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Promuoviamo cibo locale nelle mense scolastiche. Educazione alimentare fondamentale

“Il 60% dei comuni lombardi che hanno attivato il servizio mensa nelle scuole è già attento alla provenienza territoriale dei prodotti offerti e alla loro qualità. Un dato da cui partire per una diffusione sempre più capillare di buone pratiche. Le mense scolastiche non sono solo luoghi di distribuzione del cibo, ma sono anche momenti fondamentali di educazione alimentare”. Lo ha detto l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Fabio Rolfi, presentando i dati della ricerca di Polis Lombardia sulle mense scolastiche nella nostra regione. Hanno risposto alla rilevazione un totale di 244 Comuni e 305 scuole paritarie. Il 75% del campione riporta l’adozione di due menù annuali, l’8% un unico menù con minime variazioni stagionali, il 17% cambia il menù almeno una volta ogni 3 mesi.

“I dati di partenza indicano che c’è ancora molto lavoro da fare. Vogliamo contribuire a creare una coscienza collettiva sull’importanza anche sociale della ristorazione scolastica. Spesso anche in questo ambito vengono costruiti appalti al massimo ribasso. Dobbiamo invece concentrarci sulla qualità produttiva e sul rafforzamento delle filiere agricole locali, anche in chiave di sostenibilità ambientale. L'agricoltura lombarda può contribuire ad aumentare la qualità dei prodotti delle mense e può essere un player fondamentale per la ristorazione collettiva” aggiunge l’assessore.

“La Regione Lombardia ha istituito un osservatorio regionale su questo tema e recentemente abbiamo anche stipulato un accordo con l’ufficio scolastico regionale per azioni congiunte in ambito di educazione agroalimentare. Il report di Polis serve come fotografia iniziale per sviluppare iniziative concreti che possano portare alla sensibilizzazione di scuole e istituti paritari sull’importanza del cibo” conclude Rolfi.


Latte, ho convocato per giovedì il tavolo regionale con tutta la filiera

 

“Nei mesi scorsi è stato sottoscritto un accordo nazionale sul prezzo del latte.È stato firmato da tutti gli attori della filiera e chiediamo semplicemente che venga rispettato, anche perché gli allevatori stanno già attraversando difficoltà oggettive legate all’aumento esponenziale dei costi di produzione. Ricordo che è stato anche approvato un decreto a livello nazionale che stabilisce come pagare un prodotto agricolo al di sotto del costo di produzione sia una pratica sleale”. Lo ha detto l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi.

“La Regione convocherà per giovedì un tavolo latte, al quale siedono tutti gli attori della filiera, dalle associazioni agricole di categoria ai rappresentanti dei trasformatori e della grande distribuzione.È necessario per un confronto e per una verifica dello stato di attuazione dell’accordo nazionale. Personalmente sarò alle iniziative organizzate dagli allevatori per i prossimi giorni, perché il ruolo delle istituzioni è anche quello di dare risposte per stemperare tensioni sociali” ha aggiunto l’assessore annunciando la convocazione del tavolo latte, al termine di un incontro con i vertici di Coldiretti.

“La Lombardia produce il 45 per cento del latte nazionale e il problema del prezzo riguarda soprattutto il nostro territorio. La Regione farà tutto quanto di propria competenza per trovare una soluzione adeguata che dia il giusto valore ai prodotti e dunque al lavoro degli allevatori” conclude Rolfi.


Tavolo permanente con istituti bancari per credito e liquidità delle filiere zootecniche

Aumento dei prezzi delle materie prima, crisi internazionale causata dalla guerra in Ucraina, costi dell’energia e malattie come aviaria e peste suina stanno mettendo in difficoltà le principali filiere zootecniche della Lombardia: avicoltura, suinicoltura e lattiero-caseario. La Regione Lombardia istituirà una cabina di regia tecnica per studiare le migliori modalità di accesso al credito e alla liquidità per le aziende agricole lombarde. E’ quanto emerso dalla videoconferenza che si è svolta questa mattina, convocata dall’assessore regionale all’Agricoltura Fabio Rolfi, alla quale hanno partecipato i rappresentanti delle associazioni di categoria, Finlombarda e l’Associazione bancaria italiana – commissione regionale Lombardia.

“Le banche, Ismea e Finlombarda hanno già realizzato misure specifiche dedicate al comparto zootecnico. C’è la necessità di mettere a sistema tutte queste possibilità per le imprese agricole e pensare a ulteriori strumenti innovativi per combattere la contrazione di redditività che l’agricoltura lombarda sta vivendo. La Regione avvierà questo tavolo istituzionale permanente e ringrazio l’Abi Lombardia per la disponibilità dimostrata” ha dichiarato Fabio Rolfi.

“Il comparto zootecnico lombardo sta alla base dei prodotti Dop più conosciuti e consumati al mondo. Liquidità e credito sono fondamentali non solo per garantire la sopravvivenza delle imprese, ma per pensare a ulteriori investimenti sul futuro per una delle colonne dell’agroalimentare italiano. La peste suina non è ancora arrivata in Lombardia, ma sta pesando in maniera forte sulle esportazioni; l’aviaria si è fatta sentire pesantemente soprattutto a Brescia, Cremona e Mantova con 55 focolai, ora tutti estinti, ma che hanno creato danni milionari.È urgente un intervento deciso” aggiunge l’assessore.

“Il ministero ha messo a disposizione a livello nazionale 30 milioni per il comparto avicolo e 50 per il sostegno alle imprese danneggiate dalla peste suina.È chiaro che queste risorse non possono bastare e la Regione vuole attivarsi, al di là dei ristori, affinché le agevolazioni per l’accesso al credito e la liquidità abbiano ricadute concrete sul territorio” conclude Rolfi.


Nutrie, nuova legge lombarda. Al via sperimentazione di ditte di pest control

Definizione delle competenze degli enti territoriali, percorso congiunto con le associazioni di categoria, un fondo annuale da 500 mila euro e soprattutto nuove iniziative per contenere un problema che sta generando danni incalcolabili all’agricoltura lombarda, creando al contempo un pericolo per la sicurezza. Sono i contenuti della nuova legge lombarda per il contenimento e l’eradicazione della nutria, approvata questa mattina dal Consiglio regionale.

“La Regione vuole mettere in campo tutte le azioni possibili per contenere un problema enorme, rappresentato dalla proliferazione della nutria. Con i 500 mila euro previsti dalla nuova legge regionale avvieremo un bando per sperimentare  ditte specializzate in pest control. Con una grande quantità di gabbie affiancheranno i volontari in questa attività, definendo obiettivi e zone d’azione. Negli Stati Uniti e in altri Paesi questi interventi hanno funzionato” ha dichiarato l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia, Fabio Rolfi.

“Oltre a mettere in pericolo la redditività delle aziende agricole, le nutrie scavano tunnel che causano cedimenti degli argini e dei terreni e, di conseguenza, anche delle strade limitrofe. Rappresentano un rischio per la sicurezza stradale. Chi percorre le provinciali in pianura sa quanto sia facile vedere uno di questi roditori attraversare la carreggiata” aggiunge l’assessore.

Le modifiche di legge approvate oggi introducono maggiore flessibilità amministrativa e operativa per gli enti locali e gli operatori e garantiscono chiarezza dei ruoli. I Comuni saranno competenti nella gestione del sovrappopolamento e coopereranno, anche in forma associata, ai piani di eradicazione predisposti dalle Province. Potranno stipulare convenzioni con associazioni venatorie, ambiti territoriali di caccia e comprensori alpini per il supporto dell’attività di controllo, attenendosi alle linee guida indicate dalla Regione. Le Province predisporranno i piani, organizzeranno la raccolta e lo smaltimento delle carcasse e istituiranno tavoli di coordinamento con i soggetti interessati. La Regione effettuerà una programmazione sulla base della consistenza della specie ed emanerà linee guida per le attività dei comuni.

“Ringrazio il Consiglio regionale per il lavoro svolto. Ammodernare la norma, condividendo il percorso con tutti gli enti e le associazioni, era fondamentale. Ora chiediamo al governo di ascoltare un appello unanime delle Regioni della pianura padana: trattare la nutria come una emergenza nazionale e istituire un cospicuo fondo ministeriale per affrontare il problema in modo congiunto e serio” conclude Rolfi.


Il prezzo del concime è alle stelle, riconoscere digestato come fertilizzante

"In conseguenza della guerra in Ucraina il prezzo dei concimi è alle stelle, con aumenti che raggiungono il 170%. Serve una misura urgente per riconoscere il digestato come fertilizzante. La Regione Lombardia lo chiede da tempo. Ora ne va della sopravvivenza delle nostre imprese. Bisogna superare le visioni ideologiche e pensare al futuro dell'agricoltura". Lo ha detto l'assessore regionale lombardo all'Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi.

"Il prodotto da digestione anaerobica è una sostanza green utilizzabile anche nelle zone vulnerabili in sostituzione dei fertilizzanti chimici, in un'ottica di sostenibilità ambientale ed economia circolare. Non utilizzarlo sarebbe controproducente soprattutto ora che a causa dell’incremento del costo dei fertilizzanti di sintesi e il blocco dell’export del nitrato di ammonio da parte della Russia rischiamo che il settore entri in una spirale di crisi irreversibile.È doveroso riconoscere e legittimare l’utilizzo dell’alternativa green che abbiamo già nelle nostre aziende” aggiunge l'assessore.

"L'utilizzo del digestato consentirebbe di valorizzare la materia organica delle nostre stalle e di abbattere i costi per le aziende. Il settore agricolo troppe volte è vittima di visioni ideologiche, mentre le sfide future legate anche alla sostenibilità ambientale vanno affrontate con pragmatismo. Ora è necessario un intervento nazionale. La Lombardia – ha concluso Rolfi - ha 450 impianti di biogas agricolo sui 2.000 presenti in Italia".


Prevenzione peste suina, necessario tenere pulite aree sosta e di ritrovo

L'assessore regionale all'Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi, Fabio Rolfi ha scritto oggi agli enti gestori delle autostrade, ad Anci Lombardia e agli enti gestori dei parchi regionali per chiedere una collaborazione volta a prevenire l'arrivo e la diffusione della Peste suina africana, attraverso una frequente pulizia delle aree di sosta, dei parcheggi, delle aree di ritrovo e una puntuale attenzione sulla raccolta dei rifiuti organici.

"Regione Lombardia - scrive Rolfi - si è attivata subito con provvedimenti propri per contenere la possibile espansione della malattia, restringendo o vietando attività outdoor in un'area 'cuscinetto' di 10 chilometri lungo il confine della zona infetta, e con attività di monitoraggio in alcune zone come l'Oltrepò collinare e montano".

"Pur non essendo trasmesso da animale a essere umano, - precisa l'assessore lombardo - il virus viene veicolato non solo dagli animali, vivi o morti, ma anche da prodotti derivati, carni lavorate, semilavorate e insaccati, nei quali sopravvive. Anche gli avanzi di un pasto a base, per esempio, di salumi, abbandonati in punti accessibili ai cinghiali, diventano potenziali fonti di contagio".

"Colpendo i suidi, sia selvatici, come i cinghiali, che domestici, - avverte l'assessore regionale - se la Peste suina fosse rinvenuta in Lombardia rappresenterebbe una catastrofe per l'intera economia suinicola, cinque milioni di capi in Lombardia, con conseguente blocco delle esportazioni di ogni prodotto e obbligo di abbattimento degli animali. Al momento, contro il virus della Psa non esistono vaccini né cure".

"Voglio ringraziare tutti gli enti per la collaborazione già riscontrata - sottolinea, in conclusione, Rolfi - è necessario che la pulizia e la sanificazione delle aree di sosta, di parcheggio lungo le tratte autostradali e di ritrovo in ambito urbano siano intensificate; recuperando accuratamente scarti di cibo, svuotando con la massima frequenza possibile cestini e cassonetti dell'organico, fonti di possibile alimentazione per i cinghiali e di potenziali loro contagio".


La Giunta regionale della Lombardia ha approvato l’elenco delle proposte ammissibili alla fase di negoziazione propedeutica alla promozione dei singoli AREST. Sono 14 i progetti considerati di interesse regionale e ammessi alla fase successiva. L’obiettivo è quello di realizzare una strategia di rilancio economico e di sostegno al sistema rurale e ambientale per i territori montani, da attuarsi attraverso lo strumento dell’Accordo di rilancio economico sociale e territoriale (Arest).

Il percorso consente l’azione integrata e coordinata tra Regione e un partenariato istituzionale pubblico-privato utile a far emergere le potenzialità di rilancio economico, sociale e territoriale presenti nell’ecosistema regionale.

“Una misura molto attesa da tutto il sistema agricolo montano lombardo. Vogliamo promuovere una sinergia pubblico-privato – ha dichiarato Fabio Rolfi, assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi – in grado di valorizzare l’agricoltura di montagna, partendo dalla filiera lattiero-casearia e bosco legno nonché dall’innovazione nelle filiere tradizionali che hanno una particolare rilevanza anche per gli elementi storici del paesaggio agrario e della biodiversità. Creare economia significa combattere lo spopolamento della montagna e dare un futuro anche ai ragazzi che decidono di rimanere nelle aree interne”.

La delibera, dopo l’espressione della valutazione positiva di sussistenza dell’interesse regionale, approva l’elenco contenente 14 proposte di AREST ammissibili alla eventuale fase di negoziazione propedeutica alla promozione dei singoli progetti. L’assessorato all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi avvierà ora la fase di negoziazione sulla base della disponibilità delle risorse finanziarie sul bilancio regionale 2022 – 2024, con un approfondimento del dettaglio programmatico e progettuale delle proposte, il perfezionamento delle procedure di inquadramento in ordine alla disciplina sugli aiuti di stato e le verifiche in ordine all’individuazione delle forme di cofinanziamento regionale.

“Le nostre montagne sono culla di prodotti agroalimentare eccezionali, immediatamente identificabili con il territorio e in grado di essere attrattivi sotto il profilo turistico. Cercheremo di snellire le procedure amministrative per far arrivare gli effetti concreti nel minor tempo possibile. I quattordici progetti valgono 70 milioni di euro totali. Quantificheremo a stretto giro il cofinanziamento regionale” conclude Rolfi.

Elenco dei progetti ammissibili a finanziamento:

provincia di Bergamo:

  • Comunità montana Valle Imagna: WALDMANN: nuova energia dalle nostre radici. Importo totale: 6.000.000 euro
  • Comunità Montana Valbrembana: progetto Revolvo. Importo totale: 6.000.000 euro
  • Comunità montana Valseriana: progetto Rete Orobica. Importo totale: 6.000.000 euro

Provincia di Brescia:

  • Comune di Borno: Progetto Bosco-Legno-Energia Altipiano del Sole. Importo totale: 4.036.360 euro
  • Comunità montana Valtrompia: Rilancio della filiera lattiero-casearia per la produzione del formaggio Nostrano Valtrompia. Importo totale: 6.755.000 euro
  • Comunità montana Vallecamonica: Le Nuove Forme del Latte nella Valle dei Segni. Importo totale: 5.995.000 euro
  • Comune di Berzo: implementazione della filiera bosco legno energia in alta valle Camonica. Importo totale: 5.259.176 euro
  • Comune di Vione: AREST Due Parchi resilienti, sostenibili e inclusivi. Importo totale: 4.275.000 euro
  • Comunità Montana Parco Alto Garda Bresciano: Il Garda delle limonaie. Importo totale: 4.220.000 euro

provincia di Como:

  • Comune di Centro Valle Intelvi: PRO. MO. 4.0 – Produrre in Montagna. Importo totale: 2.723.500 euro

Provincia di Lecco:

  • Comunità montana Valsassina: VaLIDes-Valorizzazione del Legno locale per lo sviluppo di prodotti Innovativi per la Decarbonizzazione. Importo totale: 5.997.000 euro

Provincia di Sondrio:

  • Comune di Gerola Alta: progetto “orobian”: start up innovative per la creazione e valorizzazione di una filiera eco-sostenibile della lana di capra orobica in val Gerola. Importo totale: 1.000.000 euro
  • Comunità Montana Valtellina di Morbegno: Centrale di Campovico. Importo totale: 6.000.000 euro
  • Comunità Montana Valtellina di Tirano: Implementazione e sviluppo della filiera bosco legno nel territorio delle comunità montane Valtellina di tirano e alta Valtellina. Importo totale: 6.000.000 euro

“Ho chiesto al commissario Wojciechowski uno studio di impatto sulle aziende delle misure previste dalla Farm to fork. La sostenibilità ambientale deve andare di pari passo con quella economica delle imprese e solo partendo da numeri certi si possono poi declinare le misure.È necessaria inoltre una azione europea forte che tuteli le produzioni a denominazione d’origine contrastando l’italian sounding, evitando l’introduzione del nutriscore e chiedendo reciprocità sui modelli produttivi nell’ambito dei trattati di scambio internazionale. L’obiettivo deve essere quello di ridurre l’impatto ambientale investendo sull’innovazione, non imponendo vincoli che rischiano di far chiudere migliaia di aziende”. Lo ha detto oggi Fabio Rolfi, assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia. La Coalizione delle Regioni agricole europee AgriRegions ha organizzato un incontro politico ad alto livello con Janusz Wojciechowski, responsabile per l'Agricoltura nella Commissione Europea. Con i piani strategici della PAC attualmente in fase di valutazione, questa è stata l'occasione per le 17 regioni rappresentate dalla Coalizione di ricordare il ruolo chiave che le regioni continueranno a svolgere per garantire che gli interventi della PAC siano adeguati alle esigenze locali e di evidenziare attraverso esempi concreti la necessità che il Green Deal tenga conto dei suoi impatti a livello locale e regionale.

Oggi, le autorità regionali sono responsabili della gestione e dell'attuazione delle misure di sviluppo rurale in diversi Stati membri europei e continueranno a farlo anche con la nuova PAC. Tuttavia, con i piani strategici della PAC e la nuova governance, le regioni perderanno in parte il legame diretto che avevano con la Commissione europea. La Coalizione AgriRegions, teme che ciò crei una distanza eccessiva tra la Commissione europea e i territori in cui verrà attuata la nuova PAC, aumentando così in conseguenza il divario tra le aspettative della Commissione e la realtà sul campo.

Arnaud Lecuyer, vicepresidente della regione della Bretagna e responsabile dell'agricoltura e del coordinamento della Coalizione AgriRegions, ha chiarito: "Quando si adatta la PAC alle esigenze locali e si discutono questioni relative alla sua attuazione a livello territoriale, le autorità regionali avvicinano la PAC ai suoi beneficiari, i cittadini. Pur riconoscendo il ruolo delle autorità nazionali come principale interlocutore della Commissione per l'attuazione dei piani della PAC, chiediamo alla Commissione di mantenere un dialogo strutturato con le autorità regionali”.

Le regioni svolgono un ruolo fondamentale nell'accompagnare la transizione verso sistemi agricoli e alimentari più sostenibili a livello locale. Pur sottolineando l'importanza di coinvolgere le parti interessate a tutti i livelli, il Green Deal raramente tiene conto degli impatti delle politiche a livello locale e regionale, soprattutto quando si tratta di fissare obiettivi per la produzione agricola, come nel caso della strategia Farm to Fork e, più recentemente, del pacchetto Fit for 55.

Rivolgendosi al Commissario, più di 10 rappresentanti eletti delle regioni della Coalizione AgriRegions hanno ricordato attraverso vari esempi che “non può esserci transizione sostenibile né giusta per i sistemi agricoli e alimentari senza tener conto degli impatti a livello regionale e che ciò può essere ottenuto solo attraverso una maggiore consultazione e coinvolgimento degli enti locali e regionali”. Regione Lombardia crede nella partecipazione alla Coalizione AgriRegions e condivide i suoi obiettivi, che puntano a garantire che i decisori dell'Unione Europea tengano conto della dimensione regionale per uno sviluppo del settore agricolo e agroalimentare competitivo, sostenibile e di qualità. A tal fine, infatti, la Coalizione intende intensificare il proprio lavoro e la propria visibilità per tutto il 2022 e gli anni a venire al fine di cooperare e dialogare in maniera più regolare ed efficace con la Commissione e le altre istituzioni dell'UE su politiche così cruciali.

La Coalition of European AGRIREGIONS rappresenta la voce delle regioni europee mobilitate per difendere una politica agricola comune (PAC) equa e sostenibile e il ruolo delle regioni nella sua attuazione.

Rappresenta 17 regioni di 7 Stati membri: Azzorre, Andalusia, Provincia Autonoma di Bolzano – Alto Adige, Auvergne-Rhône-Alpes, Baden-Württemberg, Baviera, Bretagna, Castilla y Léon, Emilia-Romagna, Estremadura, Lombardia, Nouvelle Aquitaine, Normandia, Paesi della Loira, Contea di Sibiu , Toscana, Wielkopolska. Insieme rappresentano oltre il 17% della superficie agricola utilizzata totale dell'UE e oltre il 15% della popolazione dell'UE.


Altri 4 milioni di euro per 87 nuove aziende agricole under 40

"L'agricoltura è tornata attrattiva. Nonostante le difficoltà legate all'aumento dei costi di produzione, ci sono tanti giovani lombardi che decidono di aprire una azienda agricola in pianura o in montagna. Gli investimenti fatti per sostenere il ricambio generazionale e l'innovazione sono fondamentali per il futuro del comparto. In questi 5 anni abbiamo destinato 40 milioni di euro a 1.366 ragazze e ragazzi lombardi che hanno aperto una attività o sono subentrati a quella dei genitori o dei nonni". Lo ha detto l'assessore regionale lombardo all'Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi annunciando una misura da 4 milioni di euro, nell'ambito del Piano di sviluppo rurale, destinati all'avvio di 87 nuove aziende gestite da agricoltori con meno di 40 anni.
"Siamo la prima regione agricola d'Italia e abbiamo il dovere di anticipare il futuro. Abbiamo anche fatto la scelta strategica lo scorso anno di aumentare i premi passando da 20.000 a 40.000 euro per l'avvio delle aziende di pianura e da 30.000 a 50.000 euro per quelle di montagna. I giovani possono portare nuove energie, nuove tecnologie, nuove idee a un comparto fondamentale per l'economia lombarda e italiana" aggiunge l'assessore.
"Abbiamo affiancato a questi fondi anche un corposo investimento da 5 milioni per gli istituti agrari statali e iniziative per la promozione dei prodotti.È necessario accorciare la distanza tra formazione ed esigenze del mondo del lavoro e proseguire con la comunicazione per far capire ai consumatori la qualità e la sicurezza dei prodotti agroalimentari lombardi. Solo così possiamo fare in modo che le risorse destinate all'avvio di nuove aziende non siano solo uno intervento spot, ma si trasformino in redditività a lungo termine per gli imprenditori agricoli e per le filiere" conclude Rolfi.

Numero di aziende gestite da giovani avviate con questo finanziamento:
Bergamo: 23 aziende (di cui 19 in montagna) - 1.110.000 euro
Brescia: 14 aziende (di cui 5 in montagna) - 610.000 euro
Como: 8 aziende (di cui 7 in montagna) - 390.000 euro
Cremona: 5 aziende - 200.000 euro euro
Lecco: 3 aziende (di cui 3 in montagna) 150.000 euro
Lodi: 2 aziende - 80.000 euro
Monza Brianza:1 azienda - 40.000 euro
Milano: 1 azienda - 40.000 euro
Mantova: 8 aziende - 320.000 euro
Pavia: 10 aziende (di cui 4 in montagna) - 440.000 euro
Sondrio: 8 aziende (di cui 8 in montagna) - 400.000 euro
Varese: 4 aziende (di cui 2 in montagna) - 180.000 euro
TOTALE: 87 aziende (di cui 48 in montagna) - 3.960.000 euro

Numero totale di aziende gestite da giovani avviate grazie al piano di sviluppo rurale negli ultimi 7 anni:

Bergamo: 298 aziende (di cui 246 in montagna) – 9.560.000 euro
Brescia: 273 aziende (di cui 150 in montagna) – 7.850.000 euro
Como: 63 aziende (di cui 53 in montagna) – 2.040.000 euro
Cremona: 56 aziende – 1.340.000 euro
Lecco: 32 aziende (di cui 22 in montagna) – 940.000 euro
Lodi: 18 aziende – 480.000 euro
Monza Brianza: 11 aziende – 370.000 euro
Milano: 28 aziende – 660.000 euro
Mantova: 172 aziende – 3.860.000 euro
Pavia: 182 aziende (di cui 73 in montagna) – 4.690.000 euro
Sondrio: 205 aziende (205 in montagna) – 6.850.000 euro
Varese: 28 aziende (di cui 19 in montagna) – 890.000 euro
Totale complessivo: 1.366 aziende (di cui 769 in montagna) – 39.530.000 euro


Cimice asiatica, 4 milioni di risarcimenti alle aziende. Al via ultima tranche

Lotta serrata alla cimice asiatica, insetto alieno che in questi anni ha messo in ginocchio la frutticoltura lombarda. La Regione Lombardia, oltre a redistribuire i fondi statali per i risarcimenti, proseguirà con il controllo biologico attraverso la vespa samurai, attivando al contempo una ricerca su strumenti innovativi e sostenibili.È la sintesi di quanto annunciato dall’assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi in occasione del pagamento dell’ultima tranche di risarcimenti alle aziende agricole.

“Abbiamo avviato l’ultima fase dei pagamenti, arrivando ai 4 milioni di euro che il ministero ha destinato alla Lombardia. Se pensiamo che la cimice asiatica crea danni per circa 15 milioni di euro all’anno nella nostra regione è evidente come i rimborsi non siano sufficienti ed è necessario dunque continuare con la lotta biologica. Anche quest’anno proseguiremo con il rilascio della vespa samurai, antagonista naturale della cimice asiatica” ha dichiarato Rolfi.

La Regione Lombardia ha inoltrato al Ministero della Transizione Ecologica la richiesta di rinnovo dell’autorizzazione per la prosecuzione del programma di immissione in natura della vespa samurai. Nei due anni passati il piano ha previsto un totale di 106 rilasci (100 femmine e 10 maschi per lancio) dell’antagonista della cimice in 33 diverse località regionali, localizzate nelle provincie dove maggiori sono stati i danni provocati dalla cimice asiatica.

“Chiaramente risultati concreti si vedranno nel medio termine, ma il ritrovamento della vespa samurai nell’anno successivo ai rilasci rappresenta un’indicazione del suo insediamento e fa ben sperare per un contenimento delle popolazioni di cimice asiatica, in modo da rendere più agevole il suo controllo con gli altri metodi di difesa disponibili e riducendo di conseguenza l’impiego di insetticidi” aggiunge l’assessore. Nell’ambito dell’approccio integrato alla lotta contro la cimice asiatica la Regione Lombardia ha attivato una collaborazione con l’Istituto di entomologia del Dipartimento Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino, con l’obiettivo di individuare strumenti innovativi, a impatto zero, per il contenimento delle popolazioni dell’insetto.

“Nel frattempo è necessario che le aziende agricole proseguano nell’opera di difesa. Al momento l’installazione sulle colture frutticole di reti protettive rappresenta il modo più efficace per ridurre i danni da cimice asiatica. In questi anni la Regione Lombardia ha destinato 12,5 milioni di euro a 410 aziende lombarde per installare reti antinsetto. Solo una azione coordinata, che passi anche da efficaci politiche assicurative e di gestione del rischio, può portare a ottenere risultati importanti” conclude Rolfi

Di seguito i risarcimenti alle aziende agricole, suddivisi per provincia:

Bergamo 25.394,04   euro

Brescia 886.833,02 euro

Cremona 457.332,20 euro

Mantova 2.535.787,58 euro  

Lecco 75.019,56 euro  

Pavia 14.081,83 euro  

Sondrio 105.129,10 euro  

TOTALE 4.099.577,33 euro


“Nello scostamento di bilancio deve essere sostenuta la filiera del latte, oggi in reale e grave difficoltà”. Lo ha detto l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi al termine del tavolo regionale dedicato alla filiera del latte che si è tenuto a Palazzo Lombardia e al quale hanno partecipato i rappresentanti delle associazioni agricole di categoria, del mondo della trasformazione, della cooperazione e della grande distribuzione.

 

“La Regione Lombardia si farà parte attiva di un documento di proposte tra cui la liberalizzazione del digestato come fertilizzante, come chiesto dalle parti agricole, la sburocratizzazione del sistema per gli oneri a carico dei trasformatori e un intervento sull’Iva nel breve periodo per sostenere con risorse fresche la filiera in un periodo di aumento dei costi energetici. Servono interventi concreti, efficaci e strutturali” ha aggiunto l’assessore.

 

“Va rivisto il sistema di contrattazione del latte per renderlo più moderno e includere tutti gli elementi di valore nella determinazione del prezzo e spalmare meglio i ricavi lungo la filiera. – conclude Rolfi – A novembre è stato siglato un accordo nazionale su un prezzo di emergenza per il latte pari a 41 centesimi al litro, oggi certamente superato ma che almeno va rispettato. Ho invitato le parti agricole a segnalare chi non rispetta il prezzo minimo, affinché si possano attivare i controlli in ambito di pratiche sleali”.


In Lombardia gli agricoltori che subiscono danni causati da cinghiale alle coltivazioni potranno indicare due operatori abilitati al contenimento dell’animale sui propri terreni.È quanto stabilisce la delibera approvata dalla Regione su proposta dell’assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi.

“In questi anni abbiamo introdotto la possibilità per gli agricoltori provvisti di licenza di intervenire direttamente, abbiamo aggiornato la legge, abbiamo introdotto la caccia di selezione al cinghiale tutto l’anno anche con visore notturno, abbiamo previsto la facoltà di foraggiamento ossia il posizionamento di piccole quantità di cibo per attrarre il cinghiale. La Lombardia ha fatto tutto ciò che consente la norma nazionale, spesso finendo anche nelle sedi giudiziarie per difendere le proprie leggi e il diritto dei territori di gestire la piaga del cinghiale. Ora serve l’intervento dello Stato, da sempre inerte: la proliferazione incontrollata di cinghiali causa danni all’agricoltura ed è un pericolo per la sicurezza stradale. Il cinghiale è anche il principale vettore della peste suina africana e questo dovrebbe far riflettere sugli effetti del disinteresse manifestato in questi anni da parte dei ministeri competenti” ha dichiarato Rolfi.

Il proprietario o conduttore del fondo sul quale vengano certificati danni alle colture o al sistema agrario, al fine di incentivare il contenimento delle popolazioni di cinghiale potrà quindi presentare ai competenti Corpi di Polizia provinciale specifica istanza di autorizzazione per due operatori abilitati al controllo selettivo degli ungulati. “Questa misura conferma la volontà di regione di attivare ogni misura possibile per incrementare ancora di più il contenimento del cinghiale nell’ottica della difesa delle coltivazioni e delle sicurezza delle comunità locali” ha affermato l’assessore.

“Nel 2021 gli abbattimenti totali in Lombardia sono stati 12.972, a cui vanno aggiunti i 1.187 in parchi e riserve, contro i 9.198 totali del 2020 e i 7.371 del 2019. La norma regionale dunque funziona. Gli agricoltori, i cittadini che abitano in montagna e i sindaci hanno bisogno di risposte concrete e il nostro impegno va in questa direzione” conclude Rolfi. “Con la delibera di oggi abbiamo colmato una ulteriore lacuna. Alcuni Ambiti territoriali e Comprensori alpini di caccia in aree non idonee al cinghiale non hanno predisposto i Progetti pluriennali di gestione del cinghiale o gli interventi annuali di prelievo. Ora abbiamo stabilito un cronoprogramma che prevede la predisposizione del documento entro il primo luglio 2022, in alternativa scatterà il potere sostitutivo di Regione e predisporremo direttamente i piani per avviare ovunque la caccia di selezione”.

Di seguito gli abbattimenti totali per provincia (dati in ordine 2019 - 2020 – 2021)

BERGAMO: 941 - 1.181 - 2.152

BRESCIA: 614 - 1.241 - 2.036

COMO: 1.916 - 2.189 - 3.876

CREMONA: 152 – 119 - 300

LECCO: 260 - 306 - 368

LODI: 6 - 4 - 21

MANTOVA: non prevista

MILANO: 8 - 12 - 106

MONZA E BRIANZA: non prevista

PAVIA: 1.973 - 2.332 - 1.730

SONDRIO: 279 – 362 - 477

VARESE: 1.222 - 1.452 - 1.906

TOTALE LOMBARDIA: 7.371 - 9.198 - 12.972

PARCHI E RISERVE (DATO 2021)

Parco dei Colli Bergamaschi (BG) 52

Parco Spina Verde (CO) 72

Parco della Pineta di Appiano Gentile e Tradate (CO-VA) 396

Riserva Naturale Lago di Piano (CO) 42

Parco del Ticino: 625

TOTALE: 1187


Riconosciuta calamità per tromba d'aria di settembre a Brescia e Lodi

Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha accolto la richiesta della Regione Lombardia di declaratoria di eccezionalità per la tromba d'aria del 19 settembre 2021 nelle province di Brescia e Lodi. In provincia di Brescia sono stimati danni alla strutture agricole per 3.2 milioni di euro nei territori dei comuni di Pontevico, Visano, Calvisano e Carpenedolo mentre a Corte Palasio (LO) sono stimati danni per 1 milione di euro.

“Due eventi atmosferici che hanno causato danni ingenti all’agricoltura dei due territori. Ora le aziende agricole e gli enti che avevano segnalato danni possono presentare la domanda di concessione dei benefici utilizzando i modelli reperibili sul sito della Regione Lombardia” ha dichiarato Fabio Rolfi, assessore regionale all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi.  

“Era necessario dare un segnale alle imprese agricole. Ora però serve che i risarcimenti coprano i danni e soprattutto che siano erogati celermente dal ministero. La Regione cercherà di velocizzare i passaggi. Le aziende devono affrontare i rincari energetici e l’aumento dei prezzi delle materie prime, non possono da sole far fronte ai danni da maltempo” conclude l’assessore

A partire da oggi decorrono i 45 giorni perentori per la presentazione delle domande da parte dei soggetti interessati che a suo tempo hanno segnalato i danni.

I predetti soggetti possono presentare domanda utilizzando la modulistica allegata alla presente, scaricabile anche dal link sotto riportato:

https://www.regione.lombardia.it/wps/portal/istituzionale/HP/DettaglioServizio/servizi-e-informazioni/Imprese/Imprese-agricole/calamita-assicurazioni-e-servizi-di-sostituzione/calamita-naturali-manuale-delle-procedure/calamita-naturali-manuale-delle-procedure


Tracciamento gessi, il Mite impugna ancora legge lombarda senza farne una nazionale

Il Ministero della transizione ecologica ha inviato i rilevi al Dipartimento degli Affari Regionali sulla Seconda legge di revisione normativa ordinamentale 2021”, contenete le norme riguardanti il controllo e il monitoraggio dei gessi di defecazione da fanghi utilizzati in agricoltura.

"Sui gessi Regione Lombardia aveva colmato un vuoto legislativo nazionale. Il Ministero della transizione ecologica invece, anziché preoccuparsi di fare rapidamente una norma ad hoc che preveda il tracciamento dei fanghi, propone di impugnare nuovamente davanti alla Corte costituzionale anche la nuova versione già modificata della legge della Lombardia. Ci aspetteremmo che contrariamente a questi atti, ci sia al più presto una norma nazionale, in linea con quanto previsto dalla norma regionale”. Lo dichiarano gli assessori all’Agricoltura Fabio Rolfi e all’Ambiente e clima Raffaele Cattaneo.

I gessi di defecazione da fanghi sono stati inseriti per legge nell’elenco dei fertilizzanti e, anche se prodotti a partire da rifiuti, escono dai controlli e dalle tutele ambientali previste dalla regolamentazione dei rifiuti.

“Regione Lombardia – proseguono gli assessori - è intervenuta con una legge proprio per sopperire a una grave lacuna circa il fatto che per tali materiali, pur sapendo chi li produce, non è previsto un tracciamento dell’uso finale che pertanto espone a possibili comportamenti impropri, che si sono anche riscontrati più volte”.

“È stato lo stesso Ministro Cingolani - concludono Rolfi e Cattaneo - ad annunciare recentemente la necessità di una norma nazionale in tempi rapidi.È questa che ci saremmo aspettati. Non la proposta di una nuova impugnativa”.


Salvato il vino italiano da ennesima eurofollia. Fare sistema serve

L'agroalimentare è una delle ricchezze più grandi del nostro Paese e la Lombardia è la prima regione agricola d'Italia. Il risultato ottenuto oggi dimostra come il sistema Italia debba fare squadra per tutelare il proprio patrimonio. I vini Doc, Docg e Igt hanno disciplinari riconosciuti a livello comunitario in termini di qualità e salubrità. Sarebbe stata una contraddizione per l'Ue". Lo ha detto l'assessore regionale lombardo all'Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi, Fabio Rolfi, in merito alle modifiche alla relazione sul Piano di azione anti-cancro approvate dall'Europarlamento, con le quali si è scongiurato il tentativo di inserire riferimenti al cancro sulle etichette di vino e birra.
 "Associare il consumo di un prodotto al cancro - ha aggiunto l'assessore, annunciando per la primavera un evento a Bruxelles per far conoscere i vini lombardi - ha già generato in passato danni economici enormi, penso alla carne rossa, e anche solo un accostamento a livello mediatico può generare nel consumatore dubbi e paure. Per questo è necessario che ci sia chiarezza, ricordando la differenza fondamentale tra consumo e abuso di alcolici. Tra l'altro, la dieta mediterranea è stata riconosciuta dall'Unesco come elisir di lunga vita".
 "I vini lombardi - ha ricordato l'assessore - stanno facendo registrare crescite in doppia cifra a livello di export, i nostri produttori hanno fatto passi da gigante in materia di sostenibilità ambientale e sempre più giovani imprenditori si avvicinano al mondo del vino"."Sul nostro territorio regionale - ha concluso Rolfi - più del 90% del vino prodotto è di qualità e grazie alla collaborazione tra Regione Lombardia e consorzi si stanno ottenendo risultati importanti in materia di promozione e valorizzazione delle etichette anche come strumento di promozione turistica".

"Serve un corposo fondo per i ristori alle aziende colpite dal blocco delle esportazioni causato dalla peste suina. Ho portato la questione in commissione politiche agricole della Conferenza Stato Regioni e siamo tutti concordi nel ritenere necessario un intervento nazionale”. Lo ha detto l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi.

“La peste suina comporta un blocco alle esportazioni di carne e salumi. Nella UE vige la logica della regionalizzazione, ossia lo stop alle importazioni solo dalle zone colpite e quindi al momento la Lombardia non è coinvolta. Con i paesi extracomunitari però basta un solo capo infetto per bloccare l’arrivo di carne suina da tutta Italia. Cina, Giappone e Taiwan lo hanno già fatto, ma restrizioni arriveranno anche da altri Paesi. Per questo occorre agire immediatamente per scongiurare un danno economico enorme a tutta la filiera" conclude.


La Lombardia con i suoi 75 prodotti tutelati è la terza regione italiana per valore economico generato da cibo e vini Dop e Igp, con un impatto complessivo da 2 miliardi e 73 milioni di euro per il 2020.È quanto emerge dall’analisi del “Rapporto Ismea-Qualivita 2021 sulle produzioni agroalimentari e vitivinicole DOP IGP STG”. Nella top 20 delle province italiane spiccano anche tre realtà della nostra regione: Brescia al sesto posto, Mantova all’undicesimo e Sondrio al ventesimo.

“I dati consolidati del 2020 testimoniano come la Dop economy sia trainante per l’economia e possa essere un valore aggiunto per tutta la filiera. C’è una lieve flessione rispetto al 2019, ma se si calcola che il 2020 è stato l’anno in cui è scoppiata la pandemia, si può notare come il comparto abbia retto e si sia confermato come una delle colonne portanti della nostra economia” ha dichiarato Fabio Rolfi, assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia.

“Nel comparto cibo siamo al secondo posto nazionale e al primo in quello dei formaggi, grazie alle nostre grandi Dop casearie conosciute in tutto il mondo. Ricordo che la Lombardia, prima regione agricola d’Italia, è anche ricca di produzioni che escono dal circuito delle indicazioni geografiche. L’impegno della Regione è quello di proseguire nel lavoro di valorizzazione e di legame indissolubile tra agroalimentare e territorio” aggiunge l’assessore. “Stiamo entrati nella top 10 anche delle regioni vitivinicole italiane. I nostri vini sono sempre più conosciuti e apprezzati nel mondo e grazie all’enoturismo possono essere sempre più una risorsa per il territorio che rappresentano”.

Sono 9.598 gli operatori lombardi delle filiere Dop e Igp: 5.686 nel campo del cibo e 3.912 in ambito vinicolo. Brescia con 697 milioni di euro (440 milioni per il cibo e 257 per il vino) è al sesto posto nazionale totale (al quarto nel cibo); Mantova con 456 milioni di euro (438 per il cibo e 18 per il vino) di valore alla produzione si posiziona all’undicesimo posto (al quinto nel comparto cibo) e figura nella top 20 anche Sondrio con 247 mln (232 per il cibo e 15 per il vino)

“L’analisi di Ismea e Fondazione Qualivita è chiara: la strategia vincente è quella di puntare forte a livello comunicativo sul concetto di Made in Italy, sulla sostenibilità ambientale delle filiere e sulla sicurezza alimentare che i nostri prodotti sanno garantire, anche per tutelare salute e benessere delle persone. Aspetti che saranno sempre più centrali nelle scelte dei consumatori, sia in Italia che all’estero, e che dobbiamo salvaguardare da alcune folli scelte di Bruxelles” conclude Rolfi.


“Gli agricoltori che hanno aziende all’interno del Parco del Ticino non possono aspettare anni per avere i risarcimenti. Chi ha una impresa agricola vuole lavorare e non ha tempo di rincorrere burocrazia e responsabilità istituzionali. I cinghiali stanno creando danni enormi all’agricoltura e la loro proliferazione sta azzerando in alcuni casi la redditività. Scrivo da anni ai ministri che hanno competenza in materia. Oggi ho inviato un ulteriore sollecito ai ministri Patuanelli e Cingolani. Mi auguro che finalmente il grido d’allarme delle imprese pavesi arrivi a Roma”. Lo ha detto l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi che oggi ha inviato una comunicazione ai ministri dell’Agricoltura e della Transizione ecologica.

“Ho letto che una quindicina di aziende agricole all'interno del Parco sta aspettando ristori per oltre 200 mila euro. Il governo deve immediatamente sbloccare una vicenda che si trascina oramai da troppo tempo senza esiti. Nonostante, infatti, la questione dei danni da fauna selvatica sia un tema delicato e complesso di rilievo nazionale, non si è ancora giunti alla formalizzazione del decreto interministeriale con le modalità di concessione degli aiuti per gli indennizzi dei danni provocati da animali protetti, finalizzato a consentire rimborsi oltre il de minimis” aggiunge Rolfi, che poi analizza i dettagli tecnici.

“Lo schema di decreto è stato già notificato alla Commissione Europea, l’ultima decisione risale al 21 novembre 2019, e discusso in Conferenza Unificata in data 24 ottobre 2019, ma il suo iter non si è ancora concluso, giacendo da oltre due anni in attesa di una formalizzazione, condizione necessaria per l’applicazione del regime di aiuto di stato che consente il ristoro completo dei danni. Ai ministri ho ribadito la massima urgenza del provvedimento, anche considerando il momento che stiamo affrontando, in cui dobbiamo mettere in campo tutti gli strumenti possibili per uscire dal grave stato di crisi. Il governo deve aiutare le imprese, non ostacolarle” conclude.


Riprendono le immissioni di trota e coregone lavarello in Lombardia

In Lombardia riprendono le immissioni di Coregone lavarello, Trota iridea, Trota fario atlantica, Trota fario mediterranea, Temolo e Salmerino alpino. Grazie all'emendamento alla finanziaria presentato dal senatore Simone Bossi si è sbloccata la situazione. In attesa del tavolo tecnico nazionale, abbiamo deciso di procedere per salvaguardare la pesca sportiva e professionale dei nostri laghi". Lo ha detto l'assessore regionale lombardo all'Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi in merito al decreto della Regione Lombardia.

 

"Proseguirà ovviamente il lavoro di confronto con Ispra e con il ministero e presenteremo tutti gli studi per fare in modo che venga riconosciuta la definitiva possibilità di immettere specie che sono presenti in Lombardia da secoli" aggiunge l'assessore.

 

"Il coregone lavarello e la trota rappresentano per la Lombardia un indotto economico di diversi milioni di euro. Pesca, ristorazione, commercio, turismo. Tutti settori che avrebbero risentito in maniera pesante di un ulteriore blocco delle immissioni. In attesa di una scelta definitiva del ministero, che arriverà al termine di un lungo percorso istituzionale, abbiamo dato al nostro territorio la risposta più adeguata" conclude Rolfi.


Aviaria non crea pericoli all'uomo. Introdurre vaccino contro malattia

“L’aviaria non crea alcun pericolo per l’uomo. Chi, come il consigliere Verni, dice il contrario fomenta un allarmismo ingiustificato e crea ulteriori danni alla filiera avicola italiana. Una eccellenza che soddisfa l’intero fabbisogno nazionale e che esporta all’estero prodotti di alta qualità e sicurezza alimentare. In Lombardia il settore conta 1.200 allevamenti e 25 milioni di capi allevati”. Lo ha detto l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi in merito alla situazione sulla aviaria in Lombardia.

“In Lombardia su 56 focolai di aviaria registrati sono 41 quelli già estinti. Criticare la Regione per la diffusione di una malattia che è presente in natura e che torna ciclicamente significa non conoscere la materia o peggio ancora strumentalizzarla. Proporre poi di combatterla limitando la caccia, come fa il consigliere Verni, è sinonimo di una visione ideologica che poco si sposa con le esigenze delle imprese lombarde. Tra l’altro ricordo che abbiamo già bloccato lo spostamento dei richiami vivi come richiesto dal ministero. Credo sia giunto il momento anche per l’Italia di introdurre il vaccino contro l’aviaria. Lo sta già facendo la Francia in maniera strutturata e anche noi dobbiamo intervenire per una profilassi diffusa contro questa malattia” aggiunge l’assessore.

“La filiera avicola è eccellenza italiana nel mondo. Va tutelata con ristori e investimenti, non attaccata. Servono soluzioni concrete per arginare la fauna selvatica, vettore della malattia, e aiuti alle imprese. La Regione negli ultimi anni ha dato 2 milioni di euro a 76 allevamenti avicoli per investimenti in biosicurezza, mentre chi la critica si è limitato parlare a vanvera di cose che non conosce” conclude Rolfi.


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