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“I composti di cocco colorati con la barbabietola non sono hamburger: la carne è carne, i prodotti vegetali sono prodotti vegetali e il cibo da laboratorio è cibo da laboratorio. Basta giocare con le parole per ingannare i cittadini. Al Parlamento europeo si discuterà una proposta che di fatto è un attacco frontale alla zootecnia italiana e lombarda in particolare. Dobbiamo difendere il lavoro dei nostri allevatori e dei consumatori che hanno diritto a non essere ingannati con proposte di prodotti che, usando terminologia ingannevole, vengono presentati come derivati da carne sostenibile essendo invece tutt’altro. Invito gli europarlamentari lombardi a schierarsi compatti contro questo scempio e il governo italiano a far sentire la propria voce in sede europea”. Lo ha detto l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi in merito alla discussione, al momento prevista per domani, che si svolgerà in sede di Parlamento europeo sull’estensione della denominazione di carne anche a prodotti di origine non animale.

“Alcune grandi multinazionali vorrebbero spacciare il cibo da laboratorio come sostitutivo dei nostri prodotti zootecnici. La politica non può piegarsi a questi interessi. In Lombardia abbiamo il 25% dei bovini italiani, il 40% dei vitelli e il 53% dei suini. Il cibo sintetico non ha lo stesso valore nutritivo della carne italiana che è un alimento sano e controllato. L’Italia fa scuola nel mondo in materia di sicurezza alimentare ed è necessario respingere questo ennesimo attacco a un settore che è portabandiera del nostro Paese. La Regione Lombardia è disposta a collaborare a tutti i livelli per fare squadra. Il sistema Italia deve finalmente marciare unito per respingere questo ennesimo attacco frutto del combinato disposto tra ideologia animalista e interessi delle multinazionali del food” conclude Rolfi.


L’assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia Fabio Rolfi ha incontrato oggi a Palazzo Lombardia, insieme ai tecnici del servizio fitosanitario regionale, i rappresentanti delle associazioni agricole di categoria per affrontare il problema della maculatura bruna della pera.

“Si è convenuto di istituire un tavolo tecnico dedicato al tema durante il prossimo comitato fitosanitario nazionale per portare all’attenzione nazionale i problemi della filiera della pera di qualità della pianura Padana che è sotto stress anche per i danni da cimice asiatica” ha dichiarato Rolfi.

Nel 2019 da Mantova sono arrivate 128 richieste totali di risarcimento per danni da cimice asiatica per un valore di 5 milioni e 300 mila euro. Per quanto riguarda la maculatura bruna, le "cultivar" maggiormente colpite sono le Pere Abate e Conference nella misura dl 50-60% della produzione lorda. Si profila un danno stimabile intorno a 7 milioni di euro.

“Ci faremo promotori di un’azione congiunta delle regioni coinvolte dal problema per una richiesta di deroga all’utilizzo dei prodotti fitosanitari. Troppi divieti stanno mandando al macero intere produzioni del comparto frutticolo” aggiunge Rolfi. “I tecnici della Regione Lombardia sono a disposizione anche per il monitoraggio costante del territorio anche per conoscere meglio questa malattia e studiare interventi efficaci. Sono a disposizione anche i laboratori regionali per le attività di analisi”.

“La Regione Lombardia ha dato il via anche alla delimitazione dei danni e alla raccolta delle segnalazioni per chiedere risarcimenti nazionali. È fondamentale andare oltre il processo ordinario del dl 102 vista l’eccezionalità di eventi che sta mettendo in pericolo l’intera filiera della pera. Chiederemo le stesse misure già adottate per altri comparti agricoli in altre zone d’Italia, per esempio per la xylella in Puglia” conclude l’assessore.


“Prenderà il via nei prossimi giorni la raccolta delle olive in Lombardia. La nostra regione non produce grandi quantità di olio, ma i nostri produttori sono conosciuti in Italia e nel mondo per la straordinaria qualità che sanno garantire. Il 2019 è stato un anno disgraziato. Cascola ed eventi atmosferici hanno completamente azzerato la produzione in alcune zone del Garda e del Sebino. Il 2020 si prospetta l’anno della rinascita. Sebbene siano solo stime la nostra regione passerà dalle 123 tonnellate del 2019 alle 2248 tonnellate stimate per quest’anno”. Lo ha detto l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi Fabio Rolfi in merito all’inizio della raccolta delle olive.

“Il piano Fontana prevede investimenti anche per i frantoi pubblici del Sebino, uno nuovo a Marone e il restyling di quello di Montisola. La Regione Lombardia mette a disposizione dei produttori anche 60 mila euro per assistenza di carattere tecnico. I problemi sono molti: fitopatie, cambiamenti climatici, insetti come cimice asiatica e mosca dell’olivo” aggiunge l’assessore.

“Abbinare le Dop il nostro olio al territorio dei laghi è un’opportunità anche sotto il profilo turistico. Il settore dell’olio in Lombardia è sempre più legato ai giovani, all’innovazione e a operazioni di marketing territoriale vincenti. Consente inoltre di recuperare alcune zone pedecollinari altrimenti poco sfruttate sotto il profilo agricolo e quindi di prevenire problemi idrogeologici. Dobbiamo superare il disastro economico dello scorso anno e la Regione è disposta a intervenire per difendere un settore altamente distintivo” conclude Rolfi. “L’olivicoltura può essere interessata anche dal bando regionale dedicato ai terrazzamenti. Proprio nei giorni scorsi abbiamo deciso di alzare la dotazione per finanziare tutte le domande che saranno ammesse al bando per il ripristino, la conservazione e il parziale completamento di queste opere”.

In Lombardia si coltivano 2.300 ettari di olivo. La prima provincia è Brescia (2.000 ettari) poi seguono Bergamo con 140 ettari e Como e Lecco (totale di 130 ettari equamente suddivisi).


“Tutti gli agriturismi, le aziende agricole di produzione florovivaistica e gli allevamenti di vitelli a carne bianca della Lombardia avranno la possibilità di ottenere dalla Regione un contributo da 7.000 euro a fondo perduto direttamente sul conto corrente con una misura a burocrazia zero. Un bazooka lombardo da 20 milioni di euro che inietta liquidità ai comparti del settore agricolo messi più in difficoltà dall’emergenza Covid”. Lo ha detto l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi che ha presentato il bando semplificato dedicato ai settori agro-alimentari più colpiti dalla crisi economica che ha provocato gravi squilibri di mercato legati al crollo della domanda di alcuni prodotti, anche a causa della chiusura delle strutture ricettive e di significative restrizioni e alla circolazione delle persone.

“La Regione Lombardia vuole dare un supporto immediato ed eccezionale a queste aziende agricole, con l’obiettivo di affrontare i problemi di liquidità che mettono a rischio la continuità delle attività. Il bando sarà pubblicato nei primi giorni di ottobre e contiamo già entro la fine di novembre di erogare le risorse” aggiunge l’assessore.

La Regione Lombardia metterà a disposizione per il bando, nell’ambito del piano di sviluppo rurale, una dotazione finanziaria complessiva pari a €19.920.000,00. L’importo erogato a ciascun beneficiario sarà al massimo di 7.000 euro. Nel caso in cui il numero di domande pervenute e ammissibili comportasse una spesa superiore alla dotazione della misura, il contributo sarà rideterminato in modo proporzionale per tutte le domande.

“Potranno accedere 1700 agriturismi lombardi, 2.000 aziende agricole del florovivaismo e 200 allevamenti di vitelli. Sarà una parziale compensazione delle perdite di questi mesi, ma i nostri agricoltori potranno usare queste somme anche per investimenti utili alle attività, in perfetto stile lombardo. Il settore agroalimentare sarà uno dei motori della ripartenza e il ruolo delle istituzioni è quello di affiancare le imprese destinando loro risorse e abbattendo la burocrazia in eccesso” conclude Rolfi.

Di seguito il numero delle aziende dei tre settori, provincia per provincia.

Agriturismi

Bergamo 178

Brescia 348

Como 168

Cremona 72

Lecco 78

Lodi 35

Mantova 224

Milano 133

Monza Brianza 18

Pavia 244

Sondrio 123

Varese 96

Totale Lombardia 1717

Allevamenti Vitelli carne bianca

Bergamo 11

Brescia 115

Como 2

Cremona 4

Lodi 2

Mantova 61

Milano 5

Pavia 4

Totale Lombardia 204

Aziende agricole produzione florovivaistica

Bergamo 358

Brescia 308

Como 257

Cremona 108

Lecco 154

Lodi 23

Mantova 221

Monza Brianza 130

Milano 140

Pavia 70

Sondrio 18

Varese 203

Totale Lombardia 1990


“In questo momento di difficoltà serve un sano patriottismo alimentare per dare slancio a una delle colonne portanti della nostra economia: la filiera agroalimentare. Per questo la Lombardia ha proposto di vincolare il "bonus ristoranti" all’acquisto di prodotti derivanti da filiera nazionale integrale, ossia italiani dalla materia prima al prodotto finito”. Lo ha detto l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi Fabio Rolfi, che questa mattina ha partecipato alla commissione Politiche agricole della conferenza Stato Regioni.

“La proposta lombarda è stata accolta da tutte le Regioni. Il bonus, contenuto nel dl agosto, prevede un fondo da 600 milioni. Dobbiamo destinarli all’acquisto di prodotti che siano 100% italiani in modo tale che le risorse portino benefici non solo alla ristorazione, ma anche a produttori, allevatori e agricoltori del territorio” ha aggiunto Rolfi.

“Il settore della ristorazione dà lavoro a 1,3 milioni di persone in Italia e genera un valore aggiunto per l'economia nazionale di 46 miliardi. È il terminale dell’intero comparto agroalimentare, in cui l’Italia eccelle a livello mondiale. Per questo la Regione Lombardia vuole contribuire a realizzare una alleanza sempre più stretta tra agricoltura e ristorazione. In questa direzione va il bando #iobevolombardo da 3 milioni di euro che consente ai ristoratori di acquistare vini Lombardi direttamente nelle cantine del territorio” conclude Rolfi.


“Grazie alla Regione Lombardia ogni anno centinaia di famiglie bresciane mandano gratuitamente i bimbi al nido. Abbiamo finanziato negli ultimi due anni in provincia di Brescia 3.392 domande per un importo totale di 7,5 milioni di euro. In città risultano finanziate in due anni 843 domande per 1,2 milioni di euro. 

Ricordo che la misura non è rivolta a sostenere le amministrazioni comunali nella gestione dei nidi, bensì direttamente alle famiglie a cui azzeriamo, entro certi limiti ISEE, l’intera retta. Pare fantascientifica una polemica su questa misura e invece i rappresentanti della giunta Del Bono riescono a indossare la casacca di partito anche in questo caso”. Lo ha detto l’assessore regionale lombardo Fabio Rolfi.

“Quest’anno la misura è stata innovata e integrata col Bonus asili erogato dall’INPS. Una scelta volta a semplificare la vita alle famiglie. Di fatto la Regione Lombardia, tramite i Comuni, garantisce la gratuità della retta intervenendo a saldare la quota di importo che supera il massimale concesso dall’INPS che è di 272,72 euro mensili. Non chiediamo al Comune di Brescia di ringraziare la Regione, ma sarebbe opportuno che almeno sindaco e assessori quando si parla di finanziamenti pubblici evitassero polemiche di basso profilo. Dall'inizio della crisi sanitaria, grazie all’impegno del presidente Fontana e dell’assessore Silvia Piani la Regione Lombardia ha garantito uno stanziamento senza precedenti a sostegno delle famiglie in difficoltà, con il "pacchetto famiglia" per l'acquisto di strumenti tecnologici per la didattica a distanza e per il pagamento di mutui prima casa, con circa 40 mila beneficiari e con il "Fondo famiglia - Emergenza Covid-19". A partire da febbraio, lo stanziamento complessivo ammonta a circa 55 milioni di euro, con l'intenzione di valutare un ulteriore incremento di 20 milioni con la prossima legge di bilancio” conclude Rolfi.


“La crisi causata dal COVID-19 ha avuto pesanti ripercussioni economiche anche in alcuni comparti agricoli. Gli agricoltori che operano in aree protette stanno aspettando i risarcimenti per i danni causati dalla fauna selvatica. Una somma da circa 350 mila euro per la Lombardia. È passato un anno dalla presentazione del decreto interministeriale su questo tema. Purtroppo le nostra aziende agricole non ha tutto questo tempo da perdere”. Lo ha detto l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi Fabio Rolfi che questa mattina ha scritto una lettera al ministro Bellanova per chiedere di accelerare la procedura di concessione degli aiuti per gli indennizzi dei danni provocati da animali protetti o viventi in aree protette.

È necessario infatti che il governo emani un decreto per recepire una norma comunitaria che consente di indennizzare al 100% i danni causati dalla fauna selvatica alle aziende agricole situate in area protetta senza l’applicazione del De minimis.

“Le aziende agricole presenti nelle aree dei Parchi regionali lombardi hanno implementato sistemi agronomici e di coltivazione rispettosi dell'ambiente, finalizzati anche al miglioramento del paesaggio agrario e dell'agrosistema. Sono particolarmente orientate alla trasformazione dei prodotti e all'agricoltura sostenibile. Operare in area protetta però non deve diventare uno svantaggio economico e burocratico. Sui problemi generati dalla fauna selvatica purtroppo a Roma non si sta facendo nulla. L’azione della regioni è limitata da una norma nazionale anacronistica troppo restrittiva. Chiedo al ministro un intervento rapido ed efficace. La crisi non aspetta. Dobbiamo dare agli agricoltori un ulteriore strumento di sostegno” conclude Rolfi.


L’assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia Fabio Rolfi ha scritto una lettera al ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova sul tema degli strumenti mutualistici riguardanti il settore primario.

“Nel 2013 è stato introdotto il cosiddetto IST, Income Stabilization Tool, che tramite la formula dello strumento mutualistico aiuta a supportare la gestione del rischio di perdita di reddito da parte delle imprese agricole. L’IST mira ad assicurare alle imprese una copertura più ampia rispetto a quelle tradizionali, che tenga conto di tutti i fenomeni che possano impattare sul livello dei redditi, compresi i rischi connessi agli andamenti del mercato; ciò in uno scenario internazionale che vede, rispetto al recente passato, una maggiore frequenza e una maggiore intensità degli stati di crisi dei mercati agricoli e che oggi, a seguito della pandemia, è di allarmante attualità” ha scritto Rolfi.

“La Regione Lombardia sta sostenendo da tempo presso le imprese e le loro Associazioni di categoria l’opportunità e l’urgenza di costituire Fondi poiché riconosce questi strumenti come tra i più adeguati a fronteggiare la volatilità dei mercati. Anche sui tavoli tecnici di confronto tra le Regioni ed il Ministero, già dallo scorso anno, Regione Lombardia aveva chiesto che tutti i settori più strategici potessero beneficiare di tale copertura. Siamo la regione italiana più avanzata con il 34% delle aziende già assicurate ed esperienze virtuose come il contributo regionale sulle polizze zootecniche. La gestione del rischio è centrale per il futuro agricolo a fronte del cambiamento climatico e l'instabilità dei mercati. Per queste ragioni sosteniamo con 200mila euro extra Psr i nuovi fondi mutualistici e lavoreremo in sede di nuova Pac per potenziare i strumenti di gestione del rischio" aggiunge l’assessore.

“Ora chiediamo con urgenza che anche settori quali quello risicolo e quello suinicolo, che negli ultimi anni sono stati caratterizzati da fortissime oscillazioni di redditività e di marginalità, possano dotarsi dello strumento dell’IST.  Abbiamo migliaia di agricoltori che attendono da troppo tempo questa possibilità” conclude Rolfi.


“I fondi del recovery fund dovranno essere per l’agricoltura lombarda e italiana lo strumento per un grande piano dedicato all’innovazione. Le Regioni dovranno essere protagoniste nell’indicare progetti area per area. Per questo ho chiesto al Ministro nel breve periodo un passaggio in commissione agricoltura della conferenza Stato Regioni di un primo documento di proposto oggi dal ministero”. Lo ha detto l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura Fabio Rolfi che questo pomeriggio ha partecipato a un incontro con il ministro Bellanova sul tema del recovery fund in agricoltura.

 

“Innovazione significa sostenibilità ambientale ed economica. Serve innanzitutto ammodernare gli impianti di irrigazione per razionalizzare l’uso dell’acqua anche a livello aziendale e diminuire i costi per gli agricoltori. Dobbiamo poi intervenire a livello infrastrutturale sul tema della banda larga nelle aree rurali. È inutili avere strumenti moderni quando non arriva rete sugli smartphone nei campi. Dobbiamo portare innovazione anche nella trasformazione agroalimentare: penso per esempio a un polverizzatore del latte, che da un lato consenta di garantire redditività agli allevatori assorbendo parte della produzione lattiera e dall’altro permetta di penetrare segmenti di mercato che al momento sono in mano ai competitor stranieri, come il settore baby food, pasticceria o cosmesi” ha aggiunto l’assessore.

 

“La Lombardia proporrà anche un “Piano legno Italia” per la filiera bosco-legno, dedicato alla cura e alla manutenzione dei boschi, alla trasformazione del legno italiano e all’industrializzazione del legno pregiato nel campo della bioedilizia, puntando anche su energia pulita. Serve dare valore economico alle nostre foreste anche per una cura più approfondita di queste zone e la prevenzione del dissesto idrogeologico” sostiene Rolfi.

 

“Un capitolo dovrà essere dedicato poi al potenziamento delle risorse umane per il settore fitosanitario, sia nel numero dei tecnici che nella formazione: è necessario affrontare in maniera più efficace le tematiche sanitarie legate alle fitopatie agli attacchi degli insetti alieni” conclude.


"La Regione Lombardia non lascerà i produttori di pere da soli a combattere contro la maculatura bruna, malattia che sta danneggiando il comparto. Per il 29 settembreabbiamo convocato un tavolo regionale su questo tema al quale parteciperanno tutte le associazioni di categoria e le organizzazioni di produttori, per un confronto diretto con il nostro sistema fitosanitario regionale. Vogliamo trovare soluzioni percorribili nel minor tempo possibile anche attraverso l’attivazione di finanziamento di prove di resistenza sull’utilizzo dei principi attivi relativi a queste patologie". Lo ha detto l'assessore regionale lombardo all'Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi in merito ai problemi riscontrati dalla filiera della pera in Lombardia.
 
Nel 2020 si sono manifestati violenti attacchi fungini, non contenuti dalle normali strategie di difesa messe in atto dalle aziende, da parte dell’Alternaria e Maculatura bruna a danno delle coltivazioni di pere nell’area mantovana (700 ha circa). A tal proposito sono in fase di valutazione eventuali fenomeni di resistenza ai fungicidi già evidenziati in altri areali nazionali vocati alla coltivazione delle pere.
Le cultivar maggiormente colpite sono le Pere Abate e Conference nella misura dl 50-60% della PLV. Si profila un danno stimabile intorno a 7 milioni di euro. A questi danni si sovrappongono attacchi anche nel 2020 di cimice asiatica in fase tardiva (che non trovando più le pere si spostano a carico di mele e soia). La struttura regionale si è attivata per la raccolta delle segnalazioni di danno che si completerà nei prossimi giorni.  
 
"La filiera della pera è stata già pesantemente danneggiata in questi mesi dalle gelate e dalla cimice asiatica, che solo alla pera Mantovana IGP ha portato 4 milioni di euro di danni quest'anno. Da Mantova sono arrivate 128 richieste totali di risarcimento per un valore di 5 milioni di euro. Chiediamo al ministero una accelerazione sulle procedure di risarcimento per accorciare i tempi di attesa" aggiunge.
 
"La Regione Lombardia vuole difendere un comparto estremamente distintivo, concentrato principalmente nella pianura Padana, di cui l'Italia è prima produttrice europea eccellendo a livello mondiale per la qualità" conclude l'assessore.

“La nuova legge regionale funziona. Gli abbattimenti dei cinghiali in Lombardia sono aumentati del 25 per cento in un anno nonostante due mesi di stop totale imposto dal lockdown. Sono passati dai 2.900 del periodo gennaio-settembre 2019 ai 3.932 del periodo gennaio-settembre 2020. Qui dimostriamo con i fatti e con i numeri come si affronta un problema reale. Il governo prenda la Lombardia come modello nazionale. La fauna selvatica in eccesso provoca danni abnormi all’agricoltura ed è un pericolo per la sicurezza dell’uomo; anche i recenti fatti di cronaca lo dimostrano. Serve pragmatismo, mentre la coppia Costa-Bellanova non solo si limita a iniziative ideologiche, ma mette il bastone tra le ruote a chi vuole intervenire davvero.” Lo ha detto l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi presentando i dati relativi agli abbattimenti dei cinghiali in Lombardia.

 

 

 

“Con la nuova legge regionale abbiamo introdotto la possibilità di effettuare la caccia di selezione al cinghiale durante tutto l'anno anche nelle ore serali con visore notturno. Dallo scorso anno è praticabile in Lombardia anche la tecnica del foraggiamento, ossia il posizionamento di piccole quantità di cibo per attirare il cinghiale. La risposta del governo è stata quella di impugnare le nostre ultime modifiche normative. La Regione Lombardia ha sfruttato tutte le possibilità previste dalla legge nazionale, che risulta ormai anacronistica rispetto alle esigenze attuali dei territori. Gli agricoltori, i cittadini che abitano in montagna e i sindaci hanno bisogno di risposte non di chiacchiere e passerelle” aggiunge l’assessore.

 

 

 

“Nel 2019 in Lombardia abbiamo contato 128 incidenti stradali causati dal cinghiale, in pratica uno ogni tre giorni, e la Regione ha rendicontato 600.000 euro di danni causati da questa specie all’agricoltura. Noi stiamo facendo tutto il possibile; sarebbe auspicabile che lo Stato quanto meno non ostacolasse chi vuole risolvere il problema” conclude Rolfi.

 

 

 

Totale abbattimenti cinghiali per singola provincia (controllo più selezione) dal 1 gennaio al 30 settembre 2020 (confronto con stesso periodo 2019)

 

 

 

Bergamo 368 (l'anno precedente erano 248)

 

Brescia 318 (l'anno precedente erano 137)

 

Como 1.361 (l'anno precedente erano 1.265)

 

Cremona 103 (l'anno precedente erano 58)

 

Lecco 305 (l'anno precedente erano 203)

 

Lodi 4 (l'anno precedente era 1)

 

Milano 64 (l'anno precedente erano 8)

 

Pavia 639 (l'anno precedente erano 276)

 

Sondrio 375 (l'anno precedente erano 312)

 

Varese 395 (l'anno precedente erano 400)

 

Totale Lombardia 3.932 (l'anno precedente erano 2.908)


Si aprono nei prossimi giorni le manifestazioni di interesse relative ai due bandi #iobevolombardo e #iomangiolombardo realizzati in stretta collaborazione tra Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia. Le due iniziative rientrano nell’ambito delle disposizioni per il sostegno del sistema agroalimentare lombardo di qualità in seguito alle difficoltà causate dall’emergenza legata al Covid.

La misura #iobevolombardo mette a disposizione 3 milioni di euro. Il budget verrà suddiviso in 12.000 voucher del valore di 250 euro ciascuno per l’acquisto di vino di qualità presso i produttori lombardi. I voucher potranno essere richiesti dagli operatori della ristorazione. I produttori di vino interessati dovranno semplicemente aderire alla manifestazione di interesse che sarà pubblicata sul sito di Unioncamere Lombardia a partire da oggi 18 settembre 2020. Gli operatori della ristorazione richiederanno i voucher scegliendo tra le cantine che hanno aderito. I produttori di Vini di qualità in Lombardia potenzialmente interessati sono 700, mentre i ristoratori in Lombardia sono circa 6.000. L’elenco completo dei produttori/imbottigliatori sarà pubblicato sul sito di Unioncamere Lombardia entro il 23 ottobre 2020.

Le imprese potranno presentare una sola domanda di contributo contenente più tipologie di prodotto.

Il bando #iomangiolombardo, stanzia altri 3 milioni di euro, per aiutare il sistema produttivo locale delle DOP lombarde e contemporaneamente di dare sostegno alla popolazione in difficoltà la cui capacità di acquisto anche dei generi alimentari di prima necessità è stata compromessa a causa del blocco delle attività imposto dal lockdown. Regione Lombardia finanzia l’acquisto di formaggi lombardi di qualità per destinarli alle persone in difficoltà, con una doppia valenza: economica e sociale. La misura sostienetutti i caseifici e gli stagionatori di alcuni formaggi DOP (Formaggella del Luinese, Formai de Mut dell’Alta Val Brembana, Nostrano Valtrompia, Quartirolo Lombardo, Salva Cremasco, Strachitunt, Taleggio, Valtellina Casera) attraverso l’assegnazione di un contributo per la fornitura di prodotto; dall’altro aiutare la popolazione in difficoltà attraverso i comuni e i soggetti del terzo settore iscritti nell’elenco annuale approvato da Regione Lombardia. I caseifici potenzialmente interessati sono 130 in tutto il territorio lombardo.

Il contributo verrà assegnato con procedura a sportello secondo l’ordine cronologico di presentazione della domanda sino ad esaurimento delle risorse disponibili.

Semplificazione massima e liquidità immediata alle imprese. Obiettivo raggiunto grazie alla collaborazione con le associazioni di categoria e alla rete di Unioncamere Lombardia. Con queste due misure tuteliamo i nostri produttori di vini e di formaggi, rinsaldiamo l’alleanza lombarda tra viticoltori e ristoratori e aiutiamo le famiglie in difficoltà. La Regione Lombardia ancora una volta interviene tempestivamente a sostegno dell’agroalimentare, un comparto che sarà strategico e trainante nella fase della ripresa economica” ha dichiarato l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi.

Queste iniziative sono una importante iniezione di liquidità per il settore agroalimentare -ha dichiarato il Presidente di Unioncamere Lombardia Gian Domenico Auricchio. La chiusura totale del canale HoReCa nel periodo di lockdown è stata compensata solo in parte dalle consegne a domicilio. Le imprese stanno subendo gli effetti negativi del lungo periodo di blocco della commercializzazione, del fermo di fiere e mercati e del calo dell’export, i canali dove si vendono tradizionalmente i prodotti tipici del territorio. Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia hanno colto appieno le esigenze del settore ed hanno voluto realizzare due interventi mirati, semplici, ed efficaci”.

Il testo completo delle due iniziative e la documentazione sono disponibili sui siti delle Camere di Commercio lombarde e di Unioncamere Lombardia all’indirizzo webwww.unioncamerelombardia.it.

Le domande relative ai due bandi #iobevolombardo e #iomangiolombardo potranno essere presentate a partire dalle ore 12.00 del 22 settembre 2020.

Per informazioni è possibile rivolgersi alla Funzione Area Imprese di Unioncamere Lombardia: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.


“La Lombardia è la vetrina dell’Italia nel mondo. Milano è la città più frizzante, più innovativa, più proiettata al futuro; il luogo ideale per un grande evento internazionale del vino. Anche perché il vino prodotto in Lombardia è sempre più apprezzato, sia in Italia che all’estero. Nella nostra regione più del 90% del vino prodotto è a denominazione”. Lo ha detto l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi che questa mattina ha dato il via alla terza edizione della Milano Wine Week, in programma fino all’11 ottobre nel capoluogo lombardo.

“Le istituzioni hanno l’obbligo di essere al fianco delle aziende, tagliando tutta la burocrazia in eccesso e adottando misure concrete in grado di dare liquidità alle imprese. Con il bando #iobevolombardo da 3 milioni di euro la Regione Lombardia sta rinsaldando l’alleanza tra agricoltori e ristoratori favorendo l’offerta di vini lombardi nei ristoranti lombardi. Un obiettivo strategico per entrambi i comparti. Con questo stanziamento mettiamo a disposizione dei ristoratori dei ticket da 250 euro che possono spendere per acquistare vini di qualità nelle cantine lombarde. Intendiamo così anche creare rapporti territoriali virtuosi e collaborazioni tra produttori di vino e operatori per vedere anche in futuro sempre più vini Lombardi nelle carte dei ristoranti”


Una attività originale che non è solo coltura occasionale: con quintali di resa siamo oltre l'attività hobbistica. Perciò Regione Lombardia è interessata a creare una vera e propria filiera della nocciola, dialogando con agricoltori diversi nei territori più vocati per stimolarli a crederci. Stiamo lavorando, inoltre, con la filiera viterbese, caratterizzata da un forte know how in questo settore, e ci stiamo rapportando con players importanti attivi nell'industria della trasformazione della nocciola, interessati in modo particolare alla materia prima prodotta in Lombardia". Lo ha spiegato l'assessore regionale all'Agricoltura, alimentazione e sistemi verdi che oggi a Besana Brianza (Monza) ha visitato la produzione di nocciole dell'azienda agricola Citterio. Con una produzione di circa 10 chili per pianta - 500 nell'azienda besanese - si estende per 8 ettari; la raccolta avviene tra agosto e settembre.

 

INTEGRAZIONE AL REDDITO E COLTIVAZIONE 'BUONA' PER L'AMBIENTE - "Quella che abbiamo visto oggi - ha proseguito l'assessore - è una realtà che farà parte a pieno titolo di questo percorso, che può rappresentare una forma importante di integrazione del reddito e un'occasione per diversificare la produzione agricola in presenza di colture tradizionali meno redditizie. Servono strumenti per incentivare chi produce in un'ottica di distretto". 

Per le sue caratteristiche, la coltivazione della nocciola si inserisce bene nei contesti da valorizzare dal punto di vista ambientale. "Essa infatti rappresenta anche un'opportunità importante per l'agricoltura urbana e periurbana - ha aggiunto l'assessore - e anche per l'impatto corretto che esprime anche in contesti tutelati; non richiede trattamenti particolari, si inserisce correttamente dal punto di vista paesaggistico ed è improntata alle regole dell'agricoltura biologica". 

 

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“La Regione Lombardia mette a disposizione dei pescatori professionisti 360mila euro quale integrazione al reddito e parziale compensazione del fermo pesca registrato causa Covid. Una cifra importante che vogliamo erogare in tempi rapidi. Contiamo di pubblicare il primo bando entro metà novembre. La Regione Lombardia non si dimentica di chi lavora nei laghi lombardi svolgendo un’attività tradizionale che alimenta la filiera della ristorazione di lago con prodotti tipici, volano di turismo enogastronimico”. Lo ha detto l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi Fabio Rolfi intervenuto oggi durante la commissione consiliare.

 

“I pescatori svolgono anche una importante azione di sorveglianza ambientale e di monitoraggio faunistico dei nostri laghi. Il nostro obiettivo è quello di valorizzare la loro attività. Sono allo studio anche provvedimenti di semplificazione legislativa per dare più spazio alla loro professione” conclude Rolfi. “Nei mesi scorsi ci siamo battuti con il governo affinché fosse istituito questo fondo dedicato anche per la pesca in acque interne, spesso dimenticata dalla politica nazionale. Ci siamo riusiciti sfruttando la flessibilità concessa sulla destinazione dei fondi Feamp ed è una importante vittoria per un settore che deve avere pari dignità con la pesca marittima e che a nostro avviso deve essere considerato nelle politiche agricole e di promozione eno gastronomica. Se muore la pesca professionale e se non riusciamo a ridare interesse nei giovani verso questa attività rischiamo l’impoverimento dei laghi e la perdita di una importante attività di valorizzazione territoriale”


La Lombardia agricola è sempre più green, attenta al benessere animale e alla sostenibilità ambientale dei cicli produttivi. Abbiamo detto stop ai fanghi industriali nei campi e abbiamo il 30 per cento degli impianti di biogas agricoli presenti a livello nazionale. I dati sulle coltivazioni biologiche nelle diverse regioni lo dimostrano ulteriormente e certificano la bontà degli investimenti fatti dalla Regione in questi anni". Lo ha detto L'assessore regionale lombardo all'Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi in merito al Rapporto 2020 sul biologico italiano elaborato dal Sistema di Informazione Nazionale sull'Agricoltura Biologica e presentato questa mattina a Roma da Ismea e Coldiretti.

"La Regione Lombardia - ha ricordato - in questi anni ha destinato 13,6 milioni di euro a 1.174 aziende agricole per la conversione e il mantenimento del biologico. Una cifra eccezionale che ha lanciato la nostra regione come una delle realtà del biologico più importanti in Italia e in Europa". "C'è molta sensibilità dei consumatori - ha aggiunto - sia in Italia che all'estero sui prodotti biologici e sulla sostenibilità ambientale dei sistemi di produzione. Per questo la Regione vuole investire ulteriormente in questo settore e nelle aziende che ci credono".

La Lombardia fa registrare oltre 56.667 ettari coltivati a biologico, in aumento del 5,1% in un anno. Tra le principali produzioni biologiche in Lombardia, si legge nel rapporto, ci sono i cereali (25.077 ettari), le colture foraggere (12.623 ettari) e la vite (4.055 ettari), mentre il numero degli operatori sale a 3.238 con un incremento del 3% in un anno.

Oltre ai controlli sulle produzioni e sul commercio dei prodotti biologici da parte degli organi accertatori quali NAS, ATS, ICQRF, Carabinieri Forestali, dal 2016 la Regione Lombardia svolge attività di vigilanza sulle produzioni biologiche, verificando l'operato degli Organismi di Controllo di concerto con il Dipartimento dell'Ispettorato Centrale della tutela della Qualità e Repressione Frodi nazionale. (LNews)


“Il governo ha messo in atto un attacco sconsiderato ai prodotti ortofrutticoli di IV e V gamma. Il decreto “Green New Deal e la transizione ecologica del Paese” prevede, all’articolo 94, che la grande distribuzione dal primo gennaio 2022 non possa effettuare vendite promozionali su questi prodotti se non quando prossimi alla scadenza. Il settore, che è un’eccellenza dell’Italia nel mondo e che ha visto le imprese lombarde primeggiare in Italia per produzione e in Europa per sostenibilità e innovazione, viene di fatto dipinto come un mero produttore di rifiuti inquinanti”. Lo ha detto l’assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia Fabio Rolfi. “Chiederemo un impegno al ministro Bellanova e ai parlamentari lombardi per la modifica dell’articolo. Porteremo il tema anche all’attenzione della conferenza stato regioni. Questa proposta è un attacco alle grandi aziende dell’ortofrutta, specialmente nella bassa bresciana e bergamasca, così come in provincia di Mantova e Cremona. I prodotti di IV e V gamma sono sicuri e sostenibili a 360 gradi. Frutta e verdura pronte al consumo favoriscono la riduzione degli scarti e consentono un risparmio idrico del 1.000 per cento grazie al lavaggio industriale rispetto a quello domestico” aggiunge l’assessore. “Sul tema della plastica, al momento il materiale più sicuro sotto il profilo alimentare e sanitario, ricordo che gran parte delle confezioni di IV e V gamma sono già riciclabili e molte già realizzate con plastica riciclata. Questi prodotti inoltre stanno contribuendo al consumo diffuso di frutta e verdura fresche, mettendole facilmente e rapidamente a disposizione dei consumatori che magari non hanno tempo di recarsi ogni giorno al mercato. Con grandi vantaggi per tutta la filiera. – conclude – Da parte della Regione Lombardia massimo sostegno a un comparto che in epoca pre Covid aveva quasi raggiunto il miliardo di euro di fatturato in Italia. Togliendo il tasso promozionale, che è in media del 20 per cento, avremo un sensibile aumento dei prezzi e una minore visibilità del prodotto sugli scaffali e sui volantini. Serve un intervento immediato contro le prese di posizione ideologiche e anti impresa del ministero dell’Ambiente”.


La Regione Lombardia ha pubblicato questa mattina sul bollettino ufficiale le graduatorie del bando relativo agli incentivi per investimenti finalizzati alla ristrutturazione o riconversione dei sistemi di irrigazione.

"La razionalizzazione dell'acqua e delle risorse è il tema del futuro per l'agricoltura lombarda. La Regione Lombardia vuole affrontarlo in maniera concreta, affiancando le imprese agricole nei processi di innovazione. Anticipare i tempi significa essere all’avanguardia nell’offerta commerciale e risparmiare anche sui costi di produzione. Per questo nel prossimo Piano di sviluppo rurale gli interventi sulle risorse idriche dovranno aumentare per stimolare l’innovazione e la sostenibilità coinvolgendo anche il sistema dei consorzi di bonifica " ha detto Fabio Rolfi, assessore all'Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia.

 

La Regione ha infatti stanziato, nell’ambito del piano di sviluppo rurale, 4 milioni di euro per investimenti finalizzati alla ristrutturazione o riconversione dei sistemi di irrigazione. "Abbiamo l'obiettivo - ha aggiunto l'assessore - di ridurre il fabbisogno e l'utilizzo di acqua per l'irrigazione. Questo e' possibile grazie agli impianti di ultima generazione, con interventi che incidono sul sistema di accumulo, di distribuzione e di irrigazione".

Saranno finanziati interventi di riconversione del metodo irriguo dallo scorrimento superficiale alla subirrigazione e microirrigazione, pivot, rainger, rotoloni con irrigatori a lunga gittata. Sara' inoltre finanziata l'installazione di dispositivi per la programmazione, la gestione, la misurazione, il controllo e l'automatizzazione degli interventi irrigui. "I metodi tradizionali, come lo scorrimento, sono utili anche in chiave ecologica per ricaricare la falda e favorire lo sviluppo della biodiversita'. - ha precisato Rolfi . E' fondamentale comunque integrarli con tecnologie moderne per offrire un efficientamento migliore a livello aziendale anche per coniugare i metodi di irrigazione con la fertilizzazione localizzata e con moderne tecniche di coltivazione".

"Per combattere il problema della siccità la Regione ha istituito il tavolo permanente di monitoraggio delle risorse idriche per l'agricoltura, stiamo realizzando la riconversione delle ex cave in bacini di accumulo dell'acqua piovana e ora distribuiamo risorse per razionalizzare i sistemi di irrigazione - ha concluso il responsabile regionale dell'Agricoltura -. Siamo in costante contatto con consorzi e associazioni di categoria per programmare altri interventi".

Bergamo: 11 aziende, 752 mila euro

Brescia: 13 aziende, 883 mila euro

Cremona: 14 aziende, 992 mila euro

Lodi: 11 aziende, 548 mila euro

Milano: 5 aziende, 165 mila euro

Mantova: 12 aziende, 470 mila euro

Pavia: 3 aziende, 97 mila euro


“Questa epidemia si sta spostando pericolosamente. E i cinghiali selvatici sono tra i vettori principali della peste suina africana. La Germania non è dall’altra parte del mondo, bisogna evitare a tutti i costi che la malattia arrivi in Italia. Sarebbe un colpo letale per la suinicoltura lombarda e italiana, già alle prese con difficoltà economiche. Un caso di peste suina africana in Italia comporterebbe il blocco delle esportazioni di prosciutti e più in generale dei prodotti suinicoli. Serve aumentare l’allerta immediatamente”. Lo ha detto l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi. La peste suina africana infatti è stata rilevata per la prima volta in Germania, in un cinghiale nel Brandeburgo, come confermato dal governo tedesco.

“La totale assenza del governo italiano su un tema cruciale come quello della proliferazione incontrollata della fauna selvatica, cinghiale in primis, preoccupa molto. Le Regioni sono lasciate sole, gli agricoltori abbandonati nonostante annunci, promesse e passerelle romane dei ministri competenti e dei loro sostenitori. A oggi non ci sono misure, le iniziative delle Regioni vengono impugnate dal governo e i piani per contenere la fauna selvatica vengono attaccati dalle associazioni pseudoambientaliste che hanno un filo diretto con il ministro dell’Ambiente. Bisogna prevenire una catastrofe economica e non inseguire il problema quando si presenterà” aggiunge l’assessore.

“La Lombardia è la prima regione italiana per numero di suini allevati. Stiamo parlando di un settore economico strategico che è sotto attacco da anni per motivi ideologici e che la Regione intende difendere e valorizzare in tutti i modi” conclude Rolfi.

I dati dei suini allevati in Lombardia per provincia:

Bergamo 297.011

Brescia 1.356.038

Como 2.148

Cremona 969.149

Lecco 4.269

Lodi 356.688

Mantova 1.190.459

Milano 77.929

Monza e Brianza 3.504

Pavia 233.078

Sondrio 1.834

Varese 1.018

TOTALE Lombardia 4.493.125 (52,9% del totale nazionale)


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