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“La Regione Lombardia ha pronto un piano di intervento per riqualificare e rendere operativi i frantoi pubblici del Sebino. Il documento è concordato con la comunità montana del Sebino. Ringrazio il presidente Marco Ghitti per l’operatività e la collaborazione”. Lo ha detto l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi Fabio Rolfi che questa mattina a Marone e Sale Marasino (BS), nell’ambito dell’iniziativa #100aziendein100giorni, ha incontrato i produttori d’olio del Lago d’Iseo. “Lo scorso anno la produzione di olive in questa zona si è completamente azzerata. Per rilanciare la produzione, quest’anno la Regione Lombardia mette a disposizione dei produttori 60 mila euro per assistenza di carattere tecnico. I problemi sono molti: fitopatie, cambiamenti climatici, cascola, insetti come cimice asiatica e mosca dell’olivo. L’assistenza ai produttori sarà fornita dall’associazione interprovinciale dei produttori olivicoli Lombardi” aggiunge Rolfi. “Abbinare il nostro olio al territorio dei laghi è un'opportunità anche sotto il profilo turistico. Il settore dell'olio in Lombardia è sempre più legato ai giovani, all'innovazione e a operazioni di marketing territoriale vincenti. Consente inoltre di recuperare alcune zone pedecollinari altrimenti poco sfruttate sotto il profilo agricolo e quindi di prevenire problemi idrogeologici. Dobbiamo superare il disastro economico dello scorso anno e la Regione è disposta a intervenire per difendere un settore altamente distintivo".


“Complimenti al cremonese Antonio Auricchio, eletto presidente del consorzio di tutela del Gorgonzola. Per la sua battaglia contro l’agropirateria e in difesa dei prodotti Made in Italy troverà sempre in Regione Lombardia un alleato determinato e concreto. Le grandi Dop italiane sono fondamentali per mantenere un prezzo adeguato del latte e sostenere quindi tutta la filiera del lattiero caseario. Troppo spesso in passato il sistema agroalimentare italiano si è occupato molto di produrre e poco di difendere e promuovere la qualità dei propri prodotti. Ora la territorialità, la distintivitá e la sicurezza alimentare sono sempre più centrali nelle scelte dei consumatori. Dobbiamo puntare su questi aspetti per essere vincenti sui mercati”. Lo ha detto l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi Fabio Rolfi in merito all’elezione di Antonio Auricchio come presidente del Consorzio per la Tutela del Formaggio Gorgonzola Dop.


La Regione Lombardia ha approvato questo pomeriggio la delibera riguardante le soglie di attivazione per l’autorizzazione di deroghe temporanee agli obblighi di rilascio del deflusso minimo vitale. Fino a oggi ogni singola richiesta di deroga all’obbligo di rilascio doveva essere discussa in sede di Osservatorio Permanente sugli Usi dell'Acqua nel Distretto Idrografico del Fiume Po, subordinatamente alla dichiarazione dello stato di severità idrica almeno media. Per rendere più veloce e mirata l’azione della Regione, sollevandola dall’obbligo di passare attraverso l’Osservatorio per ogni richiesta di deroga, è stata prevista la possibilità di definire autonomamente le soglie di severità idrica per i sottobacini di interesse regionale, stabilite proprio nel documento approvato oggi.

“È il risultato di un importante lavoro di squadra. Ringrazio l’assessore Massimo Sertori per la collaborazione. Già nei mesi scorsi avevamo paventato il bisogno di istituire procedure semplificate per la concessione della deroga. Quando si presenta il problema della carenza idrica per gli agricoltori la Regione ha la necessità di intervenire con urgenza e purtroppo la normativa statale ed europea sul deflusso minimo vitale è troppo rigida e ha reso difficile negli anni l'applicazione di deroghe anche in situazioni di evidente difficoltà. Questo ha messo molte aziende agricole nella condizione di non avere acqua con i tempi giusti, obbligandole a un calo della produzione sia in termini qualitativi che quantitativi. L’intervento di oggi pone fine a un percorso burocratico farraginoso. Acqua con i modi e con i tempi giusti per gli agricoltori, rispettando le esigenze ambientali dell’ecosistema” ha dichiarato l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi presentando i contenuti della delibera.

Con il provvedimento viene definita la metodologia per l’individuazione dei diversi scenari di severità idrica che si basa sul confronto, per ogni sottobacino di interesse regionale, tra le disponibilità delle riserve idriche e le medie storiche di riferimento. In particolare, la delibera individua i seguenti scenari di severità idrica:
- scenario non critico: disponibilità delle riserve idriche uguale o superiore alla media della serie storica di riferimento;
- scenario di severità idrica bassa: disponibilità delle riserve idriche inferiore alla media della serie storica di riferimento, con deficit inferiore o uguale al 30%;
- scenario di severità idrica media: disponibilità delle riserve idriche inferiore alla media della serie storica di riferimento, con deficit maggiore al 30%;

In presenza di uno scenario di severità idrica media o superiore in uno specifico sottobacino di interesse regionale, i titolari delle utenze di derivazione di acqua superficiale ad uso irriguo possono presentare all’Autorità concedente domanda di deroga al valore di DMV/Deflusso Ecologico che potrà essere autorizzata previa verifica e valutazione delle condizioni specificate nelle Norme Tecniche di attuazione del Piano di Tutela delle Acque.


“Il decreto che introduce l’indicazione obbligatoria della provenienza per le carni suine trasformate è stato confermato dalla Commissione europea che non ha opposto resistenza. Una vittoria per Brescia, prima provincia suinicola d’Italia, e per l’intera Lombardia, dove viene allevato il 53% dei maiali a livello nazionale, ma soprattutto per i consumatori che sempre più chiedono carne certificata Made in Italy e che hanno diritto a conoscere l’origine di ciò che consumano”. Lo ha detto l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi Fabio Rolfi in merito all’introduzione dell’obbligo di indicare l’origine delle carni suine trasformate.
 
Il testo prevede che i produttori indichino in maniera leggibile sulle etichette le seguenti informazioni:
– Paese di nascita: (nome del Paese di nascita degli animali);
– Paese di allevamento: (nome del Paese di allevamento degli animali);
– Paese di macellazione: (nome del Paese in cui sono stati macellati gli animali).
 
“Ora il decreto deve essere pubblicato in Gazzetta ufficiale e mi auguro che avvenga tutto in tempi rapidi. La dicitura ‘100% italiano’ sarà utilizzabile solo per carni provenienti da suini nati, allevati, macellati e trasformati in Italia. Altrimenti sarà indicata la dicitura “provenienza UE” o “provenienza EXTRA UE”. La trasparenza è fondamentale per tutelare consumatori e allevatori. Siamo la prima regione suinicola d’Italia. Ora è necessario estendere l’obbligo di etichettatura d’origine anche agli altri comparti. Gli allevamenti italiani sono i più controllati d’Europa. La sicurezza alimentare che sappiamo garantire va valorizzata e comunicata“ conclude Rolfi.
 
Brescia si conferma la prima provincia suinicola d’Italia con 1,4 milioni di suini allevati. Il totale lombardo ammonta a 4,5 milioni di capi, il 53% del totale nazionale.

“Sbagliata e ingiusta l’esclusione di tutto il comparto dell’ortofrutta dal provvedimento di riduzione del costo del lavoro, che prevede lo stanziamento di 426 milioni di euro per esoneri contributivi previdenziali e assistenziali. Una scelta inaccettabile, visto che sono state inserite pressoché tutte le filiere del settore primario, alcune con incidenza economica decisamente minore rispetto all’ortofrutta. L’Italia è leader in Europa in questo settore con una produzione di 24 milioni di tonnellate all’anno per un valore di 13,5 miliardi di euro, di cui 700 milioni in Lombardia. Siamo di fronte all’ennesimo grave errore da parte del Governo in ambito agricolo”. Lo ha detto l’assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia Fabio Rolfi in merito alle misure per l’agricoltura contenute del Dl Rilancio.

“Scriverò al ministro Bellanova per chiedere una riflessione aggiuntiva in vista del passaggio del provvedimento al senato. Stiamo parlando di un settore che eccelle per sostenibilità ambientale e per innovazione e che deve fare i conti con una crescita esponenziale dei competitor esteri. Non dimentichiamo che l’ortofrutta sarà la filiera più colpita dalla plastic tax, che al momento è stata solo rinviata a gennaio 2021 e non eliminata completamente, e che obbligherà i produttori a pagare un aumento di 45 centesimi al chilogrammo. Condivido dunque la preoccupazione degli imprenditori e assicuro massimo impegno istituzionale” aggiunge Rolfi.

“Durante il lockdown per garantire che i prodotti arrivassero sulle tavole degli italiani, le imprese dell'ortofrutta hanno eseguito interventi sulle linee di produzione con un aggravio dei costi fino al 30%. I consumi sono in diminuzione già da giugno e quindi non si capisce questa scelta del governo. Il settore sta affrontando diverse problematiche: calo della superficie, insetti alieni, cambiamenti climatici. Non possiamo negare anche aiuti fiscali” conclude l’assessore lombardo.


È iniziata in provincia di Brescia la caccia di selezione al cinghiale approvata dalla Regione Lombardia. Quest’anno, per la prima volta, l’attività di contenimento sarà svolta anche nell’ATC Unico di Brescia, limitatamente alla zona idonea dello stesso, e nella zona della Valle Trompia.

Il piano, che ha ottenuto parere favorevole da Ispra, prevede l’abbattimento di 60 capi nel Comprensorio alpino di Caccia 3 (Media Valle Camonica), 50 capi nel comprensorio 4 (Bassa Valle Camonica limitatamente alla sua zona non idonea), 10 capi nel comprensorio 6 (Valle Trompia che introduce la caccia di selezione per la prima volta), 50 capi nel comprensorio 7 (Valle Sabbia), 117 capi nel comprensorio 8 (Alto Garda Bresciano) e 30 capi nell’Ambito territoriale unico di Brescia.

“La Regione Lombardia è all’avanguardia nella gestione della fauna selvatica. Stiamo sfruttando tutte le possibilità concesse dal quadro normativo nazionale. Abbiamo aggiornato la legge regionale, prevedendo la possibilità di effettuare la caccia di selezione al cinghiale durante tutto l'anno anche nelle ore serali con visore notturno, abbiamo diversificato il periodo relativo alla caccia di selezione per altri ungulati, abbiamo introdotto la possibilità di utilizzare la tecnica del foraggiamento, ossia il posizionamento di piccole quantità di cibo per attirare il cinghiale e in tempi rapidi abbiamo programmato interventi provincia per provincia. Vogliamo contenere un animale che sta devastando l’agricoltura e che rappresenta un pericolo per la sicurezza dell'uomo. Ora è necessario aggiornare la legge nazionale, che risale a trent’anni fa e che deve essere adeguata alle esigenze di oggi" ha dichiarato l’assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia, Fabio Rolfi. "Sono anni che chiediamo modifiche per riconoscere il ruolo dei selecontrollori e fornire strumenti adeguati al contenimento. Purtroppo abbiamo ricevuto in cambio solo impegni, promesse e passerelle del ministro alle manifestazioni degli agricoltori. Fatti zero".

I periodi di prelievo sono diversificati nei diversi istituti venatori, con alcune deroghe di orario, anch’esse approvate da ISPRA. Per tutti i comprensori autorizzati il periodo di prelievo è iniziato il 12 giugno, mentre per l’ATC è iniziato il 1° luglio. Secondo quanto stabilito dal calendario venatorio regionale la caccia di selezione può essere praticata da un’ora prima dell’alba ad un’ora dopo il tramonto, il CAC3 e il CAC4 hanno chiesto e ottenuto di posticipare la chiusura alle ore 24.00, mentre il CAC7 ha chiesto e ottenuto il posticipo di un’ora della chiusura, quindi 2 ore dopo il tramonto.

“La caccia di selezione funziona, nel mese di giugno in provincia di Brescia sono già stati abbattuti 62 cinghiali con questa attività, più altri 35 da fine gennaio attraverso il controllo. Dobbiamo proseguire in questo modo, anche attraverso una alleanza tra mondo agricolo e mondo venatorio” conclude l’assessore.


“Il decreto sulla vendemmia verde viene bocciato dai produttori della Lombardia che hanno già dichiarato di non volerne usufruire. Il provvedimento del governo è stato pensato solo per le Igt del Sud Italia. Per le Doc e le Docg della nostra regione è previsto un contributo che non copre nemmeno i costi della vendemmia. Tra l’altro stiamo parlando di un intervento assolutamente tardivo, visto che qui la vendemmia inizia tra un mese, ed estremamente farraginoso sotto il profilo burocratico”. Lo ha detto l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi Fabio Rolfi in merito al decreto del Mipaaf che stanzia un investimento da 100 milioni di euro a livello nazionale per l'erogazione di contributi a favore di quelle imprese viticole che si impegnano a ridurre volontariamente la produzione di uve destinate a vini a denominazione di origine e a indicazione geografica.

”Dare un massimo di 1.100 euro all‘ettaro a chi produce vini Docg significa dissuaderli totalmente dal ridurre la produzione. Nel decreto inoltre non c’è una minima idea progettuale per rilanciare il rapporto tra viticoltura e canale horeca, cioè ristoranti, bar e hotel. Dal governo un compitino che al mondo del vino lombardo purtroppo non serve” aggiunge l’assessore.


 “L’agricoltura urbana e periurbana è una attività essenziale per la manutenzione e la valorizzazione del territorio, a livello economico e a livello ambientale. Nella prossima programmazione inseriremo misure specifiche per lo sviluppo dell’agricoltura nelle città. Avere aziende agricole significa poter fare accordi con le scuole per educare i bambini al cibo, significa non perdere l’identità agricola lombarda ed offrire una possibilità di sviluppo economico che può dare un futuro economico anche ai giovani in un settore sempre più importante per il futuro”. Lo ha detto l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi Fabio Rolfi che questa mattina, con la consigliera regionale Silvia Scurati, ha visitato incontrato i distretti agricoli milanesi. I distretti sono sistemi produttivi caratterizzati da interdipendenze delle imprese agricole e agroalimentari e possono rappresentare un’opportunità di sviluppo per produzioni certificate e tutelate. Rappresentano una forma di aggregazione e di promozione dell'attività del territorio. “La Lombardia è la prima regione agricola d’Italia e Milano è il primo comune agricolo di Lombardia. Oggi sono stato in una cascina in cui si produce latte a meno di 3 chilometri dal Duomo. Ricordiamo che Milano sarà città olimpica nel 2026. Sarebbe folle non sfruttare questa vetrina anche come occasione per il nostro agroalimentare, famoso nel mondo per qualità, sicurezza e sostenibilità ambientale delle produzioni. I distretti servono anche per promuovere nuovi fattori di competitività in campo agricolo e incentivare strategie integrate e condivise a livello di intera filiera o di territorio nel settore agricolo e agroindustriale” aggiunge l’assessore. “Dobbiamo pensare allo sviluppo di Milano come capitale italiana dell’agricoltura, oltre che del terziario e della tecnologia. Un obiettivo ambizioso anche a livello comunicativo che la Regione intende perseguire. L’agricoltura urbana è la strada per ricomporre la frattura tra luoghi del consumo e della produzione di cibo, valorizzando l’agricolture come gestore di servizi ecosistemici in grado di dare un senso compiuto alla sfida della sostenibilità in ambito cittadino” Nell'area metropolitana milanese, Regione Lombardia ha accreditato cinque distretti: Distretto Agricolo rurale Milanese; Distretto Neorurale delle tre Acque di Milano; Distretto Rurale “Riso e Rane”; Distretto Agricolo della Valle del fiume Olona; Distretto Agricolo Adda Martesana. Sono 17 i distretti agricoli accreditati in Regione Lombardia Distretto agricolo della bassa bergamasca Distretto agricolo della valle del fiume Olona - DAVO Distretto agricolo delle risaie lomelline Distretto Agricolo Milanese DAM Distretto del vino di qualità dell'Oltrepò pavese - Bonarda e Pinot nero Distretto della filiera avicola lombarda Distretto della Filiera Ceralicola Lombarda Distretto Latte Lombardo DLL Distretto neorurale delle tre acque di Milano - DINAMO Distretto Plantaregina Distretto Riso e Rane Distretto rurale Valle dell'Adda Florovivaistico Alto Lombardo Po di Lombardia Valtellina che gusto! Distretto agricolo Adda- Martesana Distretto agricolo biologico casalasco viadanese


“Si è chiusa la fase 1: abbiamo raccolto le proposte progettuali per il rilancio del sito di Riccagioia. Immaginiamo un futuro votato all’agricoltura, al turismo e alla valorizzazione di tutto il territorio dell’Oltrepò Pavese”. Lo ha detto l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi Fabio Rolfi che questa mattina ha incontrato proprio a Riccagioia, sul territorio comunale di Torrazza Coste (Pd) i rappresentanti istituzionali del territorio. “Si è parlato tanto di questo sito, ora è il momento dei fatti. Stiamo procedendo con gradualità, prima la manifestazione di interessa e ora il bando, per arrivare all’obiettivo e soprattutto con un coinvolgimento di tutti gli attori del territorio”.

La Regione Lombardia, tramite Ersaf, ha raccolto quattro proposte progettuali attraverso la manifestazione di interesse: una riguarda la realizzazione di un HUB Agri 4.0 con partner selezionati, la seconda concerne la realizzazione di un sito turistico ricreativo, la terza si basa sulla realizzazione di un Parco Tematico e l’ultima è un contributo metodologico per l’orientamento del progetto

“Ora siamo alla fase due: quella dei progetti esecutivi e dei piani economici e finanziari, da presentare entro il 31 ottobre. Come modello gestionale abbiamo scelto la costituzione di una fondazione di scopo. Entro fine anno Ersaf provvederà a effettuare tutte le attività di valutazione dei progetti esecutivi presentati e utili alla decisione di assegnazione del progetto. Entro febbraio 2021 intendiamo assegnare il progetto e partire con tutte le attività di start-up operative” spiega l’assessore. “La sfida del futuro in agricoltura è la sostenibilità, sia ambientale che economica, che si realizza solo con l’innovazione in tutti i campi. Dobbiamo e vogliamo accompagnare l’innovazione nelle aziende per renderle più competitive e in grado di essere in linea con le sfide che i consumatori chiedono in termini ambientali. Digitale, robotica, genetica e utilizzo sostenibile della chimica sono solo alcuni temi sui quali si concretizza l’agricoltura del futuro che deve vederci protagonisti”.

L’obiettivo della Regione Lombardia è quello di costituire a Riccagioia un bacino di tech-ingegneria applicata al settore primario e agroindustriale che si integri con il settore del turismo a livello agro-enologico, in grado di stimolare e valorizzare il territorio dell’Oltrepò. Tutto questo è volto a favorire lo sviluppo di un'economia sostenibile, basata sulla biodiversità locale, la tutela e valorizzazione del prodotto tipico.

“Riccagioia sarà la base di sviluppo iniziale e si evolverà nel tempo, sia dal punto di vista dei contenuti che di associazione, coinvolgendo e avendo riscontri evidenti su tutto il territorio. L’Oltrepò ha potenzialità enormi e intendiamo sfruttarle sia per il bene economico della zona che per una giusta valorizzazione dello straordinario patrimonio culturale, paesaggistico ed enogastronomico” conclude Rolfi. 


“Come immaginavamo, la montagna ha partorito un topolino. Tanti annunci sulla vendemmia verde, poi sul decreto rilancio e alla fine riceviamo dal governo una proposta di decreto arrivata in estremo ritardo rispetto alle esigenze e con disponibilità finanziarie che non coprono nemmeno i costi della vendemmia. Una misura inutile per la Lombardia e per le aree vocate a produzioni vitivinicole di qualità”. Lo ha detto l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia Fabio Rolfi in merito alla bozza di decreto sul contenimento volontario della produzione e il miglioramento della qualità dei vini a denominazione d’origine. La misura consiste nella riduzione della produzione di uve destinate ai vini di qualità, mediante la mancata raccolta o la rimozione parziale dei grappoli non ancora giunti a maturazione.

“Sono previsti al massimo 900 euro all’ettaro per vini Docg: cifre ampiamente inferiori rispetto al costo della vendemmia in areali come la Franciacorta, la Valtellina o la zona del Garda, solo per fare alcuni esempi. Del resto, i 100 milioni di euro messi a disposizione per tutta Italia rappresentano una cifra irrisoria. – aggiunge Rolfi – Altro problema enorme è rappresentato dalla burocrazia: questo decreto obbliga gli organismi pagatori delle singole regioni a procedure proprie su una misura che invece è di carattere nazionale. Sono previsti obblighi burocratici per i produttori, proprio in un periodo in cui i viticoltori devono pensare alla vendemmia e non alle carte bollate”.

“Dalla Regione Lombardia è già partita una controproposta per innalzare almeno a 1.300 euro all’ettaro il contributo sulla riduzione della resa Docg e per alleggerire una burocrazia che al momento appare mastodontica. Auspichiamo che Roma abbia il buonsenso di ascoltare i territori di produzione. I nostri viticoltori hanno bisogno di concretezza e non di spot. Stanno passando un momento delicato, per un turismo straniero che deve ripartire, per le conseguenze della chiusura forzata dei canali horeca e per il blocco ancora attivo di alcuni mercati esteri strategici. Il vino è uno dei prodotti portabandiera del Made in Italy di qualità nel mondo e dobbiamo sostenere questo comparto in ogni modo” conclude l’assessore.


"Il 40% degli italiani acquista generi agroalimentari direttamente dal produttore locale, scegliendo distintività, territorio, qualità e sicurezza alimentare. E due italiani su tre sono propensi a utilizzare in misura crescente app e siti per l'acquisto online e la consegna a domicilio di questi prodotti. La Regione Lombardia ha aperto un bando da 1,2 milioni di euro per la creazione e lo sviluppo di progetti di filiera corta. Stanno giungendo numerose richieste e abbiamo deciso di prorogare la scadenza al 14 luglio. Con queste risorse finanzieremo anche nuove tecnologie per abbattere le intermediazioni tra produttore e consumatore, come piattaforme online di vendita dei prodotti agricoli". Lo ha detto l'assessore regionale all'Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi, Fabio Rolfi, citando i recenti dati dell'osservatorio Real Mutua.

Il bando, realizzato nell'ambito del Piano di sviluppo rurale, riguarda contributi destinati a programmi realizzati attraverso un accordo di partnership tra più soggetti (imprese agricole e altri eventuali partner) e che devono riguardare lo sviluppo di:

cooperazione tra aziende al fine di ridurre i passaggi tra produttori e consumatori;

tecnologie che facilitino la vendita attraverso la rete internet al fine di migliorare la programmazione produttiva e la concentrazione dell'offerta (a esempio attraverso il commercio elettronico, box schemes, vendita a catalogo);

modalità di vendita e promozione che favoriscano il contatto diretto con l'acquirente finale (a esempio mercati degli agricoltori o farmers market, sistemi di acquisto e consegna a domicilio, vendita in forma itinerante).

"Dalla crisi - ha aggiunto l'assessore - dobbiamo trovare nuove opportunità. Nel futuro sarà essenziale scegliere le modalità giuste per promuovere i prodotti del nostro territorio". "Ridurre le fasi di intermediazione commerciale - ha concluso Rolfi - significa migliorare la competitività delle imprese agricole, ragionando di filiera per essere più forti sul mercato e razionalizzare le risorse nel modo migliore".


Via libera dal Ministero della Salute, su richiesta della Regione Lombardia (congiuntamente al Piemonte) all'utilizzo del Chlorantraniliprole come principio attivo utile al controllo delle forme larvali in pieno campo di Popillia. Si tratta di una sostanza dalla spiccata attivita'
biologica su diversi gruppi di fitofagi. Il prodotto ha attivita' diretta contro le larve.

"La popillia japonica sta devastando i campi Lombardi, frutta,
mais e soia su tutti, fin dal 2014. Sono anni che chiediamo a
Roma l'utilizzo in deroga di questo prodotto in considerazione
dell'emergenza che si e' creata nei nostri campi. Abbiamo messo
in atto tutte le misure di prevenzione possibile e stanziato
risorse ai nostri agricoltori per i danni subiti, ma serve
un'azione piu' incisiva e volevamo dare una risposta concreta a
tutto il settore" ha dichiarato l'assessore regionale lombardo
all'Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi.

Il processo di richiesta di deroga prevede una concessione di
autorizzazione da parte del Ministero della Salute che, previa
consultazione del Mipaft che attraverso i Servizi Fitosanitari
riconosce l'emergenza fitosanitaria, effettua una valutazione da
parte di una commissione di esperti. A seguito di cio' viene
pubblicato un avviso pubblico rivolto alle societa' produttrici
di prodotti fitosanitari. Alla fine del 2019 e' stato individuato
un prodotto registrato nel Nord Europa a base di
Chlorantraniliprole nome commerciale Acelepryn per impiego sui
giardini e tappeti erbosi. Tale informazione e' stata condivisa
con il produttore, Syngenta, al fine di riproporre l'attivazione
del processo di autorizzazione dell'uso eccezionale a fronte di
una etichetta gia' autorizzata in un paese dell'UE. Il percorso
di valutazione del prodotto, svolta l'intera procedura gia'
richiamata, ha quindi avuto esito positivo con il rilascio del
decreto autorizzativo. 

"E' stata accolta una richiesta che i nostri agricoltori
inoltravano da tempo. Una necessita' non piu' rinviabile per
contrastare la popillia, riconosciuta come uno dei 20 insetti
piu' pericolosi presenti in Europa. Il tema per il futuro e'
quello, potenziare la sorveglianza fitosanitaria - ha rimarcato
l'assessore Rolfi - per impedire l'ingresso nel nostro paese di
insetti in grado di mettere in ginocchio interi comparti".
(LNews) 


Valle Spluga SpA, azienda da oltre 50 anni sinonimo di qualità e tradizione nel settore food, rinomata per il suo prodotto di punta il Galletto Vallespluga, annuncia l’ampliamento dello stabilimento di Gordona con l’introduzione di nuove aree dedicate alla lavorazione delle carni.

L’ampliamento, fortemente voluto dalla proprietà e realizzato anche grazie ai fondi regionali previsti dal PSR (Piano di sviluppo rurale) di Regione Lombardia, avrà un impatto importante sulla filiera di Valle Spluga, 100% italiana.   

L’intervento ha, infatti, permesso a Valle Spluga di ristrutturare lo stabilimento secondo i più moderni standard internazionali, nell’ottica di conseguire le Certificazioni di qualità più avanzate.

Nell’ambito di questa riqualificazione, sono state create delle aree di produzione che saranno destinate a nuovi prodotti elaborati a base di Galletto, ideati per assecondare nuovi trend di consumo, sia all’interno del canale GDO, che all’interno del canale Ristorazione.

Per celebrare la chiusura di una prima importante tranche di lavori, l’azienda ha accolto in visita questa mattina Fabio Rolfi, Assessore Regionale all'Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi di Regione Lombardia.

Dante Milani, General Manager di Valle Spluga SpA, ha dichiarato: “Questo investimento ci permette di sviluppare e rendere ancora più solida la nostra filiera integrata di proprietà, una leva distintiva che permette la tracciabilità produttiva e distributiva a garanzia dell’eccellente qualità dei nostri prodotti” – e continua – “Siamo orgogliosi di aver portato avanti questo ampliamento, soprattutto nel momento storico attuale e in una regione fortemente colpita come la Lombardia, in cui per ripartire è assolutamente prioritario investire nella filiera agroalimentare a tutela della produzione e del made in Italy".

“L’agroalimentare è il motore del rilancio economico della Lombardia. Questi interventi non solo avranno un impatto positivo sull’indotto, ma rappresentano un segnale forte in un momento difficile. – ha aggiunto Fabio Rolfi, assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi. – La Regione vuole essere al fianco delle aziende che investono in nuovi spazi e in nuove tecnologie per aiutare le filiere produttive a qualificare meglio l’attività alla luce delle più importanti certificazioni internazionali, nell’ottica della sostenibilità e guardando all’aumento dei prodotti per assecondare i nuovi consumi basati anche sulla componente del servizio. Il Made in Italy è sinonimo di qualità e di sicurezza alimentare nel mondo. Dobbiamo puntare sulla distintività delle nostre eccellenze per essere competitivi sui mercati internazionali. Una esigenza soprattutto per la Lombardia, che è la prima regione agricola d’Italia e un valore della produzione agro-industriale pari a 13,5 miliardi di euro”. 


"Nelle prossime settimane istituiremo il marchio 'cacciato in Lombardia' che metteremo a disposizione per valorizzare la selvaggina locale e contribuire ulteriormente al contenimento dei cinghiali. Con la nuova norma regionale già gli agriturismi possono fare rientrare la selvaggina lombarda come prodotto locale e l'obiettivo è quello di stimolare una vera e propria filiera della carne di selvaggina lombarda". Lo ha annunciato l'assessore regionale all'Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi, Fabio Rolfi, intervenendo a Porlezza (Como), al confronto sui cinghiali, promosso da Coldiretti. Presenti il sottosegretario alla Presidenza di Regione Lombardia, Fabrizio Turba, il presidente del Consiglio regionale, Alessandro Fermi, il presidente nazionale Coldiretti, Ettore Prandini, il vicepresidente di Coldiretti Lombardia, Paolo Carra, e il numero uno di Coldiretti Como e Lecco, Fortunato Trezzi. MANCANO GLI AIUTI DAL GOVERNO - "Cinghiali, ma anche nutrie e altre specie - ha sottolineato l'assessore lombardo - sono dannose e pericolose, sia per la produttività agricola sia per la sicurezza del territorio. Purtroppo mancano gli aiuti del Governo, anche per una presa di posizione ideologica. Servirebbe un adeguamento normativo nazionale della legge 157, quella sulla caccia, che risale al 1992. Come Regione Lombardia - ha spiegato - abbiamo varato una norma che consente la caccia di selezione del cinghiale, anche con il visore notturno e con la tecnica del foraggiamento, per tutto l'anno. Ho deciso di utilizzare tutti gli spazi lasciati dalla normativa nazionale. L'unico modo per contrastare la diffusione del cinghiale è la caccia. Per questo rilancio la necessità di una alleanza tra mondo agricolo e mondo venatorio". CACCIA DI SELEZIONE E DI CONTROLLO STRUMENTO EFFICACE - "La caccia di selezione e di controllo - ha sottolineato - è importante perché, se fatta bene, consente di intervenire sullo sviluppo e sulla diffusione e presenza della specie. Con innegabili benefici sia per il mondo agricolo che per i cittadini. E invitiamo, per questo, tutti, come ha detto Coldiretti, a denunciare sia i danni all'agricoltura sia quelli patiti in conseguenza di incidenti stradali". TURBA: REGIONE IN PRIMA FILA E ATTENTA AL COMASCO - "Il confronto promosso da Coldiretti - ha detto il sottosegretario alla Presidenza, Fabrizio Turba - è stato molto utile. La sede di Porlezza, uno dei luoghi simbolo dei danni da ungulati, è risultata di grande efficacia avendo unito il Comasco, l'alto Comasco e il Lecchese con la Valsassina che conta numerosi danni". "Da rappresentante de territorio lariano - ha aggiunto - mi sono sempre attivato per portare le istanze degli agricoltori, dei cacciatori e dei cittadini comaschi in Regione per tentare di risolvere il problema. Ricordo che Regione Lombardia è in prima fila per la difesa dell'agricoltura e del territorio e sottolineo la bontà del provvedimento messo in campo dal collega di Giunta, l'assessore Rolfi, della caccia di selezione che potenzia le difese a favore del territorio e dell'agricoltura nei limiti dell'attuale datata normativa nazionale". E l'attenzione della Regione ai problemi del Comasco e del Lecchese per i danni derivati dai cinghiali è stata sottolineata anche dal presidente del Consiglio regionale, Alessandro fermi, nel suo intervento a Porlezza. (LNews) gus


"Sul decreto dedicato alle filiere zootecniche in crisi prevale la linea del buonsenso di Lombardia e Veneto, volta a difendere lo stanziamento di risorse destinate al settore dei vitelli a carne bianca e l'ammasso privato di carne, che alcune Regioni volevano togliere. Servono questi interventi per un settore danneggiato dalla crisi e dal mancato riconoscimento dell'ammasso europeo, che viene consentito solo su vitelli da 8 mesi in su, tipologia produttiva del Nord Europa". Lo hanno detto gli assessori all'agricoltura di Lombardia e Veneto, Fabio Rolfi e Giuseppe Pan al termine della commissione agricoltura della Conferenza Stato Regioni che si è svolta oggi in videoconferenza. Il decreto prevede un fondo totale da 90 milioni di euro per tutte le filiere, di cui 20 per le carni da vitello e 15 per l'ammasso privato.
 
"Questa filiera produce carni di alta qualità – hanno aggiunto – e ha subito un crollo verticale per la chiusura dei mesi scorsi di ristoranti e bar. Rischiamo l’invasione di carni estere che, rientrando nel provvedimento europeo, hanno prezzi più vantaggiosi. Il comparto dei vitelli a carne bianca conta circa 500mila animali allevati in Italia, la maggior parte in Lombardia, Veneto e nel bacino padano. I prezzi al chilo sono crollati da 5,30 euro a 3 euro circa. Dobbiamo difendere questo settore distintivo del Nord Italia".

"Nella rimodulazione del piano di sviluppo rurale che stiamo presentando alla comunità europea per iniziative legate alla crisi post covid inseriremo la possibilità di destinare risorse a fondo perduto agli allevamenti di vitelli a carne bianca. È uno dei settori più esposti alla crisi a causa della chiusura prolungata dei ristoranti. I prezzi sono crollati da 5,30 euro al Kg a 3 euro. Si tratta di un settore che produce carni di alta qualità e che è concentrato soprattutto nel Nord Italia. Il comparto dei vitelli a carne bianca conta 500.000 animali allevati in Italia, di cui oltre un terzo in Lombardia. Se non interveniamo subito rischiamo di perdere competitività causa anche invasione delle carni estere a prezzi competitivi. Già nel mese di maggio in Lombardia abbiamo registrato un allarmante aumento delle importazioni. Dai 17,7 milioni di Kg totali di carne di aprile siamo arrivati a 18,7 milioni di maggio. Su questi dati pesa soprattutto la carne bovina che, tra fresca, refrigerata e surgelata, è passata dai 6,2 milioni di Kg a 7 milioni. Una botta per i nostri allevatori". Lo ha detto l'assessore all'Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia Fabio Rolfi che questa mattina ha riunito in videoconferenza il tavolo regionale della filiera della carne bovina. Hanno partecipato i rappresentanti delle associazioni di categoria e del settore.
 
"La proposta operativa della Regione Lombardia è quella di istituire un contributo a fondo perduto per le aziende nell’ambito della rimodulazione del Psr che proporremo alla commissione europea. L'obiettivo è quello di uscire con questa misura a settembre e concedere le risorse agli allevatori entro fine anno in modo tale che possano avere il ristoro parziale dei danni in pochi mesi" aggiunge.
 
"L'impegno assunto al tavolo da parte di tutti i partecipanti è quello di lavorare insieme in anticipo per costruire le misure della prossima programmazione: metteremo al centro la zootecnia e la produzione di carne bovina contro alcune derive ideologiche che stanno assumendo a livello europeo. Lavoreremo  anche ad un progetto di comunicazione per evidenziare la qualità, la distntività e la sicurezza alimentare garantite dalla carne lombarda. Dobbiamo comunicare in modo incisivo al consumatore che la carne italiana è di qualità, sicura, nutriente e soprattutto allevata secondo criteri di sostenibilità ambientale e benessere animale al fine di rispondere alle esigenze evolute dei consumatori e contrastare adeguatamente l’avversione ideologica al settore che sta minando il consumo” conclude l'assessore.

“L’organismo pagatore in Lombardia è in linea con le richieste di pagamento che provengono dalle aziende agricole lombarde: non ci sono significativi ritardi nei pagamenti. I dati numerici non vanno solo letti, vanno anche analizzati a livello qualitativo. Nell’ambito del Piano di sviluppo rurale, la Regione Lombardia ha raggiunto una percentuale di spesa pari al 46% del totale. A differenza di altre Regioni che hanno legittimamente scelto di finanziare solo interventi di superficie, con tempi brevi di erogazione, la Lombardia ha preferito sostenere anche interventi di carattere strutturale”. Lo ha detto l’assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia Fabio Rolfi intervenendo durante la seduta odierna del Consiglio regionale.
 
“La misura 4.1, per esempio, era la più attesa da parte degli agricoltori lombardi ed è certamente quella che ha una maggiore complessità di gestione e realizzazione. Stiamo parlando di una dotazione superiore ai 150 milioni di euro (per il terzo bando) che va a impattare concretamente sulla competitività delle aziende. La tempistica di realizzazione degli interventi è pari a 24 mesi con la possibilità per l’azienda di chiedere una proroga di 6 mesi. Solitamente circa la metà delle aziende chiede questa proroga per realizzare interventi di ammodernamento strutturale di un certo rilievo. Le tempistiche di realizzazione di alcuni interventi dei primi bandi non sono ancora scadute proprio per questioni tecniche e anche Il decreto di approvazione dell’ultimo bando della misura, datato marzo 2020, prevede un tempo di realizzazione dei progetti di 24 mesi” aggiunge Rolfi.
 
“Per questo paragonare la Lombardia, prima regione agricola d’Italia, con altre realtà diverse per dimensioni e per tipologia di aziende risulta inappropriato. La macchina amministrativa lavora a pieno regime e oltre a perfezionare i pagamenti entro i termini stabiliti continueremo a portare le nostre proposte in sede nazionale e in sede europea in vista della prossima programmazione del 2023” conclude l’assessore.

“Approvato il nuovo regolamento degli agriturismi lombardi che viene adeguato in seguito alle modifiche normative delle scorse settimane. Semplificazione massima decisa in comune accordo con le associazioni di categoria. Il settore agrituristico è stato uno dei più colpiti nel periodo di lockdown. Ora vogliamo aiutare i nostri imprenditori a recuperare. È prevista per il mese di luglio anche una campagna comunicativa sui social e sulle televisioni per promuovere le vacanze nelle 1.688 strutture lombarde, situate in montagna, in collina, in campagna, sui laghi e dove si possono trovare prodotti agroalimentari straordinari”. Lo ha detto l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi in seguito all’approvazione del nuovo regolamento sugli agriturismi da parte della Giunta regionale.

“Consentiamo asporto e consegne a domicilio in modo permanente, introduciamo la possibilità di organizzare campi vacanze e attività giornaliere di gioco come cre e grest, riduciamo da 60 a 15 giorni i termini per il rilascio del nuovo certificato di connessione nei casi di procedure di esproprio e il certificato di connessione diventa senza limiti di durata, salvo modifiche nell'assetto aziendale. Modifiche tecniche che però cambieranno nel quotidiano l’attività degli operatori ai quali manderò una lettera per spiegare nel dettaglio le novità” ha aggiunto Rolfi.

Il nuovo regolamento prevede anche la somministrazione dei pasti, nel limite di venti giornate all'anno, anche nei giorni di apertura non previsti dal certificato di connessione. La legge regionale prevede che negli agriturismi siano serviti prodotti provenienti dal territorio lombardo in misura superiore o uguale all'80% del totale. Per allentare il rigore senza contravvenire allo spirito della legge sarà possibile far rientrare in questo parametro i prodotti Lombardi con marchio Dop, Igp, Igt, Doc e Docg provenienti anche non direttamente da aziende agricole, visto che la loro territorialità è già certificata. Semplificazione anche per l’ippoturismo: viene eliminato il limite al numero dei cavalli e vengono consentite le lezioni di formazione minima di base dell'equitazione ai fruitori.

“Togliamo i vincoli senza snaturare l’essenza degli agriturismi, che per noi rimangono ambasciatori dei prodotti agricoli lombardi ed espressione del rapporto tra agricoltura e alimentazione in quella che è la prima regione agricola d’Italia” conclude Rolfi.

Di seguito il numero delle strutture presenti nella nostra regione, divise per provincia (totale Lombardia 1688):

Bergamo 170

Brescia 348

Como 166

Cremona 72

Lecco 79

Lodi 33

Mantova 236

Milano 133

Monza e Brianza 16

Pavia 224

Sondrio 121

Varese 90


“Per il Movimento Cinque stelle gli imprenditori agro zootecnici intensivi sono “degli speculatori che pensano solo al profitto senza preoccuparsi di aspetti ambientali e del benessere animale”. Così viene scritto nella loro interrogazione. Una teoria banale e ideologica che viene smontata dai numeri e dai fatti. Abbiamo gli allevamenti più controllati d’Europa, quelli con il minor numero di antibiotici utilizzati e quelli in cui viene prodotto il cibo più sicuro al mondo. Sono i dati Ispra a dire come l’agricoltura, attività primaria per la produzione del cibo, contribuisca solo per il 7% all’inquinamento atmosferico nazionale. In Spagna, per esempio, incide per il 14%. Basta con questa visione ideologica che danneggia la nostra economia e il nostro territorio”. Lo ha detto l’assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia Fabio Rolfi intervenendo durante il Consiglio regionale per rispondere a una interrogazione sugli allevamenti intensivi.

“La situazione sanitaria degli allevamenti italiani registra da anni, grazie alla prevenzione e ai controlli veterinari, lo status di indenne da malattie come la TBC, la Brucellosi, la Leucosi enzootica, BSE, la peste suina e MVS. Il sistema sanitario monitora in modo stringente gli allevamenti su blue tongue, paratubercolosi, rinotracheite bovina, malattia di Aujeszky. Questi controlli rappresentano una certificazione dello stato di salute dei nostri allevamenti e di conseguenza del cibo che viene prodotto. Le patologie sono arrivate in passato dall’estero e spesso sono nate da animali allo stato brado” aggiunge l’assessore. “In materia di antibiotici, gli allevamenti italiani hanno ridotto del 30% l’utilizzo medio dei farmaci negli ultimi sei anni, con punte di -80% nel comparto avicolo. Siamo la zootecnia europea con il minor numero di residui nelle carni e con la più alta tracciabilità del sistema farmaceutico, con registri di carico antibiotico in tutti gli allevamenti, a differenza di molte altre nazioni europee ed extra europee”. 

“Se vogliamo promuovere in maniera sempre più efficace la sostenibilità ambientale e il benessere animale la strada maestra quella dell’innovazione tecnologica. È quella degli incentivi, non dei divieti. Continueremo quindi a investire negli iniettori, che riducono a zero le emissioni nell’aria, e nella copertura delle vasche. Così come nell’ammodernamento degli impianti irrigui, nell’evoluzione agronomica, nella chimica sostenibile e nella genetica. La sostanza organica prodotta dai nostri allevamenti ha consentito alla pianura Padana di essere uno dei territori più fertili al mondo” aggiunge Rolfi. “Gli allevamenti intensivi lombardi sono un pilastro delle grandi filiere d’eccellenza dei prodotti DOP e IGP e le linee di intervento della Regione Lombardia continueranno a sostenere sia le grandi filiere sia l’agricoltura di sussistenza. Per noi non c’è una contrapposizione”.


La Regione Lombardia ha approvato, su proposta dell’assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi, le delibere riguardanti l’autorizzazione al controllo dello storno e del colombo di città per prevenire danni all’agricoltura.

“Queste due specie negli ultimi anni hanno causato 1,7 milioni di euro di danni alle coltivazioni lombarde. Purtroppo i metodi dissuasivi messi in atto sono risultati scarsamente efficaci. Le deroghe al prelievo venatorio sono state approvate da Ispra” ha dichiarato Rolfi.

L’autorizzazione al controllo della specie storno mediante prelievo venatorio viene autorizzata per il periodo 1 settembre - 31 ottobre 2020. In Lombardia dal 2008 al 2019 sono stati complessivamente accertati danni causati dallo Storno alle produzioni agricole per un totale di 845 mila euro. Il prelievo potrà essere effettuato nei frutteti e vigneti in presenza del frutto pendente nonché ad una distanza non superiore a 500 metri dalle suddette colture. Il prelievo potrà essere effettuato dai cacciatori residenti in Lombardia espressamente autorizzati e potrà essere effettuato nelle forme da appostamento fisso e vagante, senza l’utilizzo di richiami o ausili di altra natura. È stato stabilito un numero massimo di 8.000 capi prelevabili e un numero massimo di 600 cacciatori autorizzabili al controllo.

“Le colture maggiormente danneggiate dallo storno sono quelle vitivinicole per la produzione di vini DOC e DOCG e frutticole con concentrazione dei danni nel periodo della maturazione dei frutti a giugno e tra agosto e ottobre. Le misure dissuasive per allontanare gli storni non sono risultate sufficientemente efficaci e per la Regione è fondamentale difendere le produzioni di frutta e di vino” aggiunge l’assessore.

Per quanto riguarda il colombo di città il prelievo venatorio viene autorizzato durante il periodo 20 settembre 2020 – 20 gennaio 2021. In Lombardia, l’importo dei danni accertati alle produzioni agricole dal colombo di città negli anni dal 2004 al 2019 è di 932 mila euro.  L’abbattimento dovrà essere effettuato ad una distanza non superiore a 100 metri in corrispondenza delle fasi di semina, emergenza e sviluppo iniziale delle plantule delle coltivazioni agrarie. Il prelievo potrà essere effettuato dai cacciatori residenti in Lombardia espressamente autorizzati dal competente ufficio. il prelievo dovrà essere attuato da appostamento fisso e appostamento temporaneo, mediante utilizzo di zimbelli non vivi e stampi attrattori. È stato stabilito un numero massimo pari a 50.000 capi prelevabili ed un numero massimo pari a 600 cacciatori autorizzabili al controllo.

“È una specie che danneggia i campi di frumento, girasole, mais, orzo, pisello, riso, soia e che va contenuta anche in considerazione della diffusione e abbondanza sul territorio agricolo regionale. Tra l’altro il colombo porta un rischio anche di tipo sanitario presso gli allevamenti, in quanto i piccioni possono ospitare una quantità di patogeni di varia natura trasmissibili per via aerea e non solo. Continuiamo quindi nell’opera di tutela della nostra agricoltura che passa necessariamente da una alleanza sempre più stretta tra mondo agricolo e mondo venatorio” conclude Rolfi. 


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