzate a livello internazionale. La pesca, che è una attività che ha importanti connessioni con la gastronomia e il turismo, ha una grande valenza tradizionale ed ambientale da salvaguardare" conclude Rolfi.


“Dopo l’appello della Regione a utilizzare materie prime locali le importazioni dall’estero di carne e latte in Lombardia sono diminuite. Sono tuttavia numeri che non possono ancora lasciarci soddisfatti. È necessaria una grossa campagna di sensibilizzazione sul tema. La Regione vuole giocare la partita coinvolgendo anche la grande distribuzione e l’industria, ragionando di filiera. Gli effetti economici del coronavirus si stanno facendo sentire pesantemente sugli allevatori lombardi. Vogliamo essere al loro fianco, non solo con misure economiche ma soprattutto dando ossigeno ai consumi di materie prime locali”. Lo ha detto l’assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia Fabio Rolfi comunicando i dati sulle importazioni di carne e latte in Lombardia.

Nella nostra regione nel mese di aprile sono state importate 48.000 tonnellate di latticini contro le 52.000 del mese di marzo. Le prime voci riguardano lo yogurt (12.000 tonnellate, a marzo erano 14.900), il latte liquido pastorizzato (14.800 tonnellate) e il latte liquido crudo (7.400 tonnellate). Per quanto riguarda le carni, le importazioni in Lombardia sono passate dalle 19.900 tonnellate del mese di marzo alle 17.700 del mese di aprile. Le voci principali riguardano le carni suine (7.800 tonnellate) e quelle bovine (6.000 tonnellate). “Considerando Il grave stato di crisi delle aziende del settore, ad esempio del circuito del suino dop, le importazioni seppure in calo sono ancora a un livello difficilmente accettabile”.


“Le importazioni di latte e carne sono calate del 9% circa in un mese. Non basta. Anche perché la discesa è legata anche alla chiusura di alcuni canali commerciali. Stiamo lavorando con l'industria e con la grande distribuzione per una solidarietà di filiera in un momento così complicato. Soprattutto nel futuro post Covid necessario lavorare con accordi di filiera, che saranno sempre più incentivati anche nell’ambito dei fondi psr” ha proseguito Rolfi .” Dal governo non arrivano fondi, in Europa regna l’incertezza, il canale horeca è ancora chiuso. Rischiamo una flessione strutturale dei consumi che pagheranno tutti gli attori e non possiamo permettercelo” aggiunge l’assessore lombardo.

“Il settore primario è uno dei pilastri dell’economia lombarda. Il valore della produzione agro-industriale regionale è di 13,5 miliardi di euro e prima del coronovirus cresceva del 2% all’anno. – conclude l’assessore – Considerando anche i margini di commercio e trasporto rappresenta il 10,7% del Pil lombardo. Abbiamo 56.000 strutture produttive che coinvolgono circa 233.000 lavoratori. Vogliamo valorizzare ciò che viene prodotto nel nostro territorio, anche perché l’agroalimentare lombardo è simbolo mondiale di qualità e di sicurezza alimentare”.


“Abbiamo stanziato 1,6 milioni di euro per progetti di cooperazione interterritoriale in ambito agricolo. Con i gruppi di azione locale abbiamo avviato un ottimo lavoro in questi due anni, sbloccando le risorse a loro destinate e pubblicando diverse misure fondamentali per realizzare interventi utili allo sviluppo agricolo dei territori in chiave turistica, ambientale e infrastrutturale soprattutto per le aree marginali”. Lo ha detto l’assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia Fabio Rolfi. Nell’ambito del Piano di Sviluppo rurale la Regione ha stanziato 1 milione e 620 mila euro per 5 progetti.

L’obiettivo del bando era quello di stimolare la cooperazione tra Gruppi di Azione locale (GAL) e rafforzare la capacità progettuali e gestionali dei partenariati locali, attraverso la realizzazione di progetti che valorizzano gli aspetti e i temi locali.

“Alcune questioni di sviluppo territoriale non si limitano ai confini provinciali, ma sono più di ampio raggio. Penso ai temi della montagna, della sostenibilità dei processi produttivi e del contrasto ai cambiamenti climatici” aggiunge l’assessore.

L’obiettivo del progetto di cooperazione deve essere perseguito attraverso interventi che prevedono la realizzazione di un’azione comune e di specifiche azioni locali realizzate dai singoli partner sul loro territorio. Le attività devono essere legate ad obiettivi pertinenti con la strategia promossa dai Piani di Sviluppo locale dei GAL che partecipano al progetto di cooperazione.

 

Progetto Autovalutazione Plus (Gal dei Colli di Bergamo e del Canto Alto - Gal Valle Seriana e dei Laghi bergamaschi - Gal Gardavalsabbia 2020 Gal Oltrepo’ Pavese) € 271.700,00

Progetto CLIMACTIVE 2050 (Cambiamento climatico e servizi ecosistemici nelle aree rurali di Lombardia)
Gal Oglio Po Capofila ,Gal Valtellina, Gal Valle Brembana 2020 Partner, Gal dei Colli di Bergamo e del Canto Alto) 393.000 euro

P-ART (Una pietra sopra l’altra: un’arte da custodire) Gal Valle Brembana 2020, Gal Valtellina: valle dei sapori 2014-2020, Gal Quattro Parchi Lecco e Brianza € 380.000,00

UNA MONTAGNA DI BOTTEGHE Gal Gardavalsabbia 2020, Gal Valle Brembana 2020, Gal Valle Seriana e dei Laghi bergamaschi 312.000,00

W.E.A.L. Wellbeing and Ecosystem service for Agriculture in Lombardy
Gal Garda e Colli mantovani, Gal Terre del Po Partner, Gal Risorsa Lomellina € 265.000,00


“La suinicoltura è uno dei settori più colpiti dagli effetti economici del Covid. Le quotazioni del suino italiano Dop sono ampiamente sotto i costi di produzione. La Lombardia è la prima regione italiana per numero di suini allevati. Chiediamo al governo risposte rapide e fondi specifici per il settore”. Lo ha detto l’assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia Fabio Rolfi in merito alla crisi del settore suinicolo.

“Serve un vertice urgente tra governo e Regioni per impegnare immediatamente i 2 milioni di euro stanziati nel decreto del 7 aprile sul fondo suinicolo nazionale. Risorse di bilancio del 2019 e 2020 disponibili con enorme ritardo a causa dei rallentamenti del governo per approvare il provvedimento. Si tratta di fondi dedicati alla promozione e alla valorizzazione dei prodotti suinicoli, in particolare dei prosciutti Dop, sia sul mercato interno che all’estero. Occorre inoltre dedicare al comparto stanziamenti specifici derivanti dal fondo destinato alle filiere in crisi che dovrebbe trovare allocazione nell’atteso decreto rilancio” aggiunge Rolfi.

“Abbiamo inoltrato molte proposte al governo. A distanza di un mese attendiamo ancora i riscontri: servono una deroga sui disciplinari per quanto riguarda il peso dei suini e risorse aggiuntive per la riconversione di prodotto marchiato a prodotto smarchiato o a cotto per alleggerire l'eccesso di produzione che non trova collocazione a causa della chiusura del settore alberghiero e della ristorazione.
Se non ci sono investimenti, rischiamo il tracollo di una filiera strategica per il Made in Italy. Faccio un appello anche all’intero comparto, affinché si superino le divisioni e si lavori di squadra per garantire il rilancio della suinicoltura italiana” conclude Rolfi.

Il numero dei suini allevati in Lombardia:

Bergamo 297.011
Brescia 1.356.038
Como 2.148
Cremona 969.149
Lecco 4.269
Lodi 356.688
Mantova 1.190.459
Milano 77.929
Monza e Brianza 3.504
Pavia 233.078
Sondrio 1.834
Varese 1.018

TOTALE Lombardia 4.493.125 (52,9% del totale nazionale)


"Il florovivaismo italiano ha subito danni per 800 milioni di euro a causa degli effetti del Covid. È un settore che proprio nei mesi di marzo e aprile concentra la maggior parte della produzione annuale. Quindi più di altri ha bisogno di interventi veloci da parte dello Stato". Lo ha detto l'assessore regionale all'Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi, Fabio Rolfi, che oggi è stato ad Ambivere (Bergamo) all'azienda florovivaistica 'Franco Locatelli' insieme al presidente di Coldiretti Bergamo, Alberto Brivio, e alla presidente di Assofloro Lombardia, Nada Forbici.

 

"Siamo venuti in un'azienda - ha sottolineato l'assessore - che anche in un momento di difficoltà ha deciso di assumere alcuni lavoratori Lombardi rimasti senza occupazione a causa dell'emergenza Covid. L'agricoltura in generale ha bisogno di manodopera e l'impegno della Regione Lombardia è quello di mettere in relazione domanda e offerta". "Con il progetto 'Io lavoro in agricoltura' - ha aggiunto - stiamo raccogliendo centinaia di curricula da segnalare alle associazioni di categoria".

 

"Il florovivaismo in Lombardia - ha spiegato - conta 7.000 aziende, il 12% del dato nazionale. È un settore dinamico formato da imprenditori che in questi anni più di altri hanno dovuto sostenere investimenti corposi per essere in linea con normative europee spesso troppo stringenti". "È una filiera - ha concluso l'assessore - nella quale l'Italia si distingue nel mondo per qualità, biodiversità e varietà di produzione".

Di seguito le imprese florovivaistiche suddivise per provincia:

Bergamo 816
Brescia 930
Como 549
Cremona 120
Lecco 460
Lodi 125
Mantova 418
Milano 1.107
Monza e Brianza 545
Pavia 336
Sondrio 125
Varese 957
Totale Lombardia 7.006 aziende. (LNews)

gus


“L’indice di pressione serviva per le discariche e lo abbiamo fatto. Fare una misura simile per gli allevamenti non serve. Chi fa questi paragoni ha una visione ideologica punitiva nei confronti della zootecnia e delle imprese”. Lo ha detto l’assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia Fabio Rolfi in merito alla proposta avanzata da alcune associazioni ambientaliste lombarde, in particolar modo bresciane.

“La visione di alcuni ambientalisti è estremista ed ideologica: vogliono equiparare gli allevamenti alle discariche, dimostrando pregiudizi infondati nei confronti di aziende agricole che sono rispettose delle normative e dei controlli pressanti che già ci sono. Gli allevamenti seguono i più alti standard di compatibilità ambientale a livello europeo e non solo” aggiunge l’assessore.

“Esiste già un limite all’ampliamento di queste attività, sia nei Pgt dei comuni che nel Piano di Utilizzazione Agronomica che prevede limiti nella quantità di azoto per ettaro di 170 unità nelle aree vulnerabili e 340 in quelle non vulnerabili e che è di fatto un tetto massimo al numero di capi. Nelle Autorizzazioni integrate ambientali esistono normative che limitano l’espansione o l’insediamento di grandi attività zootecniche. Non servono dunque ulteriori appesantimenti che rischierebbero solo di ostacolare attività economiche che sono alla base del sistema produttivo lombardo. Bisogna smettere di additare la zootecnia come fonte di inquinamento principale del suolo e dell’aria perché sono i dati a dimostrare il contrario. La sfida del futuro sotto il profilo della sostenibilità ambientale, anche nell’interesse degli allevatori, è quella dell’innovazione tecnologica. Nel campo della gestione degli effluenti si traduce in una capillare diffusione degli impianti di iniezione nel suolo per gestire la materia organica azzerando le emissioni. Questa è la politica che sta seguendo la Regione Lombardia con bandi e incentivi e che rafforzeremo con la prossima programmazione. Siamo convinti che la tradizione agrozootecnica bresciana e lombarda sia un punto di forza da valorizzare e sostenere e non certo un problema da criminalizzare” conclude Rolfi.


“Il comparto vitivinicolo ha bisogno di un intervento deciso da parte del governo. Stiamo parlando di un settore praticamente fermo da marzo a causa della chiusura del canale horeca, ossia ristoranti, bar e hotel. Le proposte del governo sono economicamente irrisorie, soprattutto per quanto riguarda la distillazione alcolica: un investimento da meno di 50 milioni per tutto il comparto italiano è totalmente inadeguato alle necessità”. Lo ha detto l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi.

“Il settore ha una forte inclinazione all’export e un eccesso di offerta rischia di compromettere il valore di bottiglie conosciute e apprezzate in tutto il mondo. È fondamentale intervenire in maniera decisa con maggiori risorse per finanziare la distillazione alcolica e la compensazione della riduzione delle rese su cui il decreto rilancio prevede solo 100 milioni. In più lungaggini e ritardi burocratici rischiano di far perdere di efficacia la misura. Quindi la Lombardia ha un giudizio totalmente negativo di quanto fatto dal governo per il settore vitivinicolo ed è una posizione che porteremo anche in sede di conferenza Stato Regioni. Il governo deve trovare più risorse per il vino” aggiunge Rolfi.

 

“Bene ha fatto il mondo del vino a sollecitare la politica nazionale sul tema dell’ocm chiedendo sia oggetto di discussione della prossima Conferenza Stato Regioni. Da tempo si attende una risposta sulla possibilità di utilizzare l’ocm: una attesa che testimonia ancora una volta la scarsa incisività della commissione politiche agricole, retta dal presidente Emiliano, rispetto alle necessità e alle istanze del comparto agricolo italiano” conclude l’assessore lombardo


“Le aziende agricole non hanno bisogno di una maxi sanatoria di immigrati irregolari. Invito il ministro Bellanova a venire in Lombardia, prima regione agricola d’Italia, per capire se la priorità è la regolarizzazione di centinaia di migliaia di extracomunitari o avere un aiuto concreto da parte del governo. In questi mesi non abbiamo visto stanziare da Roma risorse aggiuntive per l’agricoltura, forse ci si dovrebbe concentrare di più su quello che su battaglie ideologiche per dare visibilità ai singoli partiti”. Lo ha detto l’assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia Fabio Rolfi in merito alla proposta del governo di regolarizzare 600 mila immigrati irregolari.

“Il lavoro nei campi è cosa seria non una boutade da campagna elettorale. Le aziende agricole non sono campi profughi. Servono paghe giuste e contratti regolari, ma dando lavoro prima ai disoccupati e a chi percepisce il reddito di cittadinanza. L’agricoltura ha bisogno di semplificazione e su questo i voucher sono lo strumento più adeguato. Chi dice il contrario per motivi ideologici fa il male dell’agricoltura” conclude l’assessore.


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