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“Chiederemo al nuovo governo di bloccare la riforma Agea approvata da Gentiloni. Un provvedimento non condiviso con le Regioni e che va nella direzione opposta rispetto alla valorizzazione delle esperienze virtuose, partendo da quella lombarda”. Lo ha detto Fabio Rolfi, assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia in merito alla decisione del Consiglio dei ministri di dare il via libera al decreto legislativo attuativo della legge delega 154/2016, relativo al riordino di Agea, l'agenzia che gestisce erogazione e rendicontazione di tutti i fondi comunitari dedicati al settore primario.

“È una forzatura centralista che penalizza chi lavora bene, come ha già avuto modo di sottolineare anche il presidente del Veneto, Luca Zaia. Questa riforma agevola le Regioni inefficienti e arretrate sotto il profilo dei pagamenti e rischia di peggiorare ulteriormente il servizio che viene erogato agli agricoltori lombardi. Da tempo aspettiamo l’allineamento dei sistemi informatici di Agea e della Regione, per cui confidiamo nel prossimo governo affinché vengano bloccati i colpi di coda dell’ormai delegittimato esecutivo Gentiloni. Questa imposizione di un carrozzone romano sul buongoverno lombardo è controproducente e deve essere fermata” conclude Rolfi.


“Stamattina in accordo con il sindaco di Bienno ho lanciato il Patto della Valcamonica, un tavolo periodico costante con tutti gli attori di montagna camuni per pianificare insieme priorità, programmi e interventi migliorativi”. Lo ha detto Fabio Rolfi, assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia, che questa mattina è stato a Bienno e Breno per visitare le aziende agricole e le realtà associative della Val Camonica.

“Il tavolo che sarà formalizzato si riunirà a Bienno e sarà da me presieduto. Vogliamo concordare priorità è modalità di intervento per esigenze specifiche per l’agricoltura nelle zone montane come la Vallecamonica. Se il modello funziona intendo anche esportarlo altrove” aggiunge l’assessore.

“Regione Lombardia deve risintonizzarsi con territori come questo e deve dare di più. L’agricoltura di montagna ha bisogno di attenzioni specifiche. Ha caratteristiche diverse rispetto all’agricoltura di pianura; è di prossimità ed è votata al turismo.  Va valorizzata sia nell’ottica della specificità locale che della promozione dei prodotti agroalimentari. Regione Lombardia vuole giocare questa partita perché difendere i nostri prodotti significa difendere il lavoro e promuovere una alimentazione sana” conclude Rolfi.


“Per il sindaco del Pd la moschea abusiva in via Bonardi esiste solo “a mio dire”. Le immagini dell’inizio del Ramadan lo sbugiardano. Ogni venerdì si riuniscono per pregare centinaia di islamici, tra cui fino a poco tempo fa anche il papà assassino di Sana Cheema. Di donne nemmeno l’ombra. Questa moschea abusiva c’è dal 2012 e ovviamente non era stata autorizzata dalla giunta di centrodestra, altra menzogna propinata da Del Bono. Anzi, noi avevamo fatto una ordinanza di ripristino della destinazione d’uso, poi sospesa dal Tar. Dal 2015 esiste una legge regionale con relativa circolare che consente ai sindaci di mettere i sigilli ai luoghi di culto non previsti dal piano di governo del territorio. Del Bono in questi ultimi tre anni avrebbe potuto chiudere questa moschea abusiva e non l’ha fatto. Una scelta politica di cui pagherà le conseguenze. Quando sarò sindaco di Brescia penserò io a chiuderla”. Lo ha detto Paola Vilardi, candidato sindaco di Brescia per il centrodestra che ha pubblicato su Facebook le immagini che girate da alcuni cittadini in via Bonardi a Brescia.

Sul tema è intervenuto anche Fabio Rolfi (Lega), assessore regionale ed ex vicesindaco di Brescia: “Il consulente urbanistico che ha permesso l’apertura di moschee abusive in città è un architetto del Pd. Il sindaco che per cinque anni ha fatto finta che il problema non esistesse è del Pd. Ora è tempo di cambiare. Come Regione Lombardia metteremo a disposizione di Paola la nostra struttura giuridica e tecnica per aiutarla nell’obiettivo moschee zero. Vilardi potrà chiudere definitivamente questo luogo clandestino di culto frequentato anche da fanatici islamici come il papà di Sana. La sinistra a Brescia ha fallito: hanno accolto gli estremisti del Qatar e hanno lasciato aperte le moschee abusive. Queste immagini sono i titoli di coda di Del Bono”.

“Da presidente di circoscrizione avevo denunciato la situazione e mi ero battuto insieme ai residenti. Ora rinnoviamo l’impegno per chiudere questa moschea abusiva” conclude il capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale Mattia Margaroli.


“La commissione europea dimostra ancora una volta di essere poco lungimirante, tagliando fondi a un settore strategico per il futuro come l’agricoltura”. Lo ha detto Fabio Rolfi, assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia, in relazione alla proposta della Commissione europea sul nuovo quadro finanziario della UE che prevede un taglio delle spese destinate all'agricoltura.

“Il budget destinato alla Politica agricola comune (Pac) non deve subire tagli. Faccio appello a tutti gli europarlamentari italiani, a quelli lombardi in particola modo, affinché facciano fronte comune” ha aggiunto Rolfi. “In un periodo storico in cui l’agroalimentare rappresenta una importante leva di crescita e sviluppo, servono più risorse da investire. Questa partita va presidiata con attenzione perché in gioco c’è il futuro delle nostre aziende agricole anche con riferimenti alle modalità di riparto delle risorse della nuova programmazione Psr. Occorre contenere lo sbilanciamento verso est da tempo in corso a livello comunitario e difendere la vocazione di sostegno alla produttività agricola dei fondi europei. L’irresponsabilità di chi impedisce di fare un governo, unita al fatto che da oltre due mesi ormai non abbiamo un ministro all’agricoltura, rischia di esporre il comparto italiano a grossi rischi”.


“Sul tema della fauna selvatica il Pd si dimostra poco serio e con posizioni schizofreniche. Non serve mangiare le nutrie, ma servono meno vincoli per permettere il loro contenimento. Nei prossimi giorni consegnerò ai parlamentari lombardi un dossier con proposte di modifiche normative volte ad affrontare il problema. In una regione con 34 prodotti Dop e Igp proporre di inserire le nutrie nella ristorazione è un danno a tutto il comparto agroalimentare”. Lo ha detto Fabio Rolfi, assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia.

“Ricordo che il Pd ha impugnato la legge lombarda sul contenimento della fauna selvatica e che proprio le modifiche normative nazionali dei governi di centrosinistra mettono a rischio l’attività di tanti volontari come agricoltori e cacciatori. Da anni, tra l’altro, chiediamo al governo di svincolare 1 milione di euro per la lotta al randagismo, per poterlo utilizzare anche per incentivare le azioni di contenimento della nutria, ma la risposta è stata sempre negativa” ha aggiunto l’assessore regionale.

“In aggiunta a Roma modificando su input del PD la legge nazionale, hanno di fatto equiparato le nutrie ai ratti, complicandone di molto l’eliminazione. Al di là delle uscite strampalate dei sindaci di sinistra, sono i lacci burocratici romani a rendere complicato il contenimento delle nutrie. I danni causati dalla fauna selvatica, non solo all’agricoltura, ma anche alla sicurezza delle persone, sono un’emergenza da affrontare. Ci vuole meno ideologia sul tema ed è necessario garantire alle Regioni più libertà d’azione per programmare la gestione del problema. Per questo serve un’azione collegiale di tutta la politica lombarda” conclude Rolfi.


“L’avevamo annunciato e l’abbiamo fatto. Ho riunito oggi a Palazzo Lombardia il tavolo regionale sul latte. Partecipano tutti gli attori della filiera, dagli agricoltori ai trasformatori fino ai rappresentanti della grande distribuzione. Vogliamo analizzare bene la situazione relativa al prezzo del latte e trovare soluzioni condivise. Il tavolo non è uno spot, ma un progetto permanente che prevederà anche sessioni tecniche”. Lo ha detto Fabio Rolfi, assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi.

“Ci siamo posti l’obiettivo di varare un piano comunicazione per difendere l’importanza del latte e promuovere le sue proprietà nutritive. È necessario contrastare tutte le fake news sulla insalubrità di questo alimento. Intendiamo poi lavorare sui progetti di filiera per valorizzare la risorsa latte nei periodi eccedenza di produzione, studiando nuove possibilità di trasformazione in prodotti che siano appetibili sul mercato. Un lavoro fondamentale che costruiremo in vista dei nuovi bandi sui progetti di filiera che usciranno a giugno” ha aggiunto Rolfi.

“Intendiamo infine costruire seri percorsi finalizzati a coprire nuovi mercati che possano favorire sbocchi per le produzioni in eccesso. Su questo il prossimo tavolo in sede tecnica studierà un piano operativo che dia concretezza a questa proposta e non solo un obiettivo teorico” conclude l’assessore.


“Accogliamo con favore la proposta di Matteo Salvini di istituire un ministero al Cibo e al Made in Italy. Un’unica regia per governare la filiera del cibo è vitale per valorizzare la grande attrattività della nostra produzione agroalimentare, sempre più apprezzata e ricercata a livello mondiale. Proprio per questo motivo la Lombardia è stata la prima Regione a dotarsi di un assessorato al cibo, unendo le deleghe all’agricoltura e all’alimentazione. Siamo stati precursori anche in questo”. Lo ha detto Fabio Rolfi, assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia. “La filiera agroalimentare lombarda si augura che si formi presto un governo con il ministero al cibo e al turismo che sia pienamente operativo. C’è la necessità di battere i pugni in Europa per difendere le nostre produzioni, combattere le falsificazioni dei prodotti italiani, presidiare le politiche europee su etichettatura di origine e in materia di Pac. Dobbiamo cogliere con forza e lungimiranza il momento di grande fermento verso l’agroalimentare ed è per questo che il ministero al cibo è una priorità” ha concluso Rolfi.


“La vigente formulazione sul contenimento della fauna selvatica risale a un quarto di secolo fa. Non è più adeguata a rispondere alle attuali esigenze gestionali di ungulati come capriolo, cervo, daino e in particolare cinghiale e di altre specie di mammiferi e uccelli invasive, sia autoctone che alloctone. Deve essere cambiata. In Lombardia sono in continuo aumento i danni alle produzioni zoo-agro-forestali e ittiche, problematiche di ordine igienico-sanitario, impatti sulla circolazione stradale, con rischi elevati per la stessa incolumità umana”. Lo ha scritto Fabio Rolfi, assessore regionale all’agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi ai deputati e ai senatori lombardi in una missiva con cui chiede modifiche legislative nazionali. “L’attività di controllo fatta dagli operatori volontari è prevista dalla norma regionale ma non da quella nazionale. Un vulnus normativo che sta generando problemi di natura legale e che va risolto. I volontari che fanno un servizio di pubblico interesse devono poterlo fare in un regime di sicurezza normativa”.

Inoltre, la vigente formulazione sulla vigilanza venatoria fa riferimento a un’allocazione delle funzioni in materia di caccia, oggi totalmente mutata e che ha innescato una serie di problematiche, tra le quali va annoverata anche l’oggettiva difficoltà nel coordinamento dell’attività di vigilanza tra i diversi livelli istituzionali (Regioni da un lato e Province/Città metropolitane dall’altro). La modifica di questo articolo si rende, pertanto, necessaria per assicurare la continuità dei servizi di vigilanza faunistico-venatoria presso le Regioni, amministrazioni cui ora competono tali funzioni.

“Serve chiarire, alla luce della sentenza della corte costituzionale inerente la legge del Veneto, che le regioni in seguito alla riforma Del Rio hanno competenze in materia di vigilanza ittico - venatoria, al fine di garantire stabilità agli agenti con la connessa qualifica di Pg e poter programmare un servizio adeguato di vigilanza necessario anche per il contenimento della fauna selvatica” aggiunge Rolfi.
“La Regione Lombardia è impegnata ad attuare la legge regionale sul contenimento della fauna, individuando le zone idonee e non idonee alla presenza del cinghiale. È un passaggio fondamentale per regolare l’attività di controllo e intensificarla nelle zone dove si riscontrano più danni all’agricoltura e più rischi per l’incolumità umana. Siamo in costante contatto con le associazioni venatorie e con il mondo agricolo ed entro metà giugno la delibera andrà in giunta”.

“Chiedo anche l’impegno a creare un fondo straordinario nazionale per il contenimento della nutria, dedicato a finanziare i piani regionali di contenimento. C’è un precedente, ossia il fondo creato per la lotta al randagismo che in Lombardia ha portato alla soluzione del problema. Lo stesso meccanismo deve essere replicato per la nutria. Lo chiediamo da tempo come Regione Lombardia e lo ribadiamo ai parlamentari lombardi affinché si facciano carico di una istanza diffusa sul territorio e assolutamente bipartisan” conclude l’assessore lombardo.


“Sono qui per capire cosa può fare la Regione per aiutare in maniera concreta gli imprenditori dell’agroalimentare, un comparto che rappresenta un’eccellenza per la Lombardia e che le istituzioni devono valorizzare di più”. Lo ha detto l'assessore all'Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia, Fabio Rolfi, che si è recato oggi in provincia di Cremona per visitare tre aziende: la ProSus di Vescovato, il consorzio Casalasco del pomodoro a Rivarolo del Re e il pastificio Iris Bio di Casteldidone.

“Queste realtà rappresentano un modello di filiera del territorio che vogliamo promuovere perché valorizza i prodotti della terra lombarda ed è fortemente votato all’export. Difendere e diffondere il Made in Italy è fondamentale per la nostra economia perché conferisce valore ai nostri prodotti e sostiene la redditività delle imprese agricole. Per questo motivo è necessario che la politica a livello nazionale intervenga per difendere i nostri prodotti, partendo dalla etichettatura d’origine fino ad arrivare a togliere le assurde sanzioni alla Russia che stanno privando le nostre aziende di una importante fetta di mercato consegnandola alle economie orientali” conclude Rolfi.


Le precipitazioni copiose dei giorni 18 e 19 marzo 2018 sul territorio della provincia di Mantova hanno provocato danni alle infrastrutture a servizio dell’agricoltura ricadenti nei comuni di Carbonara di Po, Schivenoglia, Sermide, Borgofranco sul Po, Gonzaga, Pegognaga e San Benedetto Po. In particolare le piogge registrate dalle stazioni pluviometriche del Consorzio di Bonifica “Terre dei Gonzaga in Destra Po” hanno fatto segnare valori eccezionali con una media di circa 40 mm. Oggi la Regione Lombardia ha approvato una delibera per delimitare i territori danneggiati e inoltrare al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali la proposta di declaratoria dell’eccezionalità dell’evento in quanto si ritiene che ricorrano le condizioni obiettive tali da giustificare il riconoscimento di eccezionalità dell’evento stesso. Il D.lgs 102/2004 prevede infatti che possono essere adottate misure volte al ripristino delle infrastrutture connesse con l’attività agricola con onere della spesa a totale carico del fondo di solidarietà Nazionale.

“I danni riguardano i canali di bonifica e irrigazione di competenza del Consorzio di Bonifica “Terre dei Gonzaga in Destra Po”. I tecnici dell’Utr hanno rilevato danni per 333.300 euro, in particolare per il cedimento verso il canale delle scarpate e per l’ostruzione dei canali stessi” ha detto Fabio Rolfi, assessore regionale all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi, che ha portato la delibera in Giunta.

Le modalità di intervento per il ripristino della funzionalità delle opere danneggiate prevedono:
- sgombero dall’alveo del materiale franato; regolarizzazione della sponda interessata dal franamento fino a raggiungere il piano di scorrimento della frana, nonché scavo a quota scorrimento per formazione cassonetto di fondazione;
- riempimento della fondazione e ricostruzione della sponda del canale con sagoma originale, mediante fornitura e posa di pietrame ciclopico delle prealpi;
- ricarico di cordoli ben compattati, per la ricostruzione della sponda del canale, utilizzando terreno naturale.

“La sentenza della Corte costituzionale suscita grande interesse. La scelta del Veneto è da approfondire anche in Lombardia per garantire maggiore efficacia ad attività come il contrasto della fauna selvatica e il contenimento dei relativi danni. È un modo per ridare prospettiva a un settore decapitato dalla sciagurata riforma Delrio. Nel frattempo auspico in sede nazionale una modifica alla legge 157 per riconoscere anche in ambito normativo e non solo gurisprudenziale alla Regione l’attività ittico-venatoria”. Lo ha detto Fabio Rolfi, assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia in merito alla recente sentenza della Corte costituzionale, che promuove la scelta del Veneto di istituire il Servizio di vigilanza regionale in materia di fauna, pesca e ambiente e di inquadrare sotto un'unica gestione regionale il personale delle Polizie provinciali.

I giudici della Consulta hanno respinto il ricorso del Governo, che aveva contestato l’invasione della competenza statale esclusiva in materia di ‘ordine pubblico e sicurezza’. E hanno confermato la validità della scelta della Regione Veneto che ha istituito il Servizio regionale di vigilanza, che riunisce guardie provinciali e ispettori in un unico corpo diretto e organizzato dalla Regione con compiti di vigilanza in materia ambientale, agroalimentare, faunistico-venatoria e ittica.

“In particolare, la Corte ha confermato come gli agenti dei corpi di Polizia provinciale trasferiti alla Regione possano confermare la qualifica di ‘agente di polizia giudiziaria’. Sono l’unica figura professionale autorizzata, nell’organico della Regione, a portare un’arma e ad avere poteri di indagine, perquisizione, sanzione e arresto” conclude Rolfi.


Stamattina al convegno promosso da Assofloro Lombardia. C’è la necessità di trovare modalità diverse di assegnazione degli appalti pubblici sul verde urbano perché il criterio del massimo ribasso punisce le aziende lombarde, favorendo spesso realtà che non lavorano sulla qualità. Le nostre città hanno bisogno di spazi verdi all’altezza. Su questo sono pronto a impegnarmi insieme ai rappresentanti del settore.


“Abbiamo promosso un tavolo regionale con i rappresentanti del mondo avicolo per elaborare iniziative in favore delle aziende colpite dal problema dell’aviaria”. Lo ha detto Fabio Rolfi, assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi che stamattina ha presieduto il tavolo. Il settore avicolo in Lombardia comprende 2.139 allevamenti con circa 31 milioni di capi.

“Abbiamo avviato il monitoraggio della fauna selvatica per verificare la dislocazione degli esemplari vettori della malattia, come gli uccelli acquatici, e avere una mappatura delle zone a rischio. Questo permetterà di evitare gli errori del passato e di programmare bene gli interventi. Abbiamo riscontrato la necessità di una campagna informativa in sostegno alla bontà di un settore che in Lombardia produce il 106% del fabbisogno ed è dunque votato all’export e che ha un utilizzo di antibiotici inferiore dell’80% rispetto alla media europea. Intendiamo tranquillizzare il consumatore e fornire giuste notizie sull’alta qualità carne avicola lombarda. Promuoveremo come Lombardia una rete tra le Regioni per intraprendere azioni comuni e fare massa critica sul ministero per interventi in caso di necessità. Siamo pronti anche a garantire risorse e a promuovere una modifica al PSR per incentivare interventi strutturali in aree a rischio e garantire la biosicurezza” ha aggiunto l’assessore.

 “Siamo in attesa del decreto ministeriale in attuazione del dl 102/04 che potrebbe rappresentare una iniezione di risorse in sostegno alle aziende colpite in maniera indiretta. In quel caso la Regione è pronta a mettere risorse proprie per aiutare un settore che è il fiore all’occhiello della produzione zootecnica lombarda e in cui la nostra regione è leader nazionale. Intendo sollecitare il futuro ministro affinché sia parte attiva in Europa ed accelerare le procedure di riconoscimento dei danni indiretti e garantire risorse alle aziende danneggiate. Siamo in attesa di risposte europee che devono essere più celeri. Su questo il governo deve darsi una mossa” conclude Rolfi.


Dopo tre anni di lavori è stata ultimata un'opera strategica per ridurre il rischio di alluvionamenti nei territori di Offlaga e Dello e conseguentemente in altri Comuni della bassa bresciana: un nuovo sistema di canali scolmatori verso il fiume Mella che Regione Lombardia ha interamente finanziato con 1,5 milioni e che i Comuni di Offlaga e Dello hanno portato a realizzazione partendo dall'acquisizione di aree fino alla definiva apertura dei canali. Quest’opera permetterá di utilizzare in maniera intelligente la risorsa acqua ed evitarne la dispersione.


“Sulla applicazione della legge-obiettivo cinghiale ha pesato l’impostazione centralista del Governo, che all’indomani dell’approvazione da parte del Consiglio regionale l’ha pretestuosamente impugnata avanti la Corte costituzionale. La gestione delle emergenze, cinghiale e nutria su tutte, affrontate tempestivamente dalla Regione Lombardia con due leggi, è stata perciò intralciata dal partito che oggi ci rimprovera di essere inattivi: lo stesso partito che in parlamento ha rigettato un emendamento, proposto dalle Regioni più virtuose, tra cui la Lombardia, per snellire le procedure per il controllo della fauna selvatica con l’inserimento della figura dell’operatore abilitato al controllo faunistico”. Lo ha detto Fabio Rolfi, assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi in merito alle critiche avanzate dalla minoranza in Consiglio regionale sull’abbattimento dei cinghiali.
“Le polemiche politiche non mi interessano. Io voglio risolvere il problema. La Regione Lombardia è perfettamente consapevole delle problematiche causate dal cinghiale e dell’importanza di dare rapida attuazione alla legge. Siamo già al lavoro per l’adozione dei primi due atti applicativi, in particolare quello finalizzato alla suddivisione del territorio regionale in aree idonee e non idonee alla presenza del cinghiale, su cui verranno disposti gli interventi di controllo e abbattimento, anche con la caccia. È stato perfezionato un documento tecnico che, ai primi di maggio, sarà base di confronto, anche per raccogliere osservazioni” ha concluso Rolfi. “Altro passaggio è quello sulla valorizzazione della carne di cinghiale. Promuoveremo una filiera lombarda che possa trasformare in valore aggiunto ciò che ora è percepito come problema”.


Anche per la campagna vitivinicola 2018/2019 la Regione Lombardia attiverà la misura della ristrutturazione e riconversione dei vigneti, prevista dal Piano Nazionale di Sostegno (PNS). La riunione di giunta di questa mattina ha approvato lo stanziamento di 6 milioni di euro rivolti alle imprese agricole che si trovano nelle zone di produzione dei vini a denominazione di origine o a indicazione geografica.
“Grazie a questi fondi finanzieremo la riconversione varietale, anche mediante il sovrainnesto, una diversa collocazione o il reimpianto di vigneti e il miglioramento delle tecniche di gestione dei vigneti. Sono risorse vitali per il comparto, che in Lombardia è proiettato verso il biologico. I vini lombardi sono apprezzati in tutto il mondo. L'export nel 2017 ha fatto registrare il record di 270 milioni e 360 mila euro, con un +4,2% sul 2016” ha dichiarato Fabio Rolfi, assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia.
“Vogliamo aiutare in particolar modo i giovani imprenditori del settore e chi produce con il metodo biologico a sviluppare la propria iniziativa. La qualità del vino lombardo è riconosciuta in tutto il mondo, ma ci sono importanti fette di mercato da conquistare. Intendiamo essere al fianco dei viticoltori in questa sfida” conclude Rolfi.


“Brescia ancora una volta diventa nota per la violenza islamica contro le donne. Siamo una delle città italiane con la più alta concentrazione di musulmani. Oggi abbiamo visto quale è la vera faccia dell’Islam. Serve un approccio diverso, sia a livello locale che a livello nazionale, sul tema dell’immigrazione. Con una amministrazione di centrodestra trainata dalla Lega, la nostra città uscirà dalla rete sprar per evitare di mantenere altri falsi profughi. Chiuderemo le moschee abusive, partendo da via Bonardi e viale Piave. Porremo fine a qualsiasi politica assistenzialista nei confronti dell’immigrazione voluta dalla giunta Del Bono e dal Pd, che ha portato a una impennata di cittadinanze concesse con tanto di festicciole e pasticcini. I familiari di Sana avevano purtroppo ottenuto la cittadinanza italiana, dimostrazione di come la legge vada resa più restrittiva e non ammorbidita”. Lo ha detto Fabio Rolfi (Lega - Salvini Premier), assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi.


“Quando il sindaco Del Bono parla di moschee è credibile tanto quanto Renzi che promette di ritirarsi dalla politica. Gli ricordo infatti che il suo assessore Fenaroli è andato ad accogliere in pompa magna gli estremisti islamici del Qatar plaudendo e ringraziandoli per i loro finanziamenti finalizzati a una nuova maxi centro islamico in zona fiera. Il sindaco non solo non ha preso le distanze, ma anche pensato bene di ricandidare Fenaroli nelle sue liste”. Lo ha detto Fabio Rolfi (Lega), ex vicesindaco di Brescia e ora assessore regionale.
“Quando un sindaco, dopo cinque anni, dà colpe ai suoi predecessori significa che ha fallito in partenza. In questo caso c’è anche l’aggravante della menzogna. Il centrodestra ha fatto di tutto per chiudere le moschee abusive, ma all’epoca era stato il Tar a bloccare le nostre ordinanze. Ora c’è una nuova legge regionale che permette di mettere i sigilli. Sappiamo tutti che Del Bono non lo fa perché dietro l’apertura di questo centro islamico abusivo ha lavorato un architetto del Pd. Paola Vilardi si era battuta con me su questo tema e mi fa piacere che sia tornata sulla questione” conclude Rolfi.


“La scelta di non acquistare più grano canadese effettuata da Barilla è importante sia sotto il profilo economico che sotto l’aspetto simbolico. Dobbiamo lanciare segnali forti in difesa del grano italiano. Non possiamo più accettare che per produrre pasta in Italia venga utilizzato grano canadese trattato in preraccolta con il glifosato, pratica vietata nella nostra nazione”. Lo ha detto Fabio Rolfi, assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia. “Il parlamento italiano ora deve bloccare la ratifica del Ceta, l'accordo di libero scambio tra Europa e Canada, che a livello europeo è approvato in modalità provvisoria. Sarebbe bello se lo facesse all’unanimità. Oltre al danno economico per le nostre aziende, non possiamo permettere che in fase di importazione arrivino in Italia prodotti coltivati all’estero con metodi vietati sul nostro territorio. Ne va della qualità del cibo che mangiamo” conclude Rolfi.


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